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La scoperta

Eni trova il gas a Cipro. Ma l'alternativa a Mosca non passa da Nicosia. Per ora

Luca Gambardella

Le prime stime parlano di oltre 70 miliardi di metri cubi a disposizione, ma non mancano le incognite. La Turchia rivendica i diritti esplorativi su buona parte delle acque dell’isola e difficilmente Erdogan resterà a guardare. E poi c'è il nodo delle infrastrutture

Oggi, spinti dai nuovi tagli alle forniture da parte della russa Gazprom, i prezzi del gas hanno raggiunto livelli record, superando i 290 euro al Mwh. L’ansia nei mercati energetici internazionali non si è placata nemmeno quando Eni e Total hanno annunciato la scoperta di un nuovo giacimento al largo di Cipro. Si chiama Cronos ed è stato scoperto durante le trivellazioni esplorative condotte nel blocco 6, una delle zone che rientrano fra le concessioni della compagnia italiana (e divise al 50 per cento con quella francese), situato 160 chilometri a sud-ovest dalle coste di Cipro.

Le stime iniziali parlano di oltre 70 miliardi di metri cubi di gas a disposizione, trovati a una profondità di 2.287 metri. Solo che quella che è stata subito ribattezzata “megascoperta”, non solo non è poi così “mega”, ma nasconde anche alcune incognite. La prima ha un nome e un cognome: Recep Tayyip Erdogan. Cipro è ancora un territorio conteso da Ankara e il presidente turco rivendica i diritti esplorativi su buona parte delle acque orientali dell’isola. Il blocco 6, quello dove si trova Cronos, in teoria non rientra nella zona economica esclusiva rivendicata dalla Turchia. Ma questo potrebbe non bastare a evitare attriti fra europei e turchi. I precedenti del 2018 e del 2019 dicono che difficilmente Erdogan resterà a guardare. Quattro anni fa, la Marina militare turca intervenne direttamente per impedire alla Saipem 12000, una nave noleggiata da Eni, di effettuare trivellazioni al largo di Cipro nel blocco 3. Ci mancò pochissimo per trasformare l’episodio in una crisi più grave. L’anno successivo, nel 2019, i turchi cambiarono strategia, passando dalla prova di forza alla provocazione. 

 

Fu così che nel blocco 7, un altro in cui Eni e Total condividono l’esclusiva per le trivellazioni, Ankara decise di inviare la sua nave esplorativa Yavuz. “Portare via gas da Cipro senza che i turchi si intromettano è  difficile da immaginare”, spiega Massimo Nicolazzi, senior advisor per la Sicurezza energetica dell’Ispi. “Sebbene finora Ankara non abbia fatto dichiarazioni riguardo alla scoperta del nuovo giacimento, le provocazioni turche stanno rendendo difficoltosi tutti i progressi a livello esplorativo nelle acque di Cipro”, dice al Foglio Charles Ellinas, esperto di gas del think tank americano Atlantic Council. Una tensione costante, quella nel Mediterraneo orientale, aggravata dall’altra contesa per il gas, che vede interessati Israele e Libano per il giacimento offshore di Karish e per il quale il leader di Hezbollah, Hassan Nasrallah, ha già minacciato di essere pronto alla guerra.

 

Nonostante l’instabilità in quel quadrante, la scoperta del giacimento di Cronos  metterebbe a disposizione dell’Europa una quantità di gas  paragonabile più o meno a quella consumata dall’Italia in un anno. “Una scoperta interessante, ma insufficiente a renderci indipendenti da Mosca”, per Nicolazzi. Oltre ai tempi necessari a rendere fruibile il gas, c’è anche il nodo delle infrastrutture, perché a oggi non esistono gasdotti che passino da Cipro. “L’unico progetto è l’EastMed, sponsorizzato da Edison, e che nelle intenzioni dovrebbe andare in Grecia e poi in Italia”, continua l’esperto dell’Ispi. “L’Ue ha incluso l’EastMed nella Tassonomia ma per essere realizzato avrebbe bisogno di un forte sforzo europeo, una specie di investimento a fondo perduto. Ogni ipotesi di impresa privata per la sua costruzione al momento è da escludere”. L’indipendenza energetica dell’Europa, insomma, non passa da Nicosia. “Almeno non per il momento – spiega Ellinas – Nonostante le tante scoperte degli ultimi anni dei pozzi Aphrodite, Calypso, Gaukos, l’isola manca ancora di un sistema adeguato per l’esportazione del gas”. L’unica possibilità per farlo arrivare fino all’Italia e quindi all’Europa, per ora, è quella del gas liquefatto tramite l’Egitto. Con tempi tutti da verificare. 
Luca Gambardell

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  • Luca Gambardella
  • Sono nato a Latina nel 1985. Sangue siciliano. Per dimenticare Littoria sono fuggito a Venezia per giocare a fare il marinaio alla scuola militare "Morosini". Laurea in Scienze internazionali e diplomatiche a Gorizia. Ho vissuto a Damasco per studiare arabo. Un paio di tirocini al ministero Affari esteri e al Parlamento europeo, abbastanza per capire che dovevo fare altro. Nel 2012 sono andato in Egitto e ho iniziato a scrivere di Medio Oriente e immigrazione come freelance. Dal 2014 lavoro al Foglio.it