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Il Colloquio
Giuricin: "Riformare il settore ncc potrebbe creare 40 mila posti di lavoro e generare 2,4 miliardi in più"
Dopo la protesta del 13 gennaio, l'esperto in materia di trasporti spiega al Foglio perché il vero nodo non sono le app ma l’offerta: una legge vecchia del 1992, poche licenze, attese lunghe e il riflesso instintivo di risolvere tutto con nuovi divieti
Al Foglio Andrea Giuricin, economista dei trasporti dell’Università Milano Bicocca e portavoce di Muoviti Italia, commenta la situazione mobilità degli ncc dopo la protesta dei tassisti di ieri (in cui c'è stata anche un'aggressione ai danni del presidente di +Europa, Matteo Hallissey): “Bisogna riformare una legge che è del 1992, ma su questo credo che ormai tutti siano d’accordo. Sul come, sicuramente non mettendo nuovi limiti come il famoso blocco dei venti minuti per gli ncc, o il foglio elettronico che prende tutti i dati per rendergli più difficile il lavoro”. La frase non nasce dal niente: proprio qualche mese fa, la Corte costituzionale, con la sentenza 163 del 2025 ha annullato proprio il vincolo dei venti minuti e l’obbligo di usare in esclusiva un’app ministeriale per il foglio di servizio elettronico.
Intanto nel pomeriggio di oggi il ministero dei Trasporti accoglieva l’ennesimo tavolo di confronto dopo lo sciopero di ieri. A tornare in voga sono sempre gli stessi slogan e le stesse richieste da parte del comparto tassisti: regole più rigide per le piattaforme, stretta contro l’abusivismo e, nella sostanza, nuovi paletti per impedire che la concorrenza degli ncc entri davvero nel mercato. Dopo aver incontrato i tassist il Mit ha diramato un comunicato stampa: "Incontro positivo e costruttivo. Nelle prossime settimane ci sarà un nuovo tavolo". I tassisti affermano di temere gli algoritmi. Forse, più banalmente, temono che si apra il mercato andando così ad aumentare l’offerta.
Giuricin non fa il tifo per un’app in particolare: “Che sia internazionale, europea, o italiana: vanno tutte benissimo. La questione, però, è che serve riformare quella legge come un qualunque paese moderno”, sottolinea l’esperto in materia di trasporti, “Le piattaforme oggi in Italia non riescono a lavorare al meglio per come è la situazione, perché di fatto c’è poca offerta”. Poi il professore della Bicocca insiste: “Non lo dico io ma la Corte costituzionale quando afferma che il blocco degli ncc crea un problema addirittura al diritto di mobilità dei cittadini. E lo dice anche l’Antitrust che il servizio ha delle attese enormi e non funziona: basta vedere qual è la situazione fuori dalle stazioni o dagli aeroporti durante l’anno”.
Una parte dei taxi però ha scelto di lavorare con Uber: un esempio è il consorzio itTaxi. La partnership, secondo quanto dichiarato dal presidente Loreno Bittarelli al Foglio, porta oltre 4 milioni di corse l’anno e riduce i tempi morti, pagando all’intermediario (Uber) una percentuale del 7 per cento, compresa l’iva. Se per alcuni la piattaforma è un nemico, per altri è semplicemente uno strumento per concentrare la domanda e l’offerta.
Il problema, però, persiste. Quante auto ci sono davvero quando un cittadino chiama un auto? “Se vai in Francia, nella zona di Parigi ormai ci sono 40.000 ncc - - i Véhicule de tourisme avec chauffeur (Vtc) - e 19.000 taxi”, risponde Giuricin, “In una zona relativamente piccola l’offerta viene riempita con circa decine di milioni di corse ogni anno solo per gli ncc. In Italia, invece, ci sono 25.000 taxi per tutto il paese”. Poi aggiunge: “A Madrid 16.000 taxi lavorano insieme a 9.000 ncc 24 ore su 24”.
Ma perché in Italia costa di più il servizio taxi, ma anche un ncc che passa da Uber? “Perché l’offerta è limitata”, risponde l’esperto nel settore trasporti, “In Francia esistono autorizzazioni e controlli, ma non una barriera all’ingresso. Si passa un esame, che supera solo il 59 per cento dei richiedenti. Poi, rispondendo a determinati requisiti, si può richiedere questa autorizzazione e si inizia a operare. Da noi il mercato è artificialmente tenuto con un’offerta molto limitata”.
E allora perché non si riforma davvero quella legge che disciplina il settore e che risale al 1992? “Non si è avuta ancora la capacità di riformare un settore che è fermo a trent’anni fa. Siamo rimasti bloccati invece di fare il bene dei cittadini, delle aziende e via dicendo. Ma soprattutto dell’economia”, riflette Giuricin, “Secondo una mia stima, con una riforma del settore si potrebbero creare fino a 40 mila nuovi posti di lavoro nel settore ncc e generare 2,4 miliardi di economia aggiuntiva. Altrove, come in Francia, si è deciso di prendere una direzione netta. A livello globale siamo un’eccezione: basti guardare al Portogallo, ai paesi dell’Est Europa, ma anche in Sud Africa, in tutta l’Asia e così via”.
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