la nuova alitalia

Ita, tra azienda e sindacati è muro contro muro

L'ex braccio destro di Marchionne, Alfredo Altavilla, tira dritto e propone ai lavoratori un regolamento aziendale. Le parti sociali chiedono l'intervento del governo. Ma la discontinuità con Alitalia passa anche da come la politica si occuperà del dossier

Maria Carla Sicilia

Alla fine la sponda politica arriva da Pd, M5s e Leu, che oggi incontrano i sindacati dei trasporti per discutere della rottura con Ita. Lo sciopero previsto per il 24 settembre è stato confermato, ma è ormai da ieri che la mobilitazione dei lavoratori continua ininterrottamente e oggi una nuova manifestazione si svolge a Piazza San Silvestro, proprio mentre il presidente esecutivo Alfredo Altavilla e l'amministratore delegato Fabio Lazzerini riferiscono la propria versione in un'audizione secretata alla Camera.

 

L'incontro con i vertici della nuova compagnia, ieri pomeriggio, si è concluso con dichiarazioni pesanti da entrambe le parti e l'occupazione simbolica della sede aziendale, nel quartiere romano dell'Eur. Le posizioni sembrano inconciliabili e per questo i segretari di Filt-Cgil, Fit-Cisl e Uiltrasporti chiedono l'intervento del governo, facendo leva sul Mef.

 

La divergenza è totale. I sindacati rifiutano il taglio degli stipendi prospettato dall'azienda, che ha presentato un proprio regolamento aziendale senza contratto collettivo per finalizzare l'assunzione di 2.800 persone tramite chiamate ad personam. In questo modo gli ex dipendenti Alitalia non avranno alcuna garanzia di passare ad Ita. Le candidature ricevute durante la call chiusa lo scorso 6 settembre sono state 29.451. Di queste, quelle provenienti da Alitalia in amministrazione straordinaria – ha fatto sapere Ita – sono 7.210. Gli stipendi, secondo quanto riferiscono fonti sindacali, sarebbero tagliati di circa il 40 per cento, raggiungendo livelli più bassi di quanto offerto da alcune low cost. D'altra parte, come ricorda l'azienda, che ha un progetto industriale snello sia in termini di flotta sia di personale, "il successo di Ita dipende, necessariamente, da una reale discontinuità industriale e dalla applicazione di trattamenti che, nel rispetto della legge, possano fattivamente sostenere il percorso di start up". 

 

“I trattamenti inclusi nel regolamento – spiega Ita in una nota diffusa dopo l'incontro di ieri – sono rispettosi dei minimi previsti dal Ccnl di settore che Ita si è resa sin da subito disponibile ad applicare a condizioni sostenibili, ovvero che rappresentasse le aziende del settore e mantenesse l'unitarietà delle sigle sindacali”. Tra i confederali e gli autonomi al momento non emergono spaccature, ma tutti sono concordi nel rigettare le condizioni poste al tavolo aziendale. “La presa di posizione di Ita è molto grave e incomprensibile, anche perché la trattativa poteva proseguire e invece l'azienda ha posto condizioni capestro”, spiegano i sindacati.

 

Per Ita, le cui trattative sono guidate dall'ex braccio destro di Sergio Marchionne in Fiat, Alfredo Altavilla, le richieste dei sindacati sono insufficienti anche come “base di trattativa” e dunque incompatibili “con la complessità e le tempistiche della sfida che la società deve affrontare”, ovvero organizzare il decollo tra meno di un mese: il 15 ottobre. Resta il fatto, innegabile, che il negoziato è saltato e che solo un intervento politico può ricucire tra le parti. La discontinuità con la vecchia Alitalia si vedrà anche da quanto il governo deciderà di mettere bocca.

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  • Maria Carla Sicilia
  • Nata a Cosenza nel 1988, vive a Roma da più di dieci anni. Ogni anno pensa che andrà via dalla città delle buche e del Colosseo, ma finora ha sempre trovato buoni motivi per restare. Uno di questi è il Foglio, dove ha iniziato a lavorare nel 2017. Praticante da luglio 2020.