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l'accordo di libero scambio

Cosa ha ottenuto davvero l'Italia in cambio del suo sì al Mercosur

Davide Mattone

Il ministro Lollobrigida vede i suoi omologhi europei a Bruxelles e spiana la strada all'accordo commerciale. A cambiare il quadro, nessuna modifica reale al trattato, ma una maggiore copertura politica e finanziaria per il mondo agricolo che il governo non vuole scontentare

"Se le premesse di garanzia per il mondo produttivo vengono certificate, approveremo in questa fase la sottoscrizione dell'accordo". Così il ministro dell'Agricoltura Francesco Lollobrigida, oggi a Bruxelles per incontrare i suoi omologhi europei, apre la strada al sì dell'Italia all'accordo di libero scambio con i paesi del Mercosur. Un accordo su cui la posizione dell'Italia è stata basculante – nonostante le prospettive di export che si prospettano con Argentina, Brasile, Uruguay, Paraguay e Bolivia – a causa delle proteste del mondo agricolo, che teme di subire importazioni insostenibili da questi mercati. 

D'altra parte, da qualche mese a questa parte è bastato pronunciare la parola “Mercosur” per trasformare un trattato commerciale, che rimane tale, in una discussione sul bilancio europeo e sulla Politica agricola comune (Pac). L’Italia ha fatto esattamente questo: ha tenuto il sì in sospeso, sapendo di poter essere decisiva sull'accordo tanto caro a Ursula von der Leyen e alla Germania, per ottenere concessioni rispetto alle richieste italiane sulla Pac.

La cronistoria è tanto semplice quanto esemplificativa. A dicembre, come anche già a settembre, Roma era già orientata al sì. Ma Giorgia Meloni aveva frenato all’ultimo, scegliendo di strizzare l’occhio a Emmanuel Macron che chiedeva tempo. Quel temporeggiamento ha fatto slittare la firma prevista il 20 dicembre, con il disappunto del presidente brasiliano Lula – che il 18 dicembre aveva telefonato a Meloni per convincerla – e di Ursula von der Leyen, decisa a chiudere il dossier entro l’anno.

Le motivazioni ufficiali italiane per giustificare il “cooling break” erano le garanzie per l’agricoltura contenute all'interno dell'accordo Ue-Mercosur. Il 17 dicembre, Giorgia Meloni ha spiegato in Parlamento che le misure aggiuntive “seppur presentate, non sono ancora finalizzate”. Il punto, però, è che le tutele da "finalizzare" erano già sul tavolo. Mancava solo il voto dell'Italia, che ora è previsto il 9 gennaio. Il 16 dicembre il Parlamento europeo aveva già adottato, a larghissima maggioranza, la sua posizione sul nuovo regolamento di salvaguardia - pensato per sospendere temporaneamente le preferenze tariffarie talora "un’ondata di importazioni" avesse messo sotto pressione i produttori europei. Il 17 dicembre, ossia lo stesso giorno del discorso di Meloni, il Consiglio e il Parlamento hanno chiuso un accordo provvisorio che siglava le nuove misure per l’attivazione delle misure di salvaguardia per i prodotti agricoli sensibili – carne bovina, pollame, zucchero –, con indagini che possono chiudersi in quattro mesi e misure provvisorie in 21 giorni in caso d’urgenza.

Allora cosa ha ottenuto davvero l'Italia in cambio del suo sì al Mercosur?

La moneta di scambio è arrivata ieri con una lettera di Ursula von der Leyen. Per “assicurare risorse aggiuntive”, la Commissione propone di dare agli stati membri accesso anticipato a due terzi dei fondi che, nel bilancio europeo 2028-2034, sarebbero stati sbloccati solo con la revisione intermedia. Si sta parlando di circa 45 miliardi di euro, mobilitabili già dall’avvio del prossimo ciclo della Pac. Nella stessa cornice Bruxelles rivendica una Pac complessiva da circa 300 miliardi, con una riserva per le crisi (safety net) da 6,3 miliardi. Secondo il ministro per l'Agricoltura Francesco Lollobrigida, l’aumento si tradurrebbe in circa 10 miliardi aggiuntivi per l’agricoltura italiana, oltre ai 31 previsti tra il 2028 e il 2034.

Insomma, ecco cosa ha ottenuto davvero l’Italia in cambio del suo sì. Non un emendamento last minute al testo del Mercosur, né una clausola miracolosa sulla carne o sulla soia brasiliana. Piuttosto, una maggiore copertura politica e finanziaria sulla Pac, cioè sul dossier (l'agricoltura) più sensibile per chi deve spiegare che chi vota sì al Mercosur non sta scaricando i costi di un accordo che aumenta la concorrenza sugli agricoltori. La partita che l'Italia stava giocando, quindi, era quella della Pac. E lo si capisce anche dalle parole che il ministro Lollobrigida ha affidato oggi ai giornalisti da Bruxelles: “La lettera di von der Leyen di ieri non è un elemento secondario. Guardando al sistema italiano, abbiamo sempre detto che per noi il Mercosur è un'ottima occasione. Come paese esportatore abbiamo ovviamente dei vantaggi sul sistema industriale, ma anche grandi vantaggi con gran parte del sistema agricolo. Si apre un grande mercato".

Ora la strada è segnata: dopo la riunione di oggi, il 9 gennaio voteranno gli ambasciatori (il Coreper) per approvare l'accordo e il 12 gennaio dovrebbe chiudersi in Sud America una storia di trattative lunga 25 anni. L’Italia, pur avendo fatto la voce grossa, ha incassato ciò che voleva ottenere e può ora spostare il dibattito dal “no” di principio al “sì con condizioni”.  Una vittoria per tutti, sembra.