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editoriali
Accisa mobile, ma con un senso
Ciò che conta infatti non sono le quotazioni del greggio, ma quelle dei prodotti effettivamente consumati come gasolio o benzina, poiché non seguono necessariamente la traiettoria del Brent
Tra i circa 500 emendamenti al decreto bollette, molti dei quali sull’accisa mobile, ne manca uno fondamentale: quello necessario a dare un senso alla misura. La legge del 2008 prevede, infatti, che l’accisa mobile scatti in presenza di rincari “del prezzo internazionale, espresso in euro, del petrolio greggio”, prendendo a riferimento il valore del Brent riportato nel Documento programmatico di finanza pubblica (Dpfp): 66,1 dollari per il 2026. Ma tale riferimento è sbagliato. Ciò che conta non sono le quotazioni del greggio, ma quelle dei prodotti effettivamente consumati (gasolio e benzina). Come abbiamo visto nel passato, le traiettorie di questi ultimi non coincidono necessariamente con quella del Brent, perché per esempio possono esserci strozzature specifiche (lo abbiamo visto nel 2022 col picco del prezzo del gasolio). Quindi la norma andrebbe rivista inserendo il benchmark corretto. Inoltre, trattandosi di un’operazione emergenziale, non dovrebbe entrare in vigore quando viene raggiunto il prezzo atteso, ma quando si supera una soglia ritenuta critica e individuata nel Dpfp: per esempio, per il 2026 quella corrispondente a un prezzo alla pompa superiore ai 2 euro al litro. C’è un altro aspetto. La legge prevede che i ministri dell’Ambiente e dell’Economia possano tagliare temporaneamente le accise sulla base dell’andamento dei prezzi nel mese precedente; alcuni emendamenti mirano ad accorciare tale periodo di monitoraggio, riducendolo in alcuni casi a pochi giorni. Andrebbe fatto il contrario: l’emergenza si verifica solo se i picchi di prezzo sono persistenti. Solo allora può essere utile la riduzione provvisoria delle accise. L’obiettivo non dovrebbe essere microeconomico (evitare che i prezzi superino occasionalmente una certa soglia) ma macroeconomico (mitigarne i potenziali effetti recessivi). L’accisa mobile ha senso come barriera difensiva in caso di crisi, non come vuvuzela politica da suonare per alzare gli schiamazzi del governo al di sopra di quelli dell’opposizione e dell’opinione pubblica.