Ansa
Una presa d'atto
Auto elettriche, il passo da “zero emissioni” a zero clienti è breve
Stephan Winkelmann, capo della Casa del Toro, ha cancellato la prima Lamborghini totalmente elettrica. La notizia non è certo un buon auspicio per la "Luce" della Ferrari, anche perché l’abbandono elettrico della Lambo è solo l’ultimo di una lunga serie di défaillance che hanno generato un effetto domino
Si prospettano tempi duri, e anche piuttosto poveri, per le autovetture elettriche. Non passa settimana, ormai – per non dire giorno – che non ci sia una notizia a conferma di come lo Zeitgeist , “spirito del tempo”, sia decisamente cambiato rispetto a non troppi mesi fa. L’ultima conferma: la cancellazione della prima Lamborghini totalmente elettrica, già più volte posticipata (l’ultima volta a fine 2024, con orizzonte 2029). Stephan Winkelmann, grande capo della Casa del Toro, intervistato dal Sunday Times, ha chiarito che, nonostante le tante anticipazioni, l’interesse dei clienti Lamborghini per una vettura elettrica è “prossimo allo zero”. Chi compra una sportiva di Sant’Agata Bolognese vuole un gran motore V8 o V12 a benzina, al limite con un aiuto elettrico – anche generoso, trattandosi di ibridi plug-in – purché non siano toccati i fondamentali della “connessione emotiva” che si crea tra guidatore e vettura, a cominciare dal rombo. A dirla tutta, l’apporto dei motori elettrici ha finora permesso persino di innalzare i regimi di rotazione dei propulsori a combustione interna.
La scelta di non produrre una vettura elettrica – che sarebbe stata “un hobby costoso e finanziariamente irresponsabile nei confronti degli azionisti, dei clienti, dei dipendenti e delle loro famiglie” – non è certo di buon auspicio per la “Luce”, la prima Ferrari elettrica, la cui presentazione in tre fasi terminerà il 25 maggio a Roma. Anche perché l’abbandono elettrico della Lambo è solo l’ultimo di una lunga serie di défaillance che hanno generato un effetto domino nell’altissima gamma. Restando all’interno del gruppo Volkswagen, citiamo il mancato successo commerciale dell’auto elettrica più veloce del mondo, la Rimac Nevera: nonostante i 1.914 CV, i 412 km/h di velocità massima e svariati record, non è andata a ruba. Un fatto che ha allontanato sine die l’arrivo della Bugatti elettrica – incredibilmente ritornata su un 16 cilindri, ancorché elettrificato come le Lamborghini – e ha comportato l’abbandono (più taciuto che ufficializzato) della Porsche Mission X che, forte di un rapporto peso/potenza pari a uno, avrebbe dovuto essere la stradale più veloce al Nürburgring.
Da notare che, a dimostrazione di quanto fosse un importante manifesto tecnologico, la Mission X era stata presentata l’8 giugno 2023, esattamente 75 anni dopo l’omologazione della 356, la prima Porsche della storia. Le difficoltà dell’elettrico e i conseguenti riposizionamenti sono ormai noti; basti segnalare che anche le piccole 718 Cayman e Boxster elettriche, dopo l’aggiunta di modelli a benzina, potrebbero essere del tutto cancellate. Perché Ferrari, dunque, ha deciso di insistere? Sul mancato abbandono non abbiamo informazioni sufficienti, se non che la vettura è destinata principalmente a una nuova tipologia di clienti che subiscono limitazioni e imposte aggiuntive (in Asia, ma anche in Francia). Sul perché sia stata presa originariamente la decisione di investimento, invece, le idee sono più chiare: nel maggio 2021 il contesto era molto diverso e proclamare la fede nell’elettrico significava essere premiati in Borsa. Da qui l’annuncio di John Elkann che, in verità, l’aveva promessa per il 2025.
Annunci e investimenti che, invero, sono stati fatti non solo per i mercati, ma anche per rispettare le stringenti regolamentazioni dell’Unione europea. L’abbiamo visto con Stellantis, con le conseguenze che tutti conosciamo. Forse la presa d’atto della realtà sta già portando i primi risultati: a gennaio, infatti, le immatricolazioni di Stellantis in Unione europea sono andate molto bene (+9,1 per cento, a fronte di un calo generalizzato del mercato del 3,6 per cento). Da notare che le elettriche hanno iniziato il 2026 in crescita, ma con una quota di mercato inferiore a quella di dicembre. Da qui la domanda: se le auto elettriche non piacciono ai super ricchi – a chi, insomma, di soldi ne ha da buttare – come accidenti si pensa di imporle a chi ha molte, molte meno disponibilità?