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lo scenario

Il Pd sull'Ets segue Sánchez e scarica Confindustria: "No alla sospensione"

Federico Giorgetti

Al vertice di Bruxelles la premier Giorgia Meloni non è riuscita a far bloccare temporaneamente il sistema europeo per i ridurre i gas serra come avevano chiesto le imprese italiane. Il premier spagnolo: "Siamo aperti per una revisione, ma non allo smantellamento". E Misiani (Pd) gli fa eco: "Gli Ets sono un meccanismo che funziona"

"Riteniamo che gli Ets debbano rimanere un pilastro nel processo di decarbonizzazione europeo, un meccanismo che è stato copiato da tante altre realtà mondiali perché ha dimostrato di funzionare", dice al Foglio Antonio Misiani, senatore e responsabile Economia e Finanze del Pd. Una posizione che segue quella del premier spagnolo Pedro Sánchez, che sin da subito si è detto contrario alla sospensione temporanea del sistema europeo per ridurre i gas serra: "Il sistema Ets è uno dei pilastri della politica climatica europea e mondiale. Noi siamo aperti ad una qualche riforma che possa adattarli a questa congiuntura, ma non certo ad un suo smantellamento. Anzi, va rafforzato".

 Ma facciamo un passo indietro: ieri al vertice europeo di Bruxelles che ha riunito i leader dei ventisette paesi europei è arrivata una mezza sconfitta politica per l'Italia della premier Giorgia Meloni, che era volata nella capitale belga per chiedere una sospensione del sistema europeo degli Ets per aiutare le imprese italiane in questa fase di grande crisi energetica, sgravandole dal pagamento delle quote in relazione alle emissioni prodotte. Il governo italiano aveva raccolto l'appello del presidente di Confindustria Emanuele Orsini, che prima della discussione sulla sospensione dello strumento aveva detto: “Il nostro è un grido d’allarme: l’industria italiana non ha sei mesi di tempo”, auspicandosi una interruzione immediata degli Ets. Ma le conclusioni del vertice hanno evidenziato un'opinione differente: “I recenti picchi dei prezzi dei combustibili fossili importati dimostrano che la transizione energetica rimane la strategia più efficace per raggiungere l’autonomia strategica dell’Europa, ridurre strutturalmente i prezzi dell’energia e garantire l’energia pulita, abbondante e di produzione interna necessaria per alimentare l’economia del futuro”. Tra i paesi che si sono opposti alla sospensione c'è il cancelliere tedesco Friedrich Merz, che ha cestinato ogni tipo di intervento strutturale su un mercato che esiste da vent'anni ed è un grande successo". Una posizione che sembra aver indirizzato i lavori del summit sul tema.

E poi, appunto, la Spagna. La decisione presa dal governo spagnolo deriva anche dal fatto che il suo paese - quantomeno rispetto all'Italia - sia parecchio avanti nell'utilizzo di energia rinnovabile. Nel 2023, infatti, oltre il 50 per cento dell'elettricità spagnola è arrivata da fonti pulite. Smontare un sistema che il suo stesso governo e il suo paesi negli anni hanno sposato parrebbe una mossa poco intelligente. Ma tanto è bastato al Pd per seguire il suo vate, anche in Europa, anche sulla politica energetica europea. Per Misiani, infatti, la sospensione è da escludere. "Siamo assolutamente contrari allo smantellamento, ma disponibili a valutare in modo pragmatico una revisione del meccanismo. Il tema - dice il senatore dem - semmai è correggerne alcune funzioni". Con una nota, il senatore ha poi spiegato la sua posizione dicendo che "addossare all'Ets la responsabilità dei costi energetici elevati è un abbaglio politico oltre che analitico. Il mercato delle quote di emissione non genera i rincari in bolletta: da due decenni abbatte le emissioni, canalizza capitali verso le energie pulite e allontana l'Europa dalla dipendenza dai fossili. Smontarlo vuol dire penalizzare chi ha già investito e riorganizzato i propri modelli di produzione e puntato sulla transizione. Vuol dire erodere quella stabilità regolatoria senza la quale gli investimenti nelle rinnovabili non decollano".

 

In ogni caso, la preoccupazione legata alla crisi energetica causata dal conflitto in Iran e dai conseguenti prezzi insostenibili, è condivisa da tutti i paesi europei. I leader hanno sollecitato la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen a presentare una serie di misure per tamponare la situazione. La presidente ha detto che "è fondamentale che le misure siano temporanee e su misura“ in questa fase, mettendo sul tavolo un piano che prevede di intervenire su tutte e quattro le componenti che determinano i prezzi dell'energia elettrica. In primis rendendo più flessibile il ricorso agli aiuti di stato per contrastare l'aumento dei costi energetici, mentre per i costi di rete è prevista una "proposta legislativa" con l'obiettivo di "migliorare la produttività delle infrastrutture". Infine una soluzione per sostenere i costi fissi decisi dai singoli stati, con l'Ue che spinge i governi a ridurre temporaneamente accise e Iva per dare respiro ai consumatori e per la tariffazione del carbonio, con un aggiornamento dei "parametri di riferimento per le quote gratuite", tenendo conto delle "preoccupazioni dell'industria".

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