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le audizioni
L'energia divide i sindacati: per la Cgil il nucleare è "ideologico", ma Cisl e Uil aprono al ritorno dell'atomo
Alla Camera le audizioni sul disegno di legge delega per tornare a produrre energia nucleare in Italia. Nonostante le criticità segnalate, la possibilità di avere una fonte stabile e a zero emissioni piace alle sigle sindacali. Tranne a quella di Landini
Il ritorno del nucleare nel dibattito politico italiano spacca il fronte sindacale. È quanto emerge dalle audizioni che si sono svolte oggi in commissione Ambiente della Camera, le prime sul disegno di legge delega del governo in materia di “nucleare sostenibile” approvata dal Consiglio dei ministri circa un anno fa e approdato in Parlamento. Se Cisl e Uil, pur con alcune cautele, vedono nell’atomo una possibile leva per la sicurezza energetica e la competitività industriale, la Cgil resta fermamente contraria, bollando l’impianto del provvedimento come una scelta “ideologica” e politicamente pericolosa.
La posizione più dura è arrivata dalla Cgil. Michele Azzola, coordinatore delle politiche industriali del sindacato guidato da Maurizio Landini, ha parlato senza mezzi termini di una forzatura che ignora la volontà popolare espressa nei due referendum che hanno bocciato il nucleare. "Il ritorno al nucleare in Italia si pone in aperto contrasto con esiti referendari inequivocabili", ha detto Azzola, accusando il governo di trattare il tema come una questione puramente tecnica quando, al contrario, "si tratta di una scelta profondamente politica, che incide su sicurezza, salute, lavoro e territorio".
Secondo la Cgil, il ddl si fonda su una narrazione illusoria del “nuovo nucleare”. I piccoli reattori modulari (Smr), indicati come perno della strategia, non sarebbero oggi disponibili su scala commerciale e mancherebbero impianti operativi in grado di dimostrarne costi, affidabilità e sicurezza. "Siamo di fronte a una politica energetica costruita su promesse future, non su soluzioni utilizzabili oggi", ha insistito, criticando una delega giudicata “in bianco”, priva di numeri certi, riferimenti normativi e tempi realistici.
Di segno diverso, ma non acritico, l’intervento della Uil. Giovanni D’Anna ha sottolineato come il tema dell’energia sia centrale per rafforzare l’autonomia industriale italiana ed europea e ridurre la dipendenza da paesi extra Ue. In quest’ottica, la scelta di puntare sugli Smr viene letta come una strategia rivolta soprattutto alle industrie energivore, con l’obiettivo di sostituire progressivamente il gas dopo il 2040-2050. "Partire con largo anticipo è un fattore positivo", ha spiegato, perché serve un approccio industriale di lungo periodo.
Ma anche la Uil individua due criticità che rischiano di minare l’intero impianto del ddl. La prima è l’assenza di una soluzione sul deposito nazionale delle scorie nucleari, definita una “conditio sine qua non” per qualsiasi nuova strategia atomica. La seconda riguarda le risorse: lo stanziamento previsto – 20 milioni di euro per tre anni, seguito dall’invarianza finanziaria – viene giudicato del tutto insufficiente. "Quando ci si approccia a tecnologie non mature l’apporto di risorse pubbliche è fondamentale", ha osservato D’Anna, ricordando che gli altri paesi industrializzati stanno investendo cifre ben più consistenti per presidiare la filiera degli Smr.
La Cisl, infine, esprime un giudizio complessivamente positivo sul disegno di legge. Giorgio Graziani, segretario confederale, ha definito il ddl una cornice necessaria per costruire una strategia energetica di lungo periodo, pur chiedendo maggiori garanzie sul piano sociale e occupazionale e un coinvolgimento più strutturato delle parti sociali. Per la Cisl, il nucleare può rientrare in una logica di diversificazione del mix energetico, insieme alle rinnovabili, per arrivare a una decarbonizzazione completa in un orizzonte medio-lungo, anche oltre il 2050. L’obiettivo dichiarato è una sicurezza energetica che sia al tempo stesso sostenibile, competitiva e in grado di contenere i costi per imprese e cittadini.
Di segno simile, infine, anche il giudizio della Ugl. Secondo Luigi Ulgiati, vicesegretario generale, e Luca Pizzingrilli, dirigente confederale, la legge delega "rappresenta un passo nella giusta direzione" per garantire "stabilità, sicurezza e programmabilità".