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Editoriali

Sul gas russo l'Ue aggira l'unanimità e ufficializza il phase-out

Redazione

Sanzioni, calendario e vincoli. Ma l’Europa resta dipendente da pochi fornitori: uno su tutti, gli Stati Uniti di Donald Trump

   

Ieri il Consiglio dell’Ue ha adottato definitivamente il regolamento per il bando graduale alle importazioni di gas russo (incluso il Gnl). Per farlo, l’Ue ha aggirato il veto. Non trattandosi di una sanzione “classica”, che avrebbe richiesto unanimità, ma di un regolamento parte di Repower Eu, la misura è passata a maggioranza qualificata nonostante il voto contrario di Ungheria e Slovacchia e l’astensione della Bulgaria – paesi dipendenti dal gas della Russia e con governi sensibili al richiamo del Cremlino.

In questo senso la decisione europea smentisce il segretario al Tesoro Usa, Scott Bessent, che in un’intervista da Davos aveva criticato l’accordo commerciale Ue-India: “Gli europei comprano prodotti petroliferi russi poi raffinati in India: stanno finanziando la guerra contro loro stessi”. Detto, ufficializzato: gasdotti e importazioni chiuse, con un regolamento che impone agli stati di verificare il paese di produzione del gas. A partire da sei settimane dopo la pubblicazione in Gazzetta Ue, saranno ufficialmente vietati nuovi contratti. L’import di Gnl sarà vietato dal 1° gennaio 2027, mentre le importazioni via gasdotto dovranno cessare entro il 30 settembre 2027, con deroga al 1° novembre se gli stoccaggi non dovessero essere sufficientemente pieni. Intanto, entro il 1° marzo 2026 gli stati membri dovranno presentare piani nazionali di diversificazione e le imprese notificare alle autorità i contratti russi ancora attivi. E sulle sanzioni non si scherza: fino a 2,5 milioni di euro per persone fisiche; 40 milioni, 3,5 per cento del fatturato globale annuo o fino al 300 per cento del valore della transazione per imprese.

Ma come verrà sostituito il gas russo? Non ci sono tante alternative a Stati Uniti, Algeria, Norvegia e Qatar, e ciò significa concentrare le forniture senza mitigare la vulnerabilità verso i fornitori. Secondo Oxford Economics nel 2026 la quota di Gnl americano raggiungerà il 70 per cento del totale importato, mentre la produzione norvegese è vicina alla capacità massima.

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