(foto Ansa)

verso l'accordo

Il matrimonio tra Lufthansa e Ita si farà. C'è la manifestazione d'interesse

Stefano Cingolani

La compagnia aerea fa sapere di avere ricevuto una manifestazione di interesse: "Il cda esaminerà i dettagli in una prossima riunione". Con il vettore tedesco anche il gruppo Msc. La richiesta che il governo tenga una quota di minoranza 

Ita Airways ha annunciato di aver ricevuto una manifestazione di interesse da parte del gruppo Msc e Lufthansa per acquisire la maggioranza della compagnia. Sia il gruppo Msc sia Lufthansa hanno espresso il desiderio che il governo Italiano mantenga una quota di minoranza all'interno della società. Inoltre hanno richiesto 90 giorni di esclusiva per lavorare sulla manifestazione di interesse. La compagnia aerea fa sapere con una nota di essere "soddisfatta che il lavoro svolto in questi mesi per offrire le prospettive migliori alla società stia cominciando ad avere i risultati attesi, ovvero una compagnia riconosciuta valida per partner di calibro internazionale sia sul trasporto passeggeri che sul cargo. Il cda esaminerà in una prossima riunione i dettagli della manifestazione d'interesse". Sul Foglio di sabato 22 gennaio abbiamo anticipato la notizia. Di seguito l'articolo. 


 

 

Quel matrimonio s’ha da fare e si farà. È solo questione di giorni e Lufthansa entrerà con il 40 per cento in Ita Airways, la compagnia nata sulle ceneri di Alitalia. L’intesa, secondo le informazioni raccolte dal Foglio, potrebbe essere annunciata la prossima settimana. La compagnia tedesca è rimasta per anni in stand by, ma nei giorni scorsi si è arrivati a una stretta sugli aspetti chiave, come la dotazione finanziaria, il risanamento dei conti, il ruolo dell’aeroporto di Fiumicino che diventerebbe l’hub per i voli diretti in Africa e parte delle rotte verso l’America, l’integrazione degli acquisti come accade già per altre compagnie finite nella “confederazione aerea tedesca”.

Il modello Lufthansa infatti è stato già applicato con successo in Belgio per la Sabena o in Svizzera per  Swiss, tutte compagnie di bandiera fallite, rilanciate più snelle, alleggerite dai costi e dai debiti, ma con il loro marchio e la loro identità. La proposta presentata a Ita già nei mesi scorsi prevede l’accesso all’infrastruttura di Lufthansa non soltanto per vendere i biglietti, ma anche per ottimizzare le spese operando attraverso un’unica centrale acquisti (si pensi tra l’altro ai pezzi di ricambio) e ottenendo sconti preziosi. Ridurre i costi è la chiave per sopravvivere in questi anni di crisi profonda. Ita potrebbe poi partecipare ai progetti interni del gruppo tedesco che vanno dalle operazioni per l’incremento dei ricavi alla riduzione del consumo di cherosene nei voli. Nel pacchetto c’è anche l’ingresso nella joint venture transatlantica con United Airlines e Air Canada, come partner principale e non di secondo livello, per crescere in futuro senza un limite di rotte e ricavi.

 

Non è ancora chiaro se Ita userà tutti i tre miliardi di euro stanziati dal governo Conte e confermati da Draghi o si limiterà agli 1,35 miliardi annunciati da Bruxelles. La svolta nel negoziato spiegherebbe anche perché il presidente Alfredo Altavilla ha chiesto all’attuale amministratore delegato Fabio Lazzerini di farsi da parte. Vedremo poi nei prossimi giorni quali altre condizioni vengono poste dal nuovo partner industriale. L’accordo deve anche ottenere il via libera della Commissione europea.

 

 Se non sorgono ulteriori ostacoli (e il se è d’obbligo, vista la travagliata telenovela del vettore italiano) si chiude l’ultimo capitolo aperto cinque anni fa quando il governo presieduto da Paolo Gentiloni aveva trovato una soluzione razionale che prevedeva una drastica ristrutturazione. I negoziati con Lufthansa erano giunti a buon punto, tanto che agli inizi del 2018 un quotidiano tedesco aveva pubblicato la bozza di contratto inviata ai liquidatori di Alitalia: un taglio di duemila dipendenti e l’assunzione solo del personale di volo. Apriti cielo. S’avvicinano le elezioni che si terranno il 4 marzo e il governo congela tutto. Arriva la coppia gialloverde e si levano alti lai patriottici: non passi lo straniero. Matteo Salvini e Luigi Di Maio manifestano la loro aperta ostilità. Lufthansa fa un passo indietro, ma non si ritira, anzi l’amministratore delegato Carsten Spohr durante un’audizione alla Camera dei deputati conferma il suo interesse, ma solo dopo “una profonda ristrutturazione”. Di Maio, allora ministro dello Sviluppo economico, cerca invano delle alternative e partono bandi di gara che vanno regolarmente deserti. Il Conte 1 e il Conte 2 stanziano altri miliardi finché il governo Draghi non imprime una svolta e un colpo di acceleratore. Il passaggio chiave è la divisione tra una bad company (la vecchia Alitalia) e una good company (Ita Airways) partecipata al 100 per cento dal ministero dello Sviluppo economico. La flotta viene dimezzata, vengono assunti 2.235 lavoratori tra gli ex Alitalia (meno dei 2.800 previsti) e il 15 ottobre scorso decolla il primo jet dipinto d’azzurro cielo. A quel punto riprendono anche i colloqui con Lufthansa.

 

 Nella sua audizione in Parlamento, mercoledì 12 gennaio, Altavilla, accompagnato da Lazzerini, ha presentato una radiografia di Ita, ma ha detto che era ancora presto per parlare di alleanze e quote azionarie perché il piano industriale non è ancora completato. Il presidente ha spiegato che erano in corso tavoli paralleli con Lufthansa, Air France e Delta. Ma evidentemente nel frattempo è maturata una scelta netta. Il risultato operativo prima delle imposte e degli oneri finanziari resta negativo nel 2021 per circa 170 milioni di euro. La flotta di Ita aumenterà del 50 per cento, passando a 78 aerei, entro l’anno, nel 2025 tornerà a 105 velivoli e proseguiranno le assunzioni. La compagnia stima di aggiungere altri mille dipendenti (oltre 300 piloti e più di 600 assistenti di volo) per la fine di quest’anno. Il marchio Alitalia non scomparirà, verrà invece utilizzato per voli low cost su tratte brevi. Il ruolo di Fiumicino che mette in un angolo Malpensa è un boccone amaro per la Lega, ma è improbabile che l’attuale ministro dello Sviluppo, Giancarlo Giorgetti, sia rimasto fuori dalla porta. 

Di più su questi argomenti: