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editoriali
La benzina dell'inflazione
La crisi in medio oriente, per quanto sia lontana da quella petrolifera degli anni Settanta e da quella dovuta all'invasione russa dell'Ucraina nel 2022, cambia le prospettive delle banche centrali, favorendo le condizioni per una possibile modifica della politica monetaria
Si prevede che la guerra in medio oriente porterà “un po’ più di inflazione e un po’ meno di crescita”, ha detto il governatore della Banca di Francia, Francois Villeroy de Galhau. Non poteva trovare una sintesi più efficace per descrivere l’impatto economico di una crisi con la quale anche la Banca centrale europea dovrà fare i conti e, di conseguenza, tutti i cittadini. L’aumento dei prezzi dell’energia si potrebbe tradurre in un aumento generalizzato dei prezzi al consumo nel medio termine, come ha fatto presente un altro banchiere centrale, Joachim Nagel, a capo della Bundesbank. E per quanto lo scenario sia lontano dalla crisi petrolifera degli anni Settanta e per quanto, come ha rassicurato la presidente della Bce, Christine Lagarde, lo choc economico della guerra in Iran sia diverso anche dal 2022, quando dopo l’invasione dell’Ucraina il gas arrivò a 340 euro a megawattora (oggi è a 45), di fatto si stanno creando le condizioni per una possibile modifica della politica monetaria. Secondo un’analisi di Jp Morgan Am, lo choc energetico “mette alla prova la narrativa della disinflazione”. Tutto dipende dalla durata del conflitto. Se l’interruzione del transito di petrolio e gas dallo Stretto di Hormuz è limitata, lo choc inflazionistico può essere temporaneo e, dicono gli esperti di Jp Morgan, le autorità monetarie possono sorvolare. Se, invece, sarà prolungata, l’impatto sui prezzi dell’energia sarebbe abbastanza lungo e questo renderebbe più complesso per le banche centrali non intervenire. Secondo un’analisi di Bnp Paribas, la Bce non modificherà i tassi nella riunione del 19 marzo, ma è molto probabile che abbandoni la retorica secondo cui l’istituzione si trova in un “good place”. Ieri Trump ha provato a rafforzare il messaggio rassicurante ai mercati ripetendo che la guerra finirà presto e invitando le compagnie petrolifere a usare lo Stretto di Hormuz. Ma il prezzo del petrolio è tornato sopra 90 dollari e la reazione dei mercati è stata meno entusiasta rispetto ai giorni precedenti.