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girotondo
La rivolta delle imprese dopo il blocco del Mercosur
Chi si oppone al Mercosur, votando contro, lavora contro la crescita e contro l’interesse nazionale. Di fronte al protezionismo serve più apertura non più populismo. Un appello fogliante firmato da quattordici tosti imprenditori
Il governo Meloni, ieri, ha firmato una serie di protocolli importanti, a favore delle imprese, per una maggiore competitività in Europa, con il cancelliere tedesco Friedrich Merz. Accordi importanti, per sburocratizzare l’Europa, per rafforzare il mercato interno, per aiutare gli imprenditori a essere più competitivi. Ci siamo chiesti però che cosa potrebbero fare il governo italiano e la politica in generale per aiutare le imprese a crescere di più, agendo anche in Italia oltre che in Europa. E ce lo siamo chiesti dopo aver assistito, giorni fa, a una scena poco edificante, per così dire, come quella registrata al Parlamento europeo, dove anche alcuni partiti italiani, la Lega, il M5s, Avs, hanno scelto di congelare un accordo di libero scambio importante, come quello Ue-Mercosur, mettendosi dunque di traverso di fronte alla possibilità di rispondere al protezionismo trumpiano non con nuovo populismo ma con più apertura, con più globalizzazione, con più opportunità per chi fa impresa in Italia. Per questo abbiamo chiesto a una serie di imprenditori, interni a Confindustria, quanto sia grave quello che è successo al Parlamento europeo, quanto sia grave non arginare all’interno delle coalizioni i partiti che assecondano il protezionismo, quanto sia grave non mettere in campo un bazooka per dare alle imprese la possibilità di trasformare una crisi sistemica in un’opportunità di crescita. Buona lettura.
Arginare i sabotatori del mercato
Gli eurodeputati italiani e i relativi partiti che hanno votato per il rinvio dell’accordo Ue-Mercosur alla Corte Ue sono responsabili di sabotaggio nei confronti dei lavoratori e delle imprese del Made in Italy. In special modo in riferimento alle imprese del Veneto e di Vicenza, che è la provincia con l’export pro capite più alto d’Italia. I voti italiani e, peggio ancora, quelli degli eletti nella circoscrizione Nord-Est, sono stati decisivi visto che l’esito infausto per chi lavora in Italia è dipeso da soli 5 voti che, anziché opporsi al rinvio, hanno deciso di appoggiarlo. Ed è un sabotaggio gravissimo perché siamo in un momento storico, evidente a chiunque, in cui il grado di libertà nel commercio internazionale è minacciato da più parti. Abbiamo aziende, anche storiche, che chiudono o rischiano di chiudere e l’Europa matrigna, oggi, non è quella di Von der Leyen, ma di coloro, europarlamentari e partiti, che hanno votato contro il Mercosur e contro il lavoro delle aziende del nord-est.
Giulia Faresin, vicepresidente con delega all’internazionalizzazione ed Europa, Confindustria Vicenza
L’industria non si può maltrattare
La decisione di ieri penalizza molto la nostra regione, che è fortemente esportatrice e manifatturiera. Tutte le forze che hanno a cuore la nostra economia dovrebbero avere la consapevolezza che senza accordi di questo tipo l’industria non avrà futuro, specie nell’attuale clima geopolitico. Riaprire il dibattito su un accordo che amplia l’accesso a nuovi mercati e genera ricadute economiche positive, rafforzando il nostro ruolo internazionale, introduce seri elementi di incertezza in una fase globale già particolarmente complessa. Ci auguriamo che la Corte di Giustizia europea si pronunci in tempi brevi in senso positivo sul via libero definitivo all’accordo. Dobbiamo al contempo pensare che il Parlamento è la fotografia delle nazioni europee e dei loro cittadini. Per questo dobbiamo impegnarci tutti, con uno sforzo collettivo ad ogni livello, per diffondere una maggiore cultura economica in Europa, specie tra i giovani, insieme alla consapevolezza del ruolo centrale dell’industria per il benessere e l’occupazione.
