Una scena di Nuovomondo, un film del 2006 di Emanuele Crialese

Per dire che gli italiani sono più ricchi degli americani ci vuole un fisico bestiale

Michele Boldrin e Carlo Stagnaro

Nel gioco di prestigio statistico di Rovelli è evidente il trucco

Il fisico Carlo Rovelli ha scoperto che l’America sta in Italia. Lo ha scritto ieri sul Corriere della sera: “Gli americani sono più ricchi di noi in media, ma più poveri in mediana”. Poiché la media rappresenta il patrimonio che ciascuno avrebbe se la ricchezza fosse divisa in parti uguali, mentre la mediana esprime la ricchezza dell’individuo che sta esattamente a metà della distribuzione, Rovelli ne deduce che negli Stati Uniti c’è più disuguaglianza che in Italia. Vero, ma non è una novità. Erronea, invece, la conclusione: “La maggior parte della popolazione [italiana] è economicamente quasi una volta e mezzo più agiata che la maggioranza della popolazione del paese più potente del mondo”.

  

Per dirlo, Rovelli usa il Global wealth databook 2019 di Credit Suisse, che stima la ricchezza netta degli adulti, cioè la differenza tra il valore di attività e passività. L’italiano mediano “vale” circa 92 mila dollari, l’americano solo 66. Davvero Rovelli è convinto che i tedeschi (35 mila) stiano persino peggio dei greci (40 mila) e siano surclassati dagli italiani? In media la famiglia italiana ha debiti pari all’87 per cento del reddito disponibile, quella americana al 105 per cento. Il reddito disponibile italiano è circa il 60 per cento di quello Usa: l’americano si indebita più dell’italiano e accumula una maggior ricchezza lorda. Questa misura la qualità delle case, delle macchine e financo delle finestre di un paese mentre quella netta ne misura solo la distribuzione fra famiglie e banche. Ah, una cosa: quei bei campus dove anche Rovelli ha lavorato non sono inclusi in quella ricchezza, come non lo sono i parchi, gli aeroporti e tanto altro capitale pubblico. E nemmeno il capitale umano degli abitanti è incluso nelle stime Credit Suisse.

  

Andiamo avanti. Tre dati: (i) la ricchezza si accumula nel corso della vita; (ii) ci si indebita da giovani per vivere meglio subito, se le banche funzionano; (iii) gli Stati Uniti sono un paese più giovane dell’Italia (l’età mediana è, rispettivamente, 38 e 45 anni). Per dare un’idea: negli Stati Uniti la mediana della ricchezza netta per persone di età sino a 35 è di soli 11mila dollari! E la popolazione da noi non cresce da anni, mentre in America continua ad aumentare (0,5 per cento nel 2018). Questo conta assai per interpretare quell’unico dato su cui Rovelli si focalizza.

  

In Italia abbiamo un gran numero di non più giovani che vivono in case di proprietà il cui valore si va riducendo mentre i loro redditi reali non crescono. Viene alla mente la storiella del vecchio nobile impoverito che si vanta del suo castello ma cerca di scroccare le sigarette agli amici… Infatti, a parità di potere di acquisto il reddito famigliare mediano in America è di 43 mila dollari, in Italia 20 mila (in Germania 33 mila, in Grecia 18 mila). Inoltre, negli Stati Uniti l’ascensore sociale (pur peggiorato) funziona ancora meglio che da noi. E’ questa la ragione, tra l’altro, per cui molti giovani italiani di talento (tra cui Rovelli) vanno a cercare fortuna in America, mentre pochi seguono la rotta inversa.

  

In sintesi, forse – secondo un criterio molto particolare – l’americano mediano ha un patrimonio netto inferiore al cugino italiano, ma ha un reddito più alto, che cresce più rapidamente e migliori probabilità di migliorare lo status sociale. Per giunta, il patrimonio dell’italiano mediano diminuisce da tempo mentre quell’altro aumenta. Ce lo dice l’Ocse: in base ai dati più recenti (2014 per Italia e 2016 per Usa) la ricchezza netta mediana italiana ha perso il 16 per cento circa in tre anni (quella media -18 per cento) mentre negli Stati Uniti le rispettive variazioni sono +22 e +37 per cento. I dati non son recenti: nel frattempo gli Stati Uniti hanno continuato a crescere, e i valori degli asset sono aumentati di pari passo. In Italia sono caduti sia i valori immobiliari (la distribuzione delle stime si centra attorno al -30 per cento) sia quelli mobiliari (l’indice Ftse Mib è oggi circa -9 per cento rispetto al 2014). E gli italiani hanno il 60 per cento dei loro risparmi nel mattone, mentre gli americani ne detengono i tre quarti in asset finanziari.

  

E’ davvero difficile dire che sia più “ricco” il cittadino di un paese che si trova strutturalmente in crisi economica e demografica. Forse il dato sul patrimonio mediano netto da solo non dice tutte queste cose, ma non è difficile trovarle, se solo le si cerca. Rovelli scrive: “Non sarebbe male se fossimo tutti un po’ meno analfabeti sulla statistica: sarebbe molto bene insegnare un po’ di statistica in più a scuola”. Ha ragione. Solo che è il classico caso in cui verrebbe da dire “medico, cura te stesso”.

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