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Sussidi e concorrenza
Decreto energia e guerra in Iran. Come ridurre la bolletta risparmiando
Se si riuscisse a intervenire sui potenziali comportamenti collusivi che hanno forse gonfiato un po’ troppo le bollette in questi ultimi anni, lo stanziamento effettuato a sostegno del decreto potrebbe essere utile per aiutare i consumatori a fronteggiare l’incremento di prezzo conseguente alla guerra
Il recente decreto Bollette (o decreto Energia) del 18 febbraio 2026, al pari delle altre misure di contenimento dei costi energetici adottate negli anni recenti, contribuisce ad alleggerire almeno temporaneamente la spesa sostenuta dalle famiglie bisognose e dalle impese. Ma da cosa è causato l’aumento della spesa sostenuta dalle famiglie? Quanto realmente influisce l’andamento del prezzo del gas? E, soprattutto, perché continua ad aumentare il costo delle bollette? E’ quanto si chiedeva qualche settimana fa Ferruccio de Bortoli sul Corriere della sera.
La principale componente della bolletta elettrica è la spesa per la materia prima energia. Questa comprende alcuni elementi, di cui i più rilevanti sono i costi di commercializzazione e vendita, che sono costi fissi discrezionali stabiliti dal fornitore, il Pun (Prezzo unico nazionale), fortemente influenzato dal prezzo del gas e lo spread sul Pun deciso dal venditore. Tra febbraio 2021 e febbraio 2022 il Pun ha subito un balzo del 274 per cento: da 0,06 euro al Kwh a 0,21 euro al Kwh. Il Pun si è mantenuto su questi livelli alti fino a novembre del 2022, anche se nel frattempo ha addirittura raggiunto un picco di 0,54 euro/Kwh ad agosto 2022. A febbraio del 2023 diminuiva a 0,16 euro/Kwh, per ulteriormente diminuire nei mesi successivi a 0,11 euro/Kwh e stabilizzarsi 0,15 euro/Kwh a febbraio 2025. Si tenga conto che il Pun registrato nel febbraio 2026 è attorno a 0,12 euro/Kwh. Lo spread negli ultimi anni si è mantenuto più o meno attorno allo 0,04 euro al Kwh. Da febbraio 2022 a febbraio 2025 il Pun è diminuito di quasi il 29 per cento. Rispetto a febbraio 2026, tale diminuzione si attesta attorno al 43 per cento. Contemporaneamente i costi di commercializzazione e vendita hanno cominciato a crescere. Nel periodo considerato tali costi sono aumentati del 66 per cento. Perché ciò è avvenuto? Pur volendo tenere conto dell’inflazione al consumo nel periodo 2022-2025, tali costi sarebbero dovuti aumentare di circa il 13 per cento. La loro tendenza crescente annulla completamente l’attesa diminuzione dei prezzi che si sarebbe dovuta avere con il crollo del Pun.
Alla luce di questa evidenza, che senso ha sussidiare consumatori fragili e imprese vulnerabili con la fiscalità generale? Non sarebbe prima meglio verificare l’esistenza e rilevanza di eventuali compartimenti collusivi delle imprese fornitrici di energia? Se tali comportamenti fossero verificati, e si riuscisse a imporre di eliminare la distorsione di prezzo dovuta alla collusione, si potrebbe forse senza ulteriori interventi (costosi) abbassare il prezzo delle bollette. Il decreto per tamponare l’elevato costo dell’elettricità costerebbe infatti alle casse dello stato tra 3 e i 5 miliardi. Su alcune criticità delle misure proposte qualche giorno fa è intervenuto su questo giornale Carlo Stagnaro (“Perché il decreto sulle bollette di Meloni sembra fatto da Schlein”, Il Foglio del 19 febbraio). A chi scrive sembra opportuno anche interrogarsi su quanto la proposta potrebbe finire col finanziare rendite derivanti da un comportamento collusivo degli operatori del settore. Questa eventualità dovrebbe essere adeguatamente verificata prima di decidere di impiegare risorse pubbliche consistenti.
Ovviamente lo scenario con lo scoppio della guerra in Iran è ora cambiato, visto che verosimilmente assisteremo di nuovo da un aumento del prezzo del gas. Ma gli aiuti contenuti nel recente decreto facevano riferimento a una situazione anteriore allo scoppio della guerra. In quest’ultimo caso sì, sarebbe giustificato un intervento (temporaneo) per tamponare gli effetti di uno shock improvviso sul prezzo del gas come appunto la guerra in Medio oriente e, in particolare, nel Golfo persico. Addirittura, nel caso si riuscisse a intervenire sui potenziali comportamenti collusivi che hanno forse gonfiato un po’ troppo le bollette in questi ultimi anni, lo stanziamento effettuato a sostegno del decreto potrebbe essere utile per aiutare i consumatori a fronteggiare l’incremento di prezzo delle bollette conseguente alla guerra, su cui poco possiamo fare.