Annalisa Sassi, presidente Confindustria Emilia-Romagna
L’urgenza di nuovi sbocchi commerciali
Bloccare l’accordo Mercosur è un grave errore, perché danneggia la crescita delle esportazioni industriali su alcuni dei mercati più promettenti del mondo. E’ un grave errore per l’Europa, ma è un errore ancor più grave per i grandi Paesi manifatturieri come l’Italia e per regioni come la Puglia, che esporta dieci miliardi in tutto il mondo, di cui oltre la metà sono proprio prodotti delle filiere industriali pugliesi. Bloccare un accordo commerciale che fa crescere intere filiere industriali è una scelta miope, che va contro gli interessi generali del nostro Paese. È l’opposto di ciò che bisogna fare in questa fase di guerre commerciali. All’Europa le nostre imprese chiedono di aprire, e non di chiudere, nuovi mercati nuove e occasioni d’affari. Se avremo nuovi sbocchi commerciali, non crescerà solo l’industria ma tutta l’Europa sarà più forte, e avrà maggiore potere contrattuale nei confronti degli Usa.
Mario Aprile, presidente Confindustria Bari e BAT
Le opportunità che non vogliamo vedere
L’accordo tra Unione Europea e Mercosur è un’opportunità strategica per l’internazionalizzazione delle imprese abruzzesi e per il rafforzamento del sistema produttivo sui mercati globali, soprattutto in una fase segnata da tensioni geopolitiche e incertezza economica. L’apertura di nuovi sbocchi commerciali è una leva essenziale per sostenere crescita, investimenti e occupazione. La decisione dell’Europarlamento di rinviare il testo alla Corte di giustizia europea determina un allungamento dei tempi: auspichiamo che si proceda quanto prima con l’applicazione provvisoria dell’intesa. Comprendiamo le preoccupazioni del mondo agricolo, ma l’accordo prevede tutele chiare: protezione delle indicazioni geografiche, contingenti per i prodotti sensibili, clausole di salvaguardia e un periodo di transizione decennale. Strumenti che consentono di coniugare apertura dei mercati, competitività e tutela delle eccellenze produttive.
Lorenzo Dattoli, presidente Confindustria Abruzzo Medio Adriatico
La competitività passa da qui
Il rinvio sull’approvazione dell’Accordo UE–Mercosur preoccupa profondamente chi rappresenta territori e filiere manifatturiere fortemente orientate all’export, l’occhialeria. Comparto che compete sui mercati globali per qualità, innovazione e integrazione nelle catene del valore internazionali. L’accordo con il Mercosur è una leva strategica per rafforzare la presenza delle nostre imprese in un’area ad alto potenziale di crescita, in un momento in cui dazi e tensioni geopolitiche stanno già mettendo sotto pressione le filiere produttive. Belluno è un territorio manifatturiero a forte specializzazione, dove l’occhialeria e la meccanica rappresentano eccellenze riconosciute a livello mondiale e un motore di occupazione, investimenti e coesione sociale. Difendere l’accordo UE–Mercosur significa difendere la competitività industriale europea e il futuro di territori come Belluno e di settori cardi e del Made in Italy come l’occhialeria.
Maria Lorraine Berton, presidente del Gruppo tecnico Olimpiadi, Grandi eventi ed Economia della Montagna di Confindustria, presidente Confindustria Belluno-Dolomiti, presidente ANFAO
Chi ha a cuore la nostra proiezione nel mondo?
L’accordo Ue-Mercosur va applicato in via provvisoria: è, per le imprese, una priorità industriale. Il rischio che sia congelato per i prossimi mesi, se non addirittura anni, ha ripercussioni pesanti sulla competitività delle nostre aziende e dell’intera Europa. Siamo davanti ad un problema concreto, tanto più in uno scenario globale segnato, sempre più, da dazi, tensioni geopolitiche e mercati instabili. Rischiamo, in quest’ottica, che sia un’occasione sprecata, proprio nel momento in cui il continente ha bisogno di dimostrare unità, capacità di decisione e forza internazionale. Servono, dunque, sbocchi nuovi, regole certe e meno barriere per chi produce ed esporta. Per le imprese il Mercosur rappresenta un’area di libero scambio da 720 milioni di consumatori, che vale oltre il 20% del PIL mondiale. Applicare l’accordo in via provvisoria è, dunque, una scelta di competitività, sicurezza economica e commerciale. Si tratta di un tassello strategico per rafforzare la proiezione economica dell’Europa nel mondo e diversificare davvero i nostri mercati.
