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Editoriali

Prezzi dell'energia fuori controllo

Redazione

Il Gme riconosce un “baco” nel sistema, ma solo dopo ben quattro mesi

Il Gestore dei mercati energetici (Gme) ha pubblicato lunedì un avviso di tre righe per comunicare che “a seguito di una segnalazione effettuata nella giornata di ieri” aveva verificato “la presenza di un baco nell’elaborazione dei dati relativi all’Itm (indicatore di tecnologia marginale)” – cioè la stima di quale tecnologia determini, in ciascuna unità di tempo, il prezzo dell’energia elettrica sui mercati all’ingrosso. Nulla di grave, rassicura il Gme: si tratta di reportistica ex post “che non ha impatti sulle operazioni di mercato”. Correzioni effettuate nella stessa mattinata di lunedì, questione risolta. L’understatement è notevole. L’indicatore di tecnologia marginale è fondamentale per capire quali dinamiche guidino il mercato elettrico: un dettaglio rilevante, si direbbe, in un paese che da almeno tre anni si attorciglia intorno al costo dell’energia e che discute animatamente di come perseguire il “disaccoppiamento” dal gas, considerato come il principale determinante dei prezzi. Il “baco” aveva una caratteristica particolare: attribuiva alla voce “Market Coupling” (che secondo il glossario del Gme dovrebbe riguardare essenzialmente le importazioni dall’estero, dove sono ammesse offerte a “portafoglio” per le quali effettivamente non si può identificare la tecnologia marginale) quarti d’ora in cui l’impianto marginale era invece nazionale.

Esempio concreto: una centrale in Sicilia fa il prezzo in un’ora, ma il sistema Gme lo registra come marginale solo nel primo quarto d’ora, mentre gli altri tre intervalli di 15 minuti finiscono inspiegabilmente alla voce “Market Coupling”. Un errore banalmente riconducibile all’introduzione della granularità a 15 minuti, avvenuta a inizio ottobre. Quattro mesi di dati pubblicati con questo difetto. Quattro mesi in cui nessuno al Gme se n’è apparentemente accorto, fino alla segnalazione ricevuta il 9 febbraio. Certo, si tratta di dati ex post, ma proprio per questo utilizzati per analisi, verifiche, indagini. Quella stessa integrità del mercato che il regolamento europeo Remit affida anche ai mercati organizzati, tenuti per legge a “individuare potenziali violazioni” e “segnalare ordini e operazioni sospetti”. Difficile individuare granché, se per quattro mesi si pubblica materiale che sposta altrove la responsabilità del prezzo.

 

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