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Quanto l'Olimpiade può far correre l'industria dello sport invernale

Dario Di Vico

Il settore è riuscito a mantenere il grosso della produzione in Europa. E il mercato si allarga per la crescente attenzione dei consumatori globali al benessere fisico e mentale

Solo grazie alla complicità delle Olimpiadi di Milano-Cortina si studia e si parla dell’industria degli sport invernali, che invece avrebbe diritto a godere di buona stampa anche solo per le sue performance sistemiche. Intanto si tratta di un mercato che si allarga per la crescente attenzione dei consumatori globali al benessere fisico e mentale ma è anche un’industria che è riuscita a mantenere il grosso della produzione in Europa e a reggere l’urto della Cina, grazie a un vantaggio competitivo dato dalla qualità offerta nelle produzioni a maggiore valore aggiunto. Dulcis in fundo, in questa vitalità del Vecchio Continente trova ampio spazio l’eccellenza italiana che detiene una serie di primati invidiati pressochè da tutti. Tanta roba, quindi. Ed è interessante anche che a metterla in evidenza, in un dettagliato report, sia l’area studi di Mediobanca che ha analizzato i dati finanziari delle maggiori multinazionali del settore e delle principali aziende italiane. La finanza, dunque, guarda con interesse verso un’industria che in passato era stata considerata minore e che si oggi si impone all’attenzione non solo per il concomitante calendario olimpico.

Tutta l’industria dello sport (non solo invernale) è cresciuta nel periodo che va dal 2022 al 2025 al ritmo del 10 per cento stracciando il mondo del fashion (+3,3 per cento) resistendo alla volatilità economica, alle tensioni geopolitiche e all’evoluzione del comportamento di un consumatore sempre più infedele. Il giro d’affari della sola industria degli sport invernali è stato nel mondo nel 2025 di 13,5 miliardi di euro con aspettative di crescita per il 2026 di circa il 6 per cento. Un dato di assoluto rilievo. Secondo Mediobanca questi numeri si giustificano con la capacità di incrociare alcuni trend culturali (la vita all’aria aperta) con un ciclo di innovazione tecnologica che continua a perfezionare sia l’abbigliamento da montagna sia la sicurezza. Lo sviluppo degli impianti sciistici e di quelli per l’innevamento artificiale ha esteso l’accessibilità alle discipline invernali oltre le località e le stagioni tradizionali.

La particolarità dell’industria dello sport invernale, a differenza di tantissimi altri settori, sta nell’aver tenuto in Europa la gran parte delle produzioni. L’Austria, ad esempio, è leader mondiale nella produzione di sci perché garantisce qualità, innovazione e vicinanza alle Alpi, dove vengono testati i prodotti. Ma le principali aziende di sci mondiali sono presenti su tutto l’arco alpino: in Francia, Germania, Italia, Slovenia e Svizzera. Grande assente nella mappa produttiva dello sport invernale è il Far East. La Cina c’è – e non potrebbe essere altrimenti – con qualche produzione industriale e il Giappone ospita per lo più la sola manifattura di sci artigianali. Veniamo però all’Italia. Negli articoli per il winter sport siamo il terzo Paese per esportazioni con l’11 per cento, siamo dietro all’Austria che detiene il 17 per cento delle vendite all’estero e alla Cina con il 13. Se l’Austria eccelle negli sci l’Italia monopolizza la produzione degli scarponi. Il più famoso distretto industriale del mondo è quello dello sposrtsystem di Asolo-Montebelluna e qui hanno sede i centri di ricerca e sviluppo della quasi totalità dei produttori mondiali di scarponi, oltre a tutti i fornitori di componenti e materiali tecnici. Il distretto veneto è anche leader nel pattinaggio artistico e le aziende italiane di punta hanno negli ultimi anni fatto ampio ricorso allo shopping all’estero per accrescere la propria taglia. Tecnica ha acquisito la tedesca Lowa, l’austriaca Blizzard e l’americana Rolleblade, mentre Core a sua volta ha comprato l’austriaca Capita. Nel settembre 2025 il gruppo alto-atesino Hti ha acquisito la statunitense Hkd Snowmakers, specializzata nell’innevamento programmato.

Tanta vivacità imprenditoriale, la buona redditività delle imprese leader, un eventuale maggiore protagonismo del private equity, sommati tutti assieme, riusciranno a reggere l’urto della competizione cinese sempre in agguato? Il giudizio di Mediobanca è ottimista: scontato che la produzione di abbigliamento per gli sport invernali sia e resti terreno di caccia elettivo dei cinesi il vantaggio competitivo degli europei - soprattutto Austria e Italia - nelle produzioni a maggiore valore aggiunto (sci e scarponi) non dà segni di declino. Anzi.

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