Il grido delle pmi

“Margini ridotti, investimenti e assunzioni ferme. Intervenire”. Parla il presidente di Confapi

Gianluca De Rosa

Cristian Camisa chiede un intervento del governo per aiutare le piccole e medio imprese che stanno scontando gli effetti della guerra in medio oriente sul costo di energia e trasporti: "Sono soldi che se non si spendono ora, sarà necessario spendere dopo per gli ammortizzatori sociali", dice

. “Al governo chiediamo subito di varare un nuovo credito di imposta che aiuti le piccole e medio imprese energivore ad affrontare l’aumento del costo dell’energia indotto dalla crisi internazionale. Sappiamo che la coperta è corta, ma sono soldi essenziali che se non si spendono ora andranno impiegati dopo per gli ammortizzatori sociali. La situazione è molto critica. Le stime sulle riduzioni delle marginalità delle pmi sono importanti. Si rischiano chiusure e licenziamenti”. Cristian Camisa, presidente di Confapi, l’associazione di categoria delle piccole e medio imprese del settore privato, non ci gira troppo intorno: la guerra in medio oriente sta colpendo duramente le imprese. “Nelle ultime due settimane – dice al Foglio – abbiamo avuto un incremento  molto importante del costo dell’energia, a cui va sommato un incremento  dei costi logistici e dei trasporti, perché  l’80 per cento delle merci essenziali viaggia su gomma. Tutto questo sta mettendo in seria difficoltà le nostre pmi industriali che lavorano a media tensione e in alcuni casi sono  energivore”. Camisa ha anche alcuni dati da offrire per spiegare meglio la situazione: “Abbiamo fatto un’indagine interna proprio negli ultimi giorni e le aziende ci hanno risposto che prevedono una riduzione della marginalità dovuta a questi shock tra  il 2 e il 5 per cento. Questo significa, soprattutto per le aziende che non hanno una  marginalità elevata, che si può prospettare un momento di difficoltà  serissimo. Un’azienda su due – prosegue Camisa – ha rinviato gli investimenti e quattro su dieci hanno  bloccato le assunzioni”.

 

E d’altronde la crisi internazionale si somma alle difficoltà per le pmi generate dai dazi americani. “Oltre il 45 per cento delle nostre aziende sono esportatrici e il nuovo  sistema di dazi flat degli Stati Uniti è stato ancora più penalizzante di quello precedente, favorendo Cina, India e Brasile che avevano inizialmente dazi  più elevati e ora avranno dei vantaggi  marginali”.  Qual è il vostro auspicio? “Innanzitutto serve un credito d’imposta per le pmi energivore che possa calmierare gli aumenti che con difficoltà si riescono a condividere con le aziende clienti, che molto spesso sono capo filiera e hanno una forza contrattuale maggiore”. L’altra richiesta del presidente delle pmi è la stessa che fa Confindustria: la revisione dell’Ets, il mercato europeo dei diritti ad emettere che contribuisce all’aggravio dei costi in bolletta per le aziende. “Su questo – dice Camisa – il mondo industriale è compatto. E anche il governo ci sta seguendo. E’ necessario che l’Europa ascolti questa richiesta con una sospensione, o almeno un allentamento, del sistema: è un  dazio autoimposto che aumenta il gap di competitività con gli altri paesi, soprattutto asiatici”. Interventi che secondo Camisa sono necessari per evitare fallimenti e licenziamenti. “Il rischio – dice – è che a breve, senza un intervento  immediato, si finisca con spendere i soldi per gli ammortizzatori sociali e compensare i mancati introiti per lo stato dai redditi delle aziende che si saranno fermate”.

 

Accanto all’emergenza, il presidente di Confapi guarda anche al futuro. E in quella direzione dice: “Questa crisi sta dimostrando ancora una volta come gli shock colpiscono prevalentemente i sistemi,  come  quello italiano, che non hanno materie prime e indipendenza energetica.  Dobbiamo assolutamente tornare al nucleare e velocizzare le procedure autorizzative per  le rinnovabili. Non è possibile che da noi ci vogliano tra i sette e i nove anni, mentre in Germania ne bastino  due o tre”. Camisa poi parla di una cosa che riguarda soprattutto le pmi: essere più resilienti attraverso la capacità di raccogliere capitali. “Le nostre pmi – dice – hanno un problema di sotto capitalizzazione. Gran parte dell’enorme risparmio privato italiano va in titoli di stato,  e va benissimo. Ma sarebbe necessario incentivare anche un investimento nell’economia reale, verso le pmi industriali, attraverso uno strumento finanziario aggregato che consentirebbe alle aziende di avere le risorse per digitalizzare e innovare, colmando il gap di produttività che ancora scontiamo”. Per incentivare gli italiani a investire i loro risparmi nel capitale delle pmi Camisa ha due proposte: “Da un lato la detraibilità dall’Irpef del 30 per cento, ma anche un’esenzione della tassazione sulle plusvalenze da questi pacchetti azionari. Questi interventi potrebbero garantire alle nostre  imprese le risorse per fare gli investimenti”. Migliorare la capacità di finanziamento delle aziende per Camisa è necessario anche per un’altra ragione: impedire la fuga dei cervelli. “Se non attraiamo capitali per le nostre  imprese, non teniamo i giovani capaci. In un’economia digitale dove la loro presenza è sempre più necessaria, serve potergli offrire salari non inferiori a quelli del nord Europa, altrimenti se ne vanno. Al governo abbiamo proposto un progetto pilota, garantendo a 5 mila neolaureati in materie Stem ed economiche che lo stipendio lordo diventi quello netto”.

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