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L'editoriale dell'elefantino

Contro la tratta dei rider

Giuliano Ferrara

Nel capitalismo delle piattaforme, tra algoritmi e consegne a domicilio, riemerge un lavoro senza volto né tutele: la sfida non è fermare l’innovazione, ma darle regole, perché la nuova economia non si fondi sull’invisibilità e sul cottimo digitale. Niente alibi: serve dare un salario dignitoso agli invisibili della gig economy.

Dickens e l’Ottocento del lavoro invisibile, senza contratto e diritti, sottopagato e non tutelato, non erano previsti dall’algoritmo. Ma noi li vediamo. E nonostante tutte le riserve verso l’esondazione della magistratura, bisogna dire che per una volta il capo della Cgil Landini sembra, almeno a me, una persona razionale quando invoca la legislazione sociale per proteggere una nuova categoria di lavoratori che in ogni senso “pedalano” e devono pedalare molte ore al giorno, sotto la sferza del più impersonale dei sistemi a cottimo, per rendere a prezzi stracciati, in certi casi inauditi, un servizio moderno a ceti medi urbani di una certa affluenza, committenti da non demonizzare o ricattare moralmente con il richiamo alle mance (dovute ma che non risolvono di sicuro il problema). Lo sviluppo va tutelato anch’esso, certo. L’accanimento nell’ideologia pauperistica e nella demagogia antitecnologica è vieto. Ma è nell’interesse delle imprese e del loro sistema, nell’interesse della cosiddetta gig economy e della civiltà delle relazioni sociali che intorno alla ricchezza, se certi folli di procura consentono, intorno ai grattacieli e ai quartieri residenziali che non sono un simbolo di diseguaglianza più di quanto non siano un segno di nuova prosperità possibile, crescano lavoratori protetti dalla visibilità e da un salario dignitoso, comprese ordinarie garanzie sociali che non sono uno scrocco ai danni del progresso ma il suo segno tangibile.

Alla fine è anche, in un certo senso, una protezione del consumatore e della concorrenza. Pizza e hamburger sono più gustosi, meno imbarazzanti, se chi te li porta a casa non è un emarginato. Con Uber e la sua differenza tariffaria il servizio affidato alle grandi multinazionali startup è garantito senza strappi così evidenti e madornali nell’evoluzione del concetto e della pratica di lavoro autonomo coordinato da una piattaforma algoritmica. Lo stesso vale per cento altri esperimenti di economia di prossimità.

Il modello di business, cioè la capacità di fare profitto e di far rendere un investimento che nasce dalla rete ingegnosa e dalla sua applicazione innovativa, è ovviamente una questione da non sottovalutare. Nello sviluppo c’è sempre una fase originaria in cui certe responsabilità sono evase e la spinta creativa si accompagna a forme di sfruttamento intensivo e cinico del lavoro umano. Ci avevano promesso la dronificazione dei pacchi da recapitare, ma i droni in questo momento sembrano occupati in altre faccende corrusche, tra bagliori sinistri di guerra. Non è in atto un genocidio sociale, per usare la parola passepartout dell’antagonismo ideologico contemporaneo, e chiunque può apprezzare lo slancio imprenditoriale delle piattaforme di consegna del cibo a domicilio. Ma solo a patto che una legislazione urgente corregga l’abuso dell’invisibilità, della quasi totale esposizione dei galoppini del pacco alimentare, che non sono ancora dei robot, all’arbitrio algoritmico. Quale che sia il giudizio sulle posizioni sindacali e sul comportamento della magistratura, specie quando questa pretende di sostituirsi alle leggi dell’economia, l’interesse della società e dei capitali in cerca di investimento e degli imprenditori vecchi e nuovi è che sia regolamentato un mestiere in evidente espansione da anni che non può risolversi nella tratta dei postini.

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  • Giuliano Ferrara Fondatore
  • "Ferrara, Giuliano. Nato a Roma il 7 gennaio del ’52 da genitori iscritti al partito comunista dal ’42, partigiani combattenti senza orgogli luciferini né retoriche combattentistiche. Famiglia di tradizioni liberali per parte di padre, il nonno Mario era un noto avvocato e pubblicista (editorialista del Mondo di Mario Pannunzio e del Corriere della Sera) che difese gli antifascisti davanti al Tribunale Speciale per la sicurezza dello Stato.