Ansa
rischi e conseguenze
Il caso Edison e l'inversione a U del governo sulla transizione energetica
La frenata improvvisa del governo Meloni ha un costo per gli operatori che hanno investito in energia rinnovabile e l'amministratore delegato di Edison avverte: “L’incertezza normativa mette a rischio i nostri investimenti e il decreto potrebbe far saltare il progetto di apertura a terzi del capitale”.
Milano. Per una valutazione più puntuale del decreto bollette, Vincenzo Monti, amministratore delegato del gruppo Edison, si riserva di leggere la versione definitiva approvata ieri dal Consiglio dei ministri, ma nel frattempo avverte: “L’incertezza normativa mette a rischio i nostri investimenti e il decreto potrebbe far saltare il progetto di apertura a terzi del capitale”. Ci voleva una società con un azionista estero, quindi con minori remore nella comunicazione pubblica, per fare capire al governo Meloni che rallentare così improvvisamente sulla strada della transizione energetica ha un costo per gli operatori che in questi anni hanno investito in energie rinnovabili. Un costo che, in questo specifico caso, non è misurabile solo con eventuali perdite di bilancio, ma con la rinuncia a un’importante e attesa operazione che potrebbe riportare gli italiani nel capitale sociale.
La storia è paradossale. Edison, gruppo da quasi 18 miliardi di ricavi nel 2025, quasi esclusivamente realizzati in Italia, è di proprietà del colosso francese Edf. L’acquisto risale al 2012 quando, dopo un’estenuante trattativa, un gruppo di soci italiani si fece da parte per fare posto a Edf, che nel frattempo è stata nazionalizzata dal governo francese nel 2023. La società è rimasta, caso eccezionale, quotata a Milano solo per le azioni di risparmio (una parte residuale), mentre quelle ordinarie sono state delistate. Ebbene, lo scorso novembre, Edf ha annunciato di essere disponibile a una “revisione del capitale” della controllata Edison. La società potrebbe così aprire il capitale a nuovi soci, magari nazionali, attraverso una quotazione ex novo in Borsa oppure tramite altre opzioni strategiche (ingresso di un fondo). Due advisor, Lazard e Intesa Sanpaolo, se ne stanno occupando con grandi aspettative del mercato e degli investitori. “Il progetto potrebbe essere ritirato”, ha spiegato Monti durante la presentazione dei risultati che vedono una decrescita dell’utile netto (da 403 milioni del 2024 a 240 milioni del 2025) e un aumento dei volumi di energia elettrica invenduti. “Come uscirà il Decreto potrebbe cambiare le prospettive sul nostro business e anche sulla prospettiva di apertura a terzi del capitale”, ha detto Monti specificando che le decisioni in tal proposito riguardano l’azionista Edf. Intanto, l’obiettivo resta quello del piano che prevede il raggiungimento di 4 Gigawatt di rinnovabili dagli attuali 2,2 entro il 2030. Monti ha anche rivendicato che Edison ha contribuito alla “stabilità e alla sicurezza della rete elettrica nazionale soddisfacendo oltre l’8 per cento della domanda domestica attraverso il suo parco centrali “altamente differenziato, flessibile ed efficiente”. La morale della favola di questa vicenda è che come l’accelerazione nella transazione energetica ha potuto mettere in difficoltà una parte dell’industria italiana ed europea, per esempio l’auto, una inversione a U con una modifica retroattiva degli incentivi pubblici mina la sostenibilità economica di impianti già esistenti non solo di Edison, ma di tutte le società che nelle rinnovabili hanno già diverisificato.