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L'analisi

Dal Rdc all'Adi, meno sussidi ma senza aumentare la povertà

Davide Mattone

Il governo non è riuscito a risolvere la questione degli "inoccupabili", ma ha razionalizzato gli strumenti ottenendo una misura di welfare sovrapponibile a costo inferiore. Checchi (università di Milano): "Dati i redditi fermi e l'aumento dell'occupazione ipotizzo si sia ridistribuito il numero di ore lavorate su una platea più ampia"

Una critica corrente al governo rispetto alla sostituzione del Reddito di cittadinanza (Rdc) con l’Assegno di inclusione (Adi) per i “non occupabili/fragili” e il Supporto per la formazione e il lavoro (Sfl) per gli “occupabiliè stata l’eliminazione della trasparenza sui dati. Se sul Rdc l’Inps pubblicava report mensili armando i critici dello strumento, dall’introduzione dell’Adi e del Sfl serve aspettare, su volontà del governo, i dati su base semestrale.

Così il 3 febbraio è finalmente arrivato l’ultimo Osservatorio Inps su Adi e Sfl. Secondo il report, a ricevere almeno una mensilità Adi dal gennaio 2024 – ossia, da quando il Rdc è stato sostituito dalle nuove misure di welfare - sono stati 935.675 nuclei familiari, 2.231.629 persone, con un importo medio mensile di 685 euro e 2,4 componenti medi per nucleo. Se poi scomponiamo il dato per anno, nell’intero 2024 i nuclei con almeno un pagamento sono stati 767.731, e l’importo medio era 616 euro. Mentre nel 2025, dopo un emendamento alla manovra approvata a dicembre 2024 che ha alzato per la prima volta le soglie Isee di accesso e l'importo del sussidio, i nuclei sono saliti a 832.879 e l’importo medio è arrivato a 755 euro (+22 per cento). Nel solo dicembre 2025, riporta l’Inps, i nuclei a ricevere il pagamento sono stati quasi 647 mila, di cui 238 mila con minori, 258 mila con disabili, 338 mila con almeno un componente sopra i 60 anni, 234 mila con carichi di cura. Inoltre, dall’avvio del Sfl (settembre 2023) a dicembre 2025 hanno percepito almeno un pagamento 228.307 persone, con 7,4 mensilità percepite in media.

Secondo i dati Inps sul 2023, invece, il Rdc e la pensione di cittadinanza hanno coinvolto 1.367.846 nuclei, 2.895.058 persone, con un importo medio mensile di 562,75 euro: una platea più ampia, e un assegno medio inferiore.

Resta dunque da rispondere alla domanda che ha alimentato molte previsioni sbagliate: perché il taglio al vecchio impianto non ha prodotto forti tensioni sociali né un salto della povertà? Secondo il report Istat annuale pubblicato a ottobre 2025, nel 2024 la povertà assoluta è rimasta sostanzialmente stabile rispetto al 2023: 2,2 milioni di famiglie (8,4 per cento) e 5,7 milioni di individui (9,8 per cento).

“C’è un trend crescente difficile da spiegare data la congiuntura positiva dell’occupazione, se non con l’apprendimento delle norme”, dice al Foglio Daniele Checchi, professore di economia politica all’università di Milano. “La lettura dei dati dell’Osservatorio mi porta a ipotizzare che, considerati i redditi sostanzialmente fermi e il numero degli occupati in aumento negli ultimi due anni, si sia ridistribuito il numero di ore lavorate su una platea più ampia” riflette Checchi. Poi aggiunge: “Il Rdc non è stato cancellato ma è stato modificato, sostenendo che non forniva adeguati incentivi all’uscita dalla povertà. Nei fatti è stata introdotta un’applicazione più restrittiva senza risolvere il problema dello ‘svuotamento della disoccupazione’. Poi è aumentata la platea e l’erogazione media pro capite”, dice Checchi. “Non è un problema di per sé in quanto è una misura di welfare, ma non è coerente con le dichiarazioni politiche fatte dal governo Meloni: c’è uno zoccolo duro di persone non occupabili, e per cui non puoi fare altro che assicurare una sorta di reddito minimo vitale”. Qual è la più grande differenza tra Adi e il Rdc? “Il disegno è simile: fissi una soglia di reddito che ritieni minimamente raggiungibile e poi vai a integrare il reddito mancante”, risponde l’economista, “Il difetto principale del Rdc era che c’erano zero incentivi a cercare lavoro: ogni euro ricevuto di sussidio erogato comportava una riduzione corrispondente l'anno dopo. Mentre questo tax rate è mantenuto nell’Adi, adesso invece c’è l’Slf, indicato proprio per gli occupabili” conclude Checchi.

Per quanto riguarda i costi, invece, il confronto è nettamente a favore delle nuove misure introdotte dal governo Meloni, che non hanno di fatto aumentato la povertà e hanno saputo mantenere intatta la misura di welfare. Infatti, nel 2024 l’Inps ha erogato 4,4 miliardi per l’Adi e 260 milioni per il Sfl, in tutto circa 4,7 miliardi di euro. Mentre nell’ultimo anno pieno di Rdc, il 2023, la spesa è stata di circa 6,6 miliardi di euro, mentre sia nel 2022 che nel 2021 era stata di circa 8,3 miliardi.

Inoltre, l’ultima legge di Bilancio prevede un Isee “più favorevole” per rientrare nella platea Adi (franchigia prima casa più alta e scala di equivalenza rafforzata per i nuclei con figli) ed elimina il mese di stop dopo il rinnovo a seguito delle 18 mensilità, ma con il primo pagamento del nuovo ciclo erogato al 50 per cento. Di fatto, il governo è riuscito per lo meno a razionalizzare il sussidio al percorso di orientamento lavorativo eliminando gli inefficienti navigator e riducendo la spesa per una misura di welfare sovrapponibile. Il tutto senza perdere per strada i “non occupabili e fragili” e senza aumentare la povertà.

 

 

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