Ansa
Editoriali
Intesa apre la nuova fase del risiko bancario
Messina guarda all’estero: creare un polo europeo di wealth management vuol dire consolidare la presenza in paesi come Germania, Francia e Spagna cercando di non incappare nei veti autorizzativi delle autorità locali
Da quando è partito il risiko bancario, c’è sempre stata nei media (e non solo) una convinzione che ha viaggiato sotto traccia: prima o poi in campo sarebbe scesa Intesa Sanpaolo, con un ruolo di grande pacificazione in uno scenario aggressivo il cui obiettivo finale è la conquista di Generali. Nonostante il ceo di Intesa, Carlo Messina, abbia sempre smentito ogni coinvolgimento (l’ultima vota una settimana in cui si è diffusa l’indiscrezione dell’acquisto della quota di Caltagirone nel gruppo assicurativo), il rumore di fondo è rimasto persistente. Così, quando la Stampa ha ipotizzato un imminente incontro tra il ceo di Unicredit, Andrea Orcel, e l’ad di Generali, Philippe Donnet, per dare vita a un’alleanza nel risparmio gestito, la domanda che si sono fatti tutti è: adesso Intesa cosa fa?
Stufo di tutte queste illazioni, Messina è stato tranchant in un incontro con la stampa: “Per noi non cambierebbe nulla, questa è una vostra ossessione”. Messina ha voluto così chiudere definitivamente uno scenario che stuzzica la fantasia ma non ha mai trovato fondamento e spostare l’attenzione sul vero progetto di crescita di Intesa Sanpaolo che è di tipo endogeno e non per questo privo di dinamismo. Creare un polo europeo di wealth management vuol dire consolidare la presenza in paesi come Germania, Francia e Spagna cercando di non incappare nei veti autorizzativi delle autorità locali. Farà meno sognare gli appassionati del risiko, ma è una grande sfida nell’Europa di oggi. E’ un piano, tra l’altro, che promette la distribuzione di 50 miliardi ai soci da qui al 2029 e di arrivare 11,5 miliardi di profitti netti annui a fine periodo. Insomma, bisogna farsene una ragione: Intesa è felice di essere parte di “una storia diversa dal risiko”. La diversità sta sia in una scelta strategica alternativa a fusioni e acquisizioni sia nella convinzione, ribadita da Messina, che il risparmio sia un tema di “interesse nazionale”. Tanto più che per Intesa non avrebbe senso un’integrazione tra asset management bancario e assicurativo. Generali può attendere.
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