La rivincita della plastica

Carlo Stagnaro

Packaging e prodotti monouso diventano tasselli centrali della “fase due”. E’ ora di abolire la plastic tax

Roma. Nel 2020 avremo bisogno di plastica, e tanta. Per questo, il governo dovrebbe abbandonare la criminalizzazione di un materiale (a partire dalla plastic tax) e, semmai, cercare di colpire i comportamenti sbagliati legati alla sua raccolta, smaltimento e trasformazione. Il Covid-19 ci obbliga a ripensare ogni gesto, abitudine e comportamento nella prospettiva dell’igiene. Di conseguenza, il packaging (specialmente degli alimentari) e i prodotti monouso (a partire da posate, guanti, piatti e bottiglie) diventano tasselli centrali della “fase due”. D’altronde, proprio l’igiene – assieme ai vantaggi logistici legati a minori peso, ingombro e durata dei prodotti imballati – è una delle caratteristiche che hanno favorito una così ampia diffusione delle plastiche, in una varietà di utilizzi e in ogni paese del mondo. 

 

Alla luce di tali sviluppi, hanno ancora senso i crescenti divieti di plastica monouso, che si trovano tanto nel diritto nazionale quanto in quello europeo (la direttiva nota come “single use plastic”)? Spoiler: no. Non che il problema non esista. Ma, per essere risolto, va anzitutto definito nei termini corretti. L’impatto ambientale delle plastiche deriva dalla loro dispersione nell’ambiente, specie marino, dove sopravvivono per secoli e possono seriamente compromettere gli ecosistemi. Già questa caratterizzazione ci aiuta a cogliere un elemento fondamentale: la questione delle plastiche non sta nel loro utilizzo o nel ciclo produttivo – che anzi è meno impattante rispetto a molte alternative – ma nel fine vita. Riguarda la raccolta e la destinazione dei rifiuti di plastica. Per dare una dimensione: dei 380 milioni di tonnellate che produciamo annualmente, circa il 3 per cento finisce negli oceani. Di questi, il 60 per cento viene dall’estremo oriente, l’11 per cento dall’Asia meridionale, il 3-4 per cento dall’Europa e l’1 per cento dal Nordamerica.

 

Prima conclusione: se vogliamo l’igiene abbiamo bisogno della plastica. Ma se vogliamo usarla senza compromettere l’ecosistema, dobbiamo gestirne in modo corretto lo smaltimento. In Italia, circa il 29 per cento della plastica raccolta viene avviata al riciclo, il 34 per cento alla termovalorizzazione e il 37 per cento va in discarica (la metà di dieci anni fa). Se però ci concentriamo sul packaging, la quota del riciclo cresce al 41 per cento e quella della termovalorizzazione al 45 per cento. Per migliorare i risultati, occorre passare da un sistema essenzialmente monopolistico di raccolta e smaltimento a uno che sappia far leva sulla concorrenza, come l’Antitrust chiede da anni: per esempio aprendo il mercato ai sistemi di raccolta autonomi.

 

Ciò non significa che non vi siano alternative. Tuttavia, i rispettivi costi e benefici (anche ambientali e sanitari) vanno soppesati con attenzione. Per esempio, un’analisi del ciclo di vita ha mostrato che, per battere la plastica monouso in termini di impatto ambientale, un sacchetto di cotone organico dovrebbe essere riusato almeno 20 mila volte, uno di cotone convenzionale oltre 7 mila volte, uno di carta 43 volte. Esattamente ciò che, nell’epoca del Covid, non possiamo permetterci. Una strada più promettente è quella della plastica riciclata e delle bioplastiche.

 

In questa partita, l’Italia tutto sommato se la gioca. Il settore occupa 150 mila addetti in 10 mila aziende, per un fatturato complessivo attorno ai 40 miliardi di euro, e anche nella ricerca e produzione di bioplastiche siamo all’avanguardia. Si tratta di un comparto per il quale oggi più che mai varrebbe la pena di scomodare l’aggettivo “strategico”. Non è necessario immaginare chissà quali programmi di politica industriale