Veronica Squinzi, vicepresidente Assolombarda
Un accordo rapido, ora
Il voto del Parlamento europeo che ha richiesto un parere della Corte di Giustizia UE sull’accordo con il Mercosur rappresenta un rischio per le imprese italiane. Dopo oltre vent’anni di negoziati, l’incertezza derivante da un rinvio dell’approvazione provvisoria potrebbe determinare un blocco dell’accordo, con ripercussioni sulla possibile crescita delle nostre imprese in quei mercati, proprio mentre il contesto globale è sempre più incerto. La Corte di Giustizia potrebbe impiegare tra 12 e 18 mesi per una decisione, un periodo che non è compatibile con le esigenze di sviluppo dell’economia. L’accordo con il Mercosur, frutto di un lungo e complesso processo negoziale, rappresenta un’opportunità di crescita, abbattendo barriere e creando nuove possibilità di accesso ai mercati emergenti. È fondamentale che le istituzioni europee trovino un accordo rapido per superare questa impasse e procedere con l’attuazione dell’accordo, tutelando al contempo le nostre eccellenze attraverso le opportune clausole di salvaguardia, in particolare per le Indicazioni Geografiche.
Giacomo Ponti, presidente Federvini
Protezionismo uguale declino
L’immediata applicazione dell’accordo Ue-Mercosur costituisce una straordinaria opportunità per l’Europa e per l’Italia, di cui beneficeranno imprese e cittadini. È uno scatto di orgoglio per la UE, che rilancia i suoi valori a livello internazionale creando un accordo commerciale di leale e proficua collaborazione. L’intesa favorirà gli interessi nazionali e permetterà alle imprese italiane di aprirsi al più grande mercato mondiale. L’industria alimentare, a regime, potrà raddoppiare le esportazioni, raggiungendo quota 800 milioni, come accaduto con l’accordo CETA con il Canada. Non è accettabile che l’avvio dell’intesa venga ostacolato usando pretesti di ordine giuridico o inquadrando in modo distorto il tema della reciprocità, quando le tutele richieste sono tutte garantite dalle norme europee e da robuste clausole di salvaguardia, ottenute grazie all’azione del Governo. La scelta è tra la crescita aprendosi ai mercati emergenti o un protezionismo che può solo condurci al declino.
Paolo Mascarino, presidente Federalimentare
Soluzioni creative cercansi
Per il sistema produttivo della Sardegna lo slittamento del Mercosur rappresenta un fattore di particolare criticità. L’accordo avrebbe rappresentato un’importante leva di competitività per le imprese sarde, favorendo la riduzione dei dazi su prodotti industriali e agroalimentari e offrendo nuove opportunità di consolidamento sui mercati sudamericani. Il rinvio deciso dal Parlamento europeo rischia invece di rallentare i processi di internazionalizzazione già avviati, riducendo la capacità delle imprese isolane di pianificare investimenti e strategie di medio periodo e lasciandole esposte a una concorrenza internazionale sempre più intensa. Lo stallo attuale prolunga una fase di incertezza che penalizza in modo particolare anche le regioni insulari e periferiche come la Sardegna. Per il sistema produttivo sardo, l’accesso a mercati extra-Ue dinamici come quelli del Mercosur non è un’opzione e neanche una priorità, ma una vera e propria necessità strategica. E’ auspicabile che le istituzioni europee individuino rapidamente una soluzione che consenta di superare l’attuale impasse, così da restituire alle imprese un quadro di regole chiaro e stabile.
Maurizio De Pascale, presidente Confindustria Sardegna
Colpi pesanti che non vogliamo vedere
La decisione di rinviare l’accordo Ue-Mercosur è un colpo pesante per l’industria italiana. Lo è ancor più in un momento come questo in cui l’incertezza geopolitica mette a dura prova le imprese che hanno nell’export la loro carta vincente come sono quelle rappresentate da Ucimu. Per questo occorre intervenire immediatamente per ratificare l’accordo al più presto. Le nostre aziende da sempre guardano con attenzione anche ai mercati emergenti o con andamenti altalenanti. Tra questi vi sono quelli dell’area Mercosur – primo fra tutti il Brasile – che da sempre apprezzano qualità, e personalizzazione della nostra offerta. Anche in vista della ratifica dell’accordo, nell’ultimo biennio, l’associazione ha potenziato le sue iniziative dedicate all’America Latina. Oltre alle missioni svolte in Brasile, Ucimu ha attivato contatti con le organizzazioni di rappresentanza dell’Argentina propedeutiche a nuove collaborazioni tra le industrie dei due paesi.
Riccardo Rosa, presidente Ucimu, sistemi per produrre
Responsabilità cercasi
Chi ha votato contro il Mercosur sembra avere un atteggiamento miope e ideologico: sull’onda di interessi particolari si penalizza il bene del paese. Il manifatturiero contribuisce in gran parte ai 630 miliardi di esportazioni dell’Italia e, anche grazie a questo, alla tenuta dei conti italiani. Votare contro l’accordo significa rinunciare ad una boccata di ossigeno di 14 miliardi, necessaria dopo l’introduzione dei dazi americani. Le ultime negoziazioni hanno ottenuto che i prodotti in ingresso rispettino le regole europee, e gli agricoltori italiani avranno ulteriori 9,5 miliardi di aiuti per difendersi dalla presunta concorrenza di quei paesi. Il voto contrario finirà per tradursi in una scelta dannosa, che va contro gli interessi nazionali e le esigenze concrete del sistema produttivo del paese. Auspichiamo che venga approvato l’accordo con la procedura provvisoria. Serve senso di responsabilità da parte di tutti.
Marco Nocivelli, vicepresidente Confindustria per le politiche industriali e il Made in Italy
Una storia personale sull’apertura necessaria
La nostra azienda è presente in Brasile dal 2001. Il business che portiamo avanti nell’area è quello della produzione di parti per le macchine di trasporto della canna da zucchero. Pur essendo per noi un mercato, quello dell’America Latina, che presidiamo da tempo, abbiamo davanti a noi potenzialità inespresse e grandi opportunità da cogliere che l’accordo con il Mercosur potrebbe sbloccare. Penso al comparto della componentistica o a quella degli assali per l’autotrasporto. Tutte porte chiuse da dazi molto elevati che ci impediscono di essere competitivi, come avviene, invece, in altri mercati dove ci siamo affermati come leader. Con una zona di libero scambio potremmo creare valore, crescita di fatturato, occupazione. Speriamo che non sia tutto sfumato. Anche nell’interesse dello stesso settore agroalimentare che nell’area ha grandi capacità di penetrazione: la stima della Commissione Ue parla, a pieno regime, di una potenzialità di crescita dell’export del +50 per cento per 1,2 miliardi di euro. Proprio per questo trovo incomprensibile la posizione dei nostri rappresentanti a Bruxelles che dicono no al Mercosur. Non è una linea che si cala nella realtà e che non calcola ciò che stiamo perdendo in termini di opportunità di sviluppo. La mia azienda ne è un esempio concreto.
Chiara Radrizzani, vicepresidente Confindustria Varese
La crescita che non vogliamo abbracciare
La chimica in Italia rappresenta il terzo produttore europeo. Con 65 miliardi di euro di fatturato e oltre 2.800 imprese, è la quinta industria del paese. Le imprese chimiche in Italia sono fortemente orientate all’export – che supera i 40 miliardi di euro – e sono protagoniste in collaborazioni internazionali, esportando tecnologie e competenze, consolidando la presenza internazionale del settore e contribuendo al rafforzamento del “Made in Italy” a livello globale. Il valore delle esportazioni di prodotti chimici dall’Italia ai paesi del Mercosur nel 2024 è stato di circa 670 milioni di euro, pari al 9 per cento dell’export italiano verso i paesi partecipanti all’accordo. Negli ultimi dieci anni (2014/2024) le esportazioni di chimica dall’Italia a tale area sono aumentate del 55 per cento, una performance migliore rispetto a quella dei maggiori paesi europei il cui export verso il Mercosur ha registrato crescite minori. Per il settore chimico, nell’ottica di una apertura più consistente a nuovi mercati, si tratta quindi di una strada da perseguire e che potrebbe offrire anche valide opportunità in tema di approvvigionamento di materie prime.
Francesco Buzzella, presidente di Federchimica
Numeri per aprire gli occhi
Brasile, Argentina, Paraguay e Uruguay rappresentano già oggi un mercato rilevante per le imprese abruzzesi: nel 2025 l’export regionale verso questi paesi è stimato oltre i 161 milioni di euro. Il cuore economico dell’accordo è la riduzione dei dazi: il Mercosur eliminerà progressivamente le tariffe sul 91 per cento delle importazioni dall’Unione europea. Attualmente il Mercosur applica dazi fino al 35 per cento su macchinari, veicoli e componenti e fino al 20 per cento su chimica e farmaceutica, settori strategici dell’economia abruzzese. La loro riduzione può generare un vantaggio competitivo immediato per l’industria manifatturiera regionale, riducendo i costi di accesso ai mercati e aumentando la certezza delle regole. Secondo le stime della Commissione europea, l’accordo potrebbe far crescere le esportazioni Ue verso il Mercosur fino al 39 per cento, aprendo prospettive significative anche per le nostre imprese.
Alessandro Addari, delegato all’internazionalizzazione, Confindustria Medio Adriatico