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risiko bancario
Banche, aggregazioni e limiti. Dialoghi con Passera e Profumo
L'ex numero uno di Intesa Sanpaolo ha esortato a "fare di tutto per favorire la nascita di un certo numero di banche molto grandi per favorire la competitività europea". Mentre Profumo ha detto che se Unicredit avesse comprato Mps si sarebbe creata “una relazione forte con il sistema istituzionale italiano”
“La dimensione è tornata ad essere un elemento importante per le banche”. Corrado Passera al 130esimo consiglio nazionale della Fabi, che si è svolto ieri a Milano, rispondendo a una domanda del Foglio, ha detto come la pensa su un tema strategico come le aggregazioni mentre il cda di Mps sta faticosamente cercando di trovare una sintesi sulla lista dei 20 candidati consiglieri che dovrebbe includere anche il suo nome. Passera non ha voluto commentare la possibilità di un ritorno sulla scena con un ruolo apicale nella banca senese. Ormai manca pochissimo alla chiusura della lista, il cui tema più controverso è la conferma di Luigi Lovaglio nel ruolo di ad (ieri sera si sono addirittura diffuse voci su una sua uscita di scena), e la situazione impone prudenza. Ma l’ex ministro (ed ex numero uno di Intesa Sanpaolo e di Poste Italiane) ha comunque colto l’occasione per fissare alcuni punti.
Per esempio, ha ammesso di avere creduto per un certo periodo, e lo dimostra l’esperienza di Illimity Bank, che l’arrivo di internet e del cloud potesse consentire anche agli istituti di credito più piccoli e specializzati di competere sul mercato del credito allo stesso livello dei giganti. “Adesso, invece, è verosimile – ha detto – che per gli investimenti necessari, anche in termini tecnologici, la dimensione sia, non dico indispensabile, ma molto necessaria”. Passera ha legato tale considerazione alla scarsa rilevanza che, a suo avviso, si dà alla sovranità finanziaria europea – concetto che si pone in antitesi con il sovranismo finanziario dei singoli governi – e al limite di avere gruppi bancari troppo piccoli per competere con Cina e Stati Uniti in una fase di stravolgimento degli equilibri geopolitici globali. “Credo che dovremmo fare di tutto per favorire la nascita di un certo numero di banche molto grandi per favorire la competitività europea”, ha esortato. Il punto è che i gruppi che si muovono per crescere dovrebbero poter contare su un appoggio politico e istituzionale. “Conto che ci sia”, ha tagliato corto. La dimensione, insomma, è un fattore discriminante, e semmai Passera dovesse ricoprire un ruolo ai vertici di Mps o di un’altra banca del paese, si conosce sin d’ora l’approccio che potrebbe imprimere alla sua gestione.
La lezione dei banchieri di ieri, oggi e domani è stato il leit motiv del consiglio nazionale della Fabi, che sotto la guida di Lando Sileoni, ha dato la parola, oltre che a Passera, ad Alessandro Profumo, a manager come Pier Luigi Montani, Fabrizio Viola per capire come affrontare la grande sfida dell’intelligenza artificiale che su questo settore potrebbe avere un impatto molto forte. Poi, però, c’è sempre il tema del risiko a insinuarsi nelle conversazioni. Alla diplomazia e al fair play di Passera si è a un certo punto contrapposta la schiettezza di Profumo, che di Unicredit è stato ad durante la fase di massima espansione europea. “Non ho condiviso per niente la scelta di Unicredit non comprare Mps”, ha detto secco, aggiungendo che una tale operazione sarebbe stata importante per creare “una relazione forte con il sistema istituzionale italiano”. Profumo non avrebbe neanche lanciato l’ops su Banco Bpm perché avrebbe fatto “altre cose”. Alla domanda come mai questa affermazione ha risposto: “Acquistare una banca retail non sarebbe stata la mia priorità”. Giudizio positivo di Profumo invece su Commerzbank: “Secondo me è una buona mossa e sono abbastanza convinto che la porteranno a casa”.
Ad Andrea Orcel saranno sicuramente fischiate le orecchie a sentire un suo predecessore valutare le scelte strategiche. Ma questo più che l’anno della seconda edizione del risiko sembra, piuttosto, l’anno dell’assestamento di situazioni acquisite e di scelte per governare il futuro. Vale per Montepaschi, dove i nomi alternativi a Lovaglio restano quelli di Fabrizio Palermo (ad di Acea) e di Carlo Vivaldi (ex Unicredit) e vale per Banco Bpm, che ha approvato ieri sera la lista del cda con la conferma del tandem Giuseppe Castagna (ad) e Massimo Tononi (presidente). Il socio forte Crédit Agricole non ha partecipato alla definizione della lista del board uscente e avrà tempo fino al 23 marzo per presentare una sua lista di minoranza, che, comunque, in assemblea sarà decisiva per eleggere i vertici.