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Il caso

Consob vs. $Corona e la prima volta di Micar

Davide Mattone

La prima sanzione italiana ai sensi del regolamento europeo per le crypto attivitità passa per la memecoin dell’ex paparazzo: 200 mila euro di multa

Chi si sarebbe aspettato che la prima sanzione in Italia, ai sensi del regolamento europeo Micar, passasse da Fabrizio Corona? Eppure è andata così. Non per stablecoin o crypto più “tradizionali”, ma per una memecoin promossa sui social e da un sito dedicato e acquistabile su Raydium, una piattaforma di scambio decentralizzata.

Ma cosa voleva vendere l’ex agente di paparazzi? “$CORONA” è descritta dagli stessi promotori come “l’unico memetoken ufficiale di Fabrizio Corona, simbolo di vita ad alta adrenalina”. Una memecoin è un token – pensatelo come un “gettone” virtuale – che nasce intorno a un marchio, una community o un personaggio, spesso senza una funzione tecnica o economica diversa dal puro trading speculativo o ludico. Degli esempi? Non si può non pensare alla leggendaria “HawkTuah”, (non sarà certo il Foglio a delucidarvi sulla genesi del nome) che ha raggiunto un market cap di circa 500 milioni di dollari per poi crollare del 95 per cento in poche ore. Oppure $MELANIA, la memecoin della first lady americana lanciata a gennaio 2025 per poi perdere in un mese il 90 per cento del suo valore.

Le memecoin sono questo: asset estremamente volatili perché il prezzo è quasi tutto gonfiato dall’hype e dalla speculazione su mercati poco liquidi. Come segnala l’International organization of securities commissions (Iosco), che riunisce le authority dei mercati finanziari come la Consob, le memecoin rientrano tra gli strumenti che sono terreno fertile per il pump-and-dump e il rug pulls, ossia quei fenomeni truffaldini che gonfiano il valore dei rispettivi token tramite hype o wash trading (trading finti per far sembrare che ci sia volume, interesse e “legittimità”) per poi scaricarli all’improvviso lasciando in perdita gli ultimi arrivati. Insomma, truffe che ricordano lo schema Ponzi.

Secondo Micar, il regolamento europeo sulle crypto attività, una memecoin è, di norma, diversa dai token di moneta elettronica, definita nel regime delle “other than” (cioè non stablecoin o e-money token). E secondo l’art.4(1) nessuno può offrire al pubblico una cripto-attività “other than” in Europa, a meno di soddisfare varie condizioni: l’offerente deve essere una persona giuridica e deve predisporre un white paper (documento informativo standardizzato che spiega chi è l’offerente, che cosa è il token, come funziona, quali rischi comporta e quali costi prevede) da notificare all’autorità competente e per poi pubblicarlo. Per la Consob, nel caso $CORONA, l’iniziativa era stata promossa in prima persona e senza un white paper conforme, né notificato né pubblicato.

Secondo la delibera della Consob n. 23815, i memecoin “$CORONA” risultavano scambiabili a partire dal 22 febbraio 2025. Così il 25 febbraio l’Authority ha inviato a Fabrizio Corona un richiamo sulla normativa applicabile, per poi consegnare a mano presso la sua residenza, la nota. Nessun riscontro da parte sua. Il 4 marzo 2025 la Consob ha dunque ordinato la cessazione immediata dell’offerta al pubblico italiano. Il procedimento è andato avanti e l’8 gennaio 2026 la Consob ha deliberato una sanzione amministrativa pecuniaria di 200 mila euro, l’ingiunzione ad astenersi dal ripetere la violazione e la pubblicazione di una dichiarazione pubblica con l’annotazione che i token risultavano ancora scambiabili su Raydium.

Già da febbraio 2025 la Consob aveva iniziato a usare i nuovi poteri per l’oscuramento di siti che offrivano servizi crypto senza autorizzazioni (124 sul totale di 322 siti oscurati). Ma il caso Corona dimostra che la nuova disciplina europea sulle criptovalute è entrata in vigore e che le authority nazionali sono pronte ad applicarla: la responsabilità dell’offerente nel mirino e la capacità di comminare sanzioni come grilletto. Questo non significa che Micar sia perfetto, anzi. La presidente della Bce, Christine Lagarde, ha più volte segnalato come il regolamento non disciplini in modo chiaro gli schemi di “multi-issuance” delle stablecoin, emesse in parallelo da un soggetto nell’Unione e da uno fuori, con rischi di tutela e corsa ai rimborsi. Allo stesso tempo, molti critici hanno evidenziato come Micar sia orientato alla tutela dei consumatori e quindi non in grado di mitigare i rischi alla stabilità finanziaria.

Per chi fosse interessato questi strumenti, comunque, la lezione è chiara: i rischi sono altissimi, e senza le corrette informazioni si rischia l’osso del collo. Se dopo questo articolo vorrete ancora comprare questi token, consultate la sezione “avvisi ai risparmiatori” della Consob, dove c’è la “blacklist” delle offerte e degli operatori crypto.

  

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