Ignazio Angeloni (foto LaPresse)

l'intervista

"L'Italia può creare problemi all'Eurozona". Parla Ignazio Angeloni (ex Bce)

Mariarosaria Marchesano

"I segnali riguardanti il Pnrr non sono buoni. Mi pare di vedere più attenzione a come posizionarsi per le prossime elezioni che agli investimenti e alla produttività", dice l'economista e già componente del superadvisory board della Banca centrale europea

"I problemi di approvvigionamento attraverso il Mar Rosso hanno già fatto aumentare i costi di trasporto, una variabile importante per l’economia europea. Se la tendenza si rafforza avremo più recessione e inflazione insieme, la peggiore combinazione. E’ un grande rischio, specialmente ora che stiamo cercando di rientrare dalla forte inflazione senza penalizzare la crescita”. Ignazio Angeloni, economista e già componente del superadvisory board della Bce, è appena tornato in Italia dopo alcuni mesi di studio e lavoro all’università di Harvard, negli Stati Uniti. Da qui ha osservato l’evolversi della crisi mediorientale e le sue ricadute sull’economia italiana.

 

Vista dall’altra sponda dell’Atlantico, l’Italia è “un grande paese che può creare problemi significativi all’Eurozona”. Un giudizio severo, come mai? “Oggi come due anni fa – prosegue Angeloni – la vera sfida per l’Europa è far funzionare il programma di investimenti e riforme, rendendo più dinamica e competitiva l’economia. Ancora una volta questa sfida dipende soprattutto dall’Italia, il maggior beneficiario dei contributi europei. Purtroppo, però, i segnali riguardanti il Pnrr non sono buoni: instabilità politica all’inizio, ritardi e decurtazioni del programma in seguito. Mi pare di vedere, in questo momento, più attenzione a come posizionarsi per le prossime elezioni che a come stanno andando gli investimenti e la produttività del paese. Intanto, però, gli Stati Uniti di Biden stanno avendo ottimi risultati in termini di crescita, occupazione e disinflazione. I sondaggi dicono che l’elettorato non sembra accorgersene, ma io credo che questo cambierà andando avanti nel 2024. E sarebbe importante perché una ipotetica rielezione di Donald Trump a novembre potrebbe rivelarsi fatale per l’economia mondiale. E non mi sembra che l’Europa sia preparata”. 

 

Intanto, oggi si riunisce il consiglio direttivo della Banca centrale europea, che pur nella consapevolezza del rischio di una recessione conseguente alle nuove tensioni geopolitiche, non sembra avere intenzione di avviare la riduzione dei tassi d’interesse nel breve periodo. Che cosa ne pensa?  “L’economia globale – osserva l’economista – ci ha dato, insieme a tanti vantaggi, anche una maggiore vulnerabilità agli choc esogeni. Specialmente per economie di trasformazione come la nostra, che dipendono dalla disponibilità di risorse esterne. Detto questo, pur essendoci il rischio di una recessione, non ci sono segnali che questa stia arrivando. Così la Bce manterrà un approccio basato sui dati che consente davvero scarsi margini di riduzione considerando che l’inflazione è ancora al 3 per cento”. 

 

A Davos la presidente Christine Lagarde ha quasi ingaggiato una polemica con i mercati dicendo che “non aiutano” con le loro aspettative troppo ottimistiche. Che tipo di rapporto c’è oggi tra politica monetaria, da un lato, e mercati e politica dall’altro? “La politica monetaria ha bisogno dei mercati finanziari per esercitare la propria influenza sull’economia, il che richiede un dialogo fra i due e una corretta comunicazione da parte della banca centrale. Recentemente, in Europa i mercati hanno frainteso la Bce, con il risultato che da mesi anticipano una forte riduzione dei tassi nel 2024 che non è né plausibile, né in linea con gli annunci della banca centrale. Quanto al rapporto con la politica, la banca centrale è un’istituzione indipendente, ma alla lunga questa indipendenza non è sostenibile se non gode di un sostanziale sostegno dell’opinione pubblica, che a sua volta esprime la politica”. 

 

E’ anche un po’ un paradosso, non le pare? “Può sembrare, ma è così. Tutto sommato, la Bce in Europa gode in questo momento di sufficiente sostegno politico, tranne forse che in Italia”. Che cosa vuol dire esattamente? “Negli altri paesi non c’è una critica sistematica alle scelte della Bce come avviene puntualmente nel nostro, non solo sui problemi di comunicazione quanto sul merito delle scelte della politica monetaria”. 

 

E’ anche vero, però, che l’Italia è il paese europeo che ha più da perdere dalla mancata riduzione dei tassi poiché continua a pagare un elevato costo del debito. “Questo avviene perché continuiamo a portarci dietro la palla al piede dello spread, oggi più alto perfino di quello della Grecia. Tanti si compiacciono del fatto che il differenziale viaggi solo intorno a 160 punti base, ma la verità è che è il triplo di quello che dovrebbe essere. Ed è ciò  che rappresenta il vero freno alla crescita”.

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