Cosa ci dice la nuova sfida di Intesa nell'investment banking

Mariarosaria Marchesano

L’incorporazione di Banca Imi tra nuove opportunità nello scenario post Covid e la rivalità di sempre con Mediobanca

Milano. In attesa che parta l’ops di Intesa Sanpaolo su Ubi, operazione sulla quale il capo della vigilanza europea, Andrea Enria, ha ribadito il suo apprezzamento in un’intervista pubblicata dal Sole 24 Ore, il gruppo bancario guidato da Carlo Messina ingloba Banca Imi e rafforza la divisione di corporate&investment banking in un momento straordinario del mercato e della vita del paese. E’ un processo cominciato già due anni fa, ma il caso vuole che si compia quando il sistema economico italiano ha più bisogno di un risanamento finanziario e industriale per ripartire dopo una crisi senza precedenti proprio com’è successo nel secondo Dopoguerra quando l’allora Istituto mobiliare italiano fu il protagonista dei programmi d’investimento del piano Marshall.

 

 

Non è un caso che il presidente Gaetano Micciché – durante la presentazione (dal vivo) che si è svolta nella sede della Fondazione Cariplo a Milano, presenti l’amministratore delegato Mauro Micillo e il direttore generale Massimo Mocio – abbia sottolineato che la storia del brand Imi “non è solo il susseguirsi degli eventi che hanno caratterizzato la società, è anche soprattutto l’emblema di un modello che rappresenta un unicum nel panorama economico finanziario italiano e che si intreccia in modo inscindibile con la storia stessa del nostro paese”. Dopo essere stata artefice di grandi casi imprenditoriali, storie di crescita e di risanamento, Banca Imi smette di essere una realtà a se stante e viene incorporata da Intesa Sanpaolo al quale fornisce un considerevole contributo in termini di utili: nel 2019 il risultato netto consolidato della banca d’investimento è stato, infatti, pari a 1,4 miliardi di euro, in aumento del 76 per cento rispetto all’anno precedente, crescita che ha visto un’ulteriore conferma nel risultato del primo trimestre di quest’anno, in aumento di un altro 70 per cento se confrontato con lo stesso periodo del 2019. Nel complesso, i proventi operativi netti della divisione corporate&investment banking di Intesa (con dentro Banca Imi) rappresentano circa un terzo di quelli generati da tutto il gruppo. Questi dati suggeriscono due considerazioni.

 

La prima è l’efficacia del modello di business di una banca d’investimenti italiana che in termini di redditività non ha nulla da invidiare alle realtà americane presenti nel nostro paese. La seconda è sul posizionamento strategico in uno scenario in gran movimento. Sarà interessante, infatti, osservare come si muoverà la “corazzata” di investment banking di Intesa nella prospettiva di una possibile evoluzione della concorrente di sempre: Mediobanca. Molto si è scritto, e fantastico anche, su una presunta rivalità di approccio filosofico: da un lato, la finanza cattolica di Intesa Sanpaolo incarnata in particolare dal suo presidente emerito, Giovanni Bazoli, e, dall’altra, la finanza “laica” di piazzetta Cuccia il cui assetto storico è stato di recente scompaginato dall’ingresso di Leonardo del Vecchio, oggi maggior azionista.

 

Si tratta sicuramente di due storie molto diverse, anche se – gli affari sono affari – è proprio a Mediobanca che Intesa si è rivolta per affidare l’incarico di advisor nell’operazione di aggregazione di Ubi che, alla luce degli ultimi chiarimenti avvenuti davanti all’Antritrust e del favore espresso dalla Bce, appare meno problematica di qualche settimana fa. Alla fine, quello che conta è la capacità di stare su un mercato reso molto competitivo dalla presenza delle banche d’affari straniere. Mediobanca attinge oggi la maggior parte dei suoi profitti da partecipazioni finanziarie (Generali), gestioni patrimoniali e attività di credito al consumo, ma, se è vero che in futuro potrebbe incrementare l’investment banking per rispondere all’indirizzo strategico di Del Vecchio (almeno in base a quello che il fondatore di Luxottica ha dichiarato in prima battuta), Intesa Sanpaolo vedrà crescere un potenziale concorrente. La sfida potrebbe essere alle porte.