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la scena sta cambiando

Torri tlc, Tim e Vodafone avviano una joint venture e fanno crollare Inwit

Mariarosaria Marchesano

L'accordo tra i principali operatori telefonici in Italia prevede la costruzione di circa sei mila nuove torri di telecomunicazioni nel nostro paese. Dopo l'annuncio le azioni della società Inwit, che opera praticamente in regime di duopolio con Cellnex, sono andate a picco

Milano. Quando si allarga la concorrenza in un settore succede sempre che ne soffra, almeno in una prima fase, chi fino a quel momento ha avuto una posizione dominante. Così, l’accordo strategico annunciato ieri mattina da Tim e Fastweb più Vodafone per dare vita a un nuovo operatore che costruisca fino a sei mila nuove torri di telecomunicazioni in Italia – e acceleri la diffusione del 5G nel paese – ha mandato letteralmente a picco le azioni della società Inwit, che in questo campo opera praticamente in regime di duopolio con Cellnex.

Le torri sono le infrastrutture che vengono affittate agli operatori di rete mobile che vi postano le antenne per la trasmissione del segnale. In molti casi in Europa non sono più gestite direttamente dagli operatori telefonici ma da società indipendenti specializzate, le Tower Company, che affittano lo spazio a più operatori favorendo la condivisione delle infrastrutture. Gli investitori di Inwit, probabilmente, non si aspettavano che questo mercato venisse aperto a un nuovo operatore e hanno venduto a mani basse fino a che il titolo non ha perso il 25 per cento in mattinata (per poi risalire nel pomeriggio e chiudere a –15,6 per cento). Anche Tim ha sofferto in Borsa con un calo del titolo del 5,7 per cento, nonostante i commenti tutto sommato positivi degli analisti.

Il paradosso di questa vicenda è che i fondatori di Inwit sono stati proprio Tim e Vodafone per la stessa ragione per cui oggi si alleano per dar vita a un nuovo gruppo – aperto anche a terzi – dedicato alla costruzione e alla gestione delle torri, realizzando una integrazione verticale nell’ambito della filiera delle tlc che non si vedeva da anni. Inwit nasce nel 2015 proprio come uno spin off del ramo d’azienda delle torri di trasmissione Tim–Telecom Italia, diventando il primo “tower operator” indipendente dedicato alle infrastrutture wireless. Nel 2020 entra nel capitale anche Vodafone a seguito della fusione per incorporazione di Vodafone Towers. Successivamente, però, sia Tim che Vodafone Italia (ormai passata al gruppo elvetico Swisscom) sono uscite da Inwit in seguito alle varie evoluzioni societarie che ci sono state, ma mantenendo dei contratti di servizio che oggi sono in discussione. Così si è creato un braccio di ferro sul prezzo di affitto delle torri ritenuto sensibilmente superiore alla media europea. In particolare, Swisscom potrebbe addirittura arrivare a chiedere la disdetta del contratto entro il 31 marzo se non sarà possibile rinegoziare i valori ed eliminare le attuali inefficienze. Secondo alcuni analisti, esiste il concreto rischio di un contenzioso legale che potrebbe pesare su Inwit. D’altra parte, anche la prassi di una revisione dei contratti di servizio è ritenuta rischiosa poiché rende incerti i flussi di ricavi degli operatori delle torri, in molti casi quotati. Di recente, la diretta concorrente di Inwit, Cellnex, ha rinegoziato i contratti a scadenza con Telefonica e WindTre alle stesse condizioni.

Un report di Deutsche bank, mette in evidenza che nel più ampio mercato europeo si è assistito a un aumento delle richieste da parte degli operatori di rete mobile di rinegoziare gli accordi quadro di lungo periodo (denominati Msa), con alcuni di loro che minacciano di recedere dal contratto a scadenza. Per esempio, il gruppo Zegona in Spagna ha chiesto a Vantage Towers uno sconto del 50 per cento sull’attuale pagamento per l’affitto delle torri che è di 150 milioni l’anno. Anche i clienti di Inwit, Tim e Fastweb più Vodafone ritengono di pagare troppo e sperano di ottenere prezzi migliori per il futuro. Tutto questo, però, è collegato fino a un certo punto con l’accordo annunciato ieri dalle due società italiane di creare un nuovo operatore delle torri, che è un progetto di lungo periodo non incompatibile, nel breve–medio, con la prosecuzione del rapporto con Inwit.

La morale di questa storia è che la scena sta cambiando per le società indipendenti delle torri, poiché gli operatori di tlc in mancanza di opportunità di consolidamento vedono come unica soluzione per superare l’attuale frammentazione di mercato (che abbatte i margini di guadagno) quella di avviare joint venture di carattere industriale. Tim, con l’entrata di Poste Italiane come azionista di riferimento stabile, appare propenso a seguire questo indirizzo più che a sposarsi con altre società di servizi tlc. Anche se per il futuro non si può mai sapere.

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