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Costi dell'energia

Pmi penalizzate rispetto alle grandi aziende. Confartigianato chiede di rivedere il decreto

Il presidente Granelli ha inviato una lettera al ministro Pichetto Fratin con la proposta di aprire un confronto e di correggere l’impianto del provvedimento per evitare che gli interventi ipotizzati finiscano per aggravare le distorsioni che penalizzano le micro e piccole imprese

Confartigianato chiede una revisione delle misure contenute nelle bozze del decreto legge Energia e mette in guardia dal rischio che gli interventi ipotizzati non solo non risolvano il problema del caro oneri in bolletta, ma finiscano per aggravare le distorsioni che penalizzano le micro e piccole imprese. E’ il messaggio della lettera inviata dal presidente Marco Granelli al ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica Gilberto Pichetto Fratin, con la proposta di aprire un confronto e di correggere l’impianto del provvedimento. Nel mirino di Confartigianato ci sono due misure chiave del decreto. La prima è il taglio una tantum degli oneri per le rinnovabili, pari a 750 milioni di euro, esteso a tutte le utenze in bassa tensione “altri usi”. La seconda è la cartolarizzazione di una quota degli oneri, per circa 5 miliardi l’anno per tre o cinque anni, da restituire in un arco temporale di circa vent’anni, con un costo complessivo stimato tra i 10 e i 12 miliardi di euro.

 

Confartigianato riconosce che il decreto prende finalmente atto di una criticità denunciata da tempo, già affrontata in parte con il dl 19/2025. Tuttavia, giudica il taglio una tantum poco efficace perché privo di selettività. La platea delle utenze in bassa tensione “altri usi” è infatti molto eterogenea e comprende anche soggetti che non utilizzano l’energia come fattore produttivo essenziale. Il risultato, secondo Granelli, è un beneficio disperso, che non incide in modo significativo sulle imprese più penalizzate. Il nodo centrale resta la profonda sperequazione tra imprese dello stesso settore produttivo. Oggi l’80 per cento del manifatturiero italiano è composto da microimprese con meno di nove addetti, che arrivano a pagare oneri tra i 44 e i 53 euro per megawattora, mentre le grandi imprese energivore dello stesso comparto sostengono costi di appena 3–5 euro per megawattora, esclusivamente per effetto delle soglie di consumo. Una disparità che incide direttamente sulla competitività delle piccole aziende.

 

Per correggere questa distorsione, Confartigianato propone di concentrare l’intervento sulle utenze in bassa tensione “altri usi” con potenza disponibile superiore a 16,5 kW. In questo modo, la riduzione degli oneri salirebbe dal 22 al 36 per cento, coinvolgerebbe il 61 per cento dei consumi complessivi della classe e sosterrebbe imprese che producono e competono sui mercati internazionali. Le realtà più piccole che resterebbero escluse potrebbero essere aiutate utilizzando risorse già disponibili, come i proventi dei contratti per differenza legati ai nuovi impianti da fonti rinnovabili, oggi nella disponibilità di Arera. Ancora più critico è il giudizio sulla cartolarizzazione. Spalmare nel tempo circa 25 miliardi di oneri significa, secondo le stime dell’associazione, arrivare a farne pagare 36 ai clienti finali. In assenza di criteri correttivi espliciti e di un tetto agli oneri futuri, il meccanismo continuerebbe a ripartire il carico secondo le regole attuali. Il rischio è che micro e piccole imprese, che rappresentano circa il 25 per cento dei consumi, finiscano per sostenere fino al 40 per cento del costo della cartolarizzazione, mentre un ulteriore 20 per cento ricadrebbe sulle famiglie. Al contrario, i soggetti già fortemente agevolati, come le imprese energivore, continuerebbero a contribuire in misura marginale.

 

I dati rafforzano l’allarme. Nel solo 2024 le piccole imprese hanno versato circa 1,9 miliardi di euro per gli oneri delle rinnovabili, a cui si aggiungeranno gli effetti dell’Energy Release, stimati in 1,1 miliardi. Nel 2025 il trasferimento complessivo di risorse da famiglie e Pmi verso i grandi consumatori potrebbe arrivare a 3 miliardi di euro. Un andamento che contrasta con il contributo già dato dalle piccole imprese alla decarbonizzazione e con la riduzione degli oneri attesa con l’esaurimento dei conti energia previsto nel 2032, oggi rallentata da nuove incentivazioni.

 

Per Confartigianato la strada alternativa è chiara: spostare almeno in parte il finanziamento degli oneri fuori dalla bolletta elettrica, utilizzando risorse come i proventi delle aste CO₂, evitando soluzioni giudicate costose e distorsive. Una direzione già indicata da Arera e coerente con l’obiettivo, fissato anche dal Pnrr, di “ripulire” la bolletta da voci estranee alla fornitura di energia. Su questa base, Granelli invita il governo ad aprire un confronto per individuare soluzioni strutturali capaci di ridurre davvero il caro oneri e ristabilire un equilibrio più equo tra famiglie, piccole imprese e grandi consumatori. (r.ec.)