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editoriali

L'autobus di stato è senza benzina

Redazione

La lunga crisi di Industria Italiana Autobus, da Marchionne a Invitalia

Fu Sergio Marchionne nel 2012 a chiudere l’Irisbus di Flumeri, in Irpinia, “perché non ha mai guadagnato una lira nella sua storia”. La politica non volle chiudere lo stabilimento, promettendo di rilanciare la produzione di autobus. Il governo Renzi trovò un nuovo investitore che poco dopo vendette alla turca Karsan che delocalizzò la produzione. Finché nel 2018 Di Maio fece subentrare Invitalia con un investimento di 30 milioni, più 20 regionali. Dove pensava di non riuscire Marchionne avrebbe dovuto riuscire Arcuri. L’anno dopo il ministro Patuanelli ridimensionò la quota turca annunciando l’uscita dal tavolo di crisi, e premettendo che entro il 2021 tutta la produzione sarebbe rientrata in Italia. Parliamo di 450 lavoratori tra Avellino e la ex BredaMenarinibus di Bologna, ora uniti nella Industria Italiana Autobus (Iia), maggioranza Invitalia. La promessa è che si sarebbe affiancato un investitore privato e che la presenza pubblica sarebbe presto stata sostituita. Cosa che, come in ogni azienda in cui interviene l’agenzia statale per lo sviluppo, poi non accade mai. E così c’è un’impresa in mano pubblica che produce per enti pubblici in un settore strategico per il futuro dell’Italia, ma che si trova in una gravissima crisi.

Al momento tra Consip e comuni, Iia ha firmato commesse per 1.000 autobus, ma l’anno scorso è riuscita a evaderne solo 40. Con un doppio rischio sia per il produttore che per i clienti, entrambi pubblici. A questo si aggiunge il rientro in Italia di Iveco, solleticato dai grandi interventi per la decarbonizzazione del trasporto pubblico, che rappresenterebbe l’unico competitor di Industria Italiana Autobus. Ma il M5s ha una soluzione: “Il governo deve garantire un anticipo di 100 milioni di euro, che non comporta alcun onere per le casse dello stato e non contravviene alle norme europee sugli aiuti di stato, poiché è finalizzato solo a garantire la necessaria liquidità all’esecuzione dei lavori, che nel caso di Industria Italiana Autobus riguardano un migliaio di bus già ordinati”. Gratuitamente.

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