Balle ed errori del consulente finanziario Matteo Salvini

Lorenzo Borga

Il leader della Lega dice che è meglio il mercato del Mes, e meglio anche la Bce che “dà i soldi a interessi zero”. Falso

Matteo Salvini è pronto a dire tutto pur di negare l’esigenza dell’intervento del Mes in Italia. Su Rete4 da Del Debbio giovedì sera si è chiesto se “il Mes è un prestito, quei soldi li potrei avere anche da altri a interessi più vantaggiosi? Sì” - si è risposto - “c’è la Bce che per mestiere mi dà i soldi, ha interessi zero e senza condizioni. […] In questa settimana hanno detto che non useranno il Mes la Grecia, la Spagna, il Portogallo e la Francia. La Grecia, che è messa un po’ peggio di noi”. Un’affermazione che pare fattuale, ma che in realtà è falsa.

 

La linea di credito del Mes dedicata alle spese sanitarie per i paesi colpiti dalla pandemia – la pandemic credit line – può raggiungere il 2 per cento del Pil nazionale e ha l’unico vincolo l’impiego per spese sanitarie dirette e indirette. Si basa sul modello Eccl, il programma di assistenza precauzionale per i paesi solidi ma con problemi di liquidità e spread, ma con la sostanziale novità dell’eliminazione di tutte le condizionalità per avere accesso al credito.

 

Nel caso italiano si tratterebbe di un prestito pari a circa 36 miliardi di euro, con una durata media massima di 10 anni. I costi sono spiegati sul sito del fondo salva stati europeo: “Il paese debitore dovrà pagare un margine dello 0,1 per cento annuo sul tasso a cui si finanzierà lo stesso Mes, una commissione iniziale dello 0,25 per cento e un canone annuo dello 0,005 per cento”. Il Mes sui mercati ha il rating della tripla A, grazie alla fiducia che i mercati detengono nelle istituzioni europee, e a fine aprile si finanziava a 5 e 10 anni con un tasso negativo, e a 15 invece a un tasso inferiore allo 0,2 per cento (elaborazione Istituto Bruno Leoni su valori di mercato). Se a questi valori sommiamo i costi di accesso e utilizzo del credito arriviamo a un costo totale annuo per il paese debito di poco sopra lo 0 per cento. Un affare.

 

Il costo che invece lo stato italiano si troverebbe a fronteggiare se dovesse chiedere gli stessi 36 miliardi di euro al mercato, in cui opera la Bce invocata da Salvini, sarebbe superiore. Per debito da rimborsare tra 5 anni gli investitori chiedono un tasso di circa l’1,4 per cento, per i Btp a 10 anni circa l’1,8 per cento, per i 15 anni più del 2,2. Significa che per ogni miliardo preso a debito paghiamo 14 milioni sui 5 anni, 18 sui 10 e 22 sui 15. Si tratta dei tassi di interesse più alti in Unione Europea: in Germania i tassi sono negativi (cioè gli investitori pagano per prestarle soldi), in Francia pure tranne per i prestiti a 15 anni, in Spagna sono meno della metà dei nostri costi. E in Grecia? L’ex “malato di Europa” che secondo Salvini “è messa peggio di noi” ha in realtà valori decisamente simili a quelli italiani. Se il nostro paese dovesse finanziare il settore sanitario sul mercato senza l’aiuto del Mes dovrebbe pagare agli investitori più di mezzo miliardo all’anno, e – spalmato su 10 anni – un tesoretto di circa 5-7 miliardi di euro.

 

Rispetto al costo finanziario di accedere al Mes, secondo le stime di Carlo Stagnaro e Luca Fava sul Foglio, ma anche di Massimo Bordignon su Lavoce.info, il risparmio sul costo del debito sarebbe di circa 500-700 milioni all’anno, e dieci volte tanto in un decennio. Non è dunque vero che il Mes costerebbe di più rispetto alle normali emissioni di debito da parte del Ministero dell’Economia, come suggerisce Matteo Salvini. L’Italia sarebbe uno dei paesi europei in cui l’utilizzo del Mes sanitario sarebbe più vantaggioso. Ciò nonostante, secondo alcuni commentatori come lo stesso Bordignon, la seniority dei prestiti Mes – vale a dire la priorità di rimborso rispetto ai privati in caso di default – potrebbe aumentare il costo del debito accessibile tramite i mercati e ridurre il margine di risparmio di utilizzo del Mes. Senza però annullarlo, né tantomeno renderlo più costoso dei classici buoni del tesoro.

 

Peraltro non è nemmeno vero che il ruolo della Bce sia di “darci i soldi”, come sostiene il leader della Lega. La Banca centrale europea non può acquistare debito direttamente dai paesi membri dell’Eurozona fissando un tasso di interesse a piacimento. Questo succede solo nei sogni di Matteo Salvini. L’acquisto sul mercato primario – cioè direttamente dalle aste dei ministeri dell’economia – non avviene in nessun paese del mondo in modo permanente. Peraltro, come abbiamo visto, i tassi di interesse sul debito italiano sono più elevati di zero, benché la Bce ne acquisti una somma ingente ogni mese. Sappiamo che il programma di Quantitative easing iniziato da Mario Draghi dura ormai da parecchi anni e che la banca centrale si è impegnata a reinvestire i titoli in scadenza, evitando di chiedere la restituzione del debito ai paesi membri. Ma l’intervento della banca centrale è sempre stato definito temporaneo, fino al raggiungimento del target di inflazione del 2 per cento annuo. Una volta raggiunto, i paesi dovranno pagare i loro debiti alla banca centrale, con tassi di interesse – almeno per l’Italia – più alti di zero su scadenze pluriennali.

 

Ma c’è di più: il sogno di Salvini - la banca centrale che garantisce un tasso di interesse pari a zero sul debito sovrano - potrebbe almeno in parte avverarsi se l’Italia accederà al Mes, e non se farà il contrario. Le Outright Monetary Transaction, cioè l’acquisto illimitato di titoli pubblici di un paese dell’Eurozona frutto del “whatever it takes” di Mario Draghi, possono essere attivate solo per gli stati che hanno ottenuto l’accesso al Mes, linea di credito per spese sanitarie compresa. Benché la decisione finale rimanga comunque nella piena discrezionalità della banca centrale, il bazooka – se attivo – potrebbe mettere al sicuro ogni paese dalla speculazione finanziaria. E anche solo la minaccia di utilizzarlo riduce il rischio di fallimento dei paesi dell’Eurozona e della stessa moneta unica. L’accesso al Mes potrebbe aprire la porta a un maggior potenziale intervento della banca centrale (benché non auspicabile perché significherebbe che ci troveremmo in condizioni gravi). Quello che Salvini e i leghisti auspicano da anni, nonostante d’altro canto non accettino le cessioni di sovranità che sarebbero necessarie per poter mettere in condizione la Bce di diventare una banca centrale efficace come la Fed.

 

Perciò non c’è fondamento nelle parole di Matteo Salvini quando afferma che il finanziamento del Mes sarebbe più costoso del debito offerto dal mercato. Non c’è fondamento quando dice che il mestiere della Banca centrale europea è dare i soldi ai paesi. Non c’è fondamento nemmeno quando afferma che poiché gli altri paesi europei non chiederanno il supporto del Mes l’Italia dovrebbe seguirli: i tassi di interesse italiani, anche per via delle sue ambiguità sull’uscita dall’Euro, sono più alti rispetto a quasi tutti gli altri paesi membri. Il dibattito italiano sull’opportunità di accedere, o meno, al Mes merita una discussione più onorevole delle “balle” di Matteo Salvini.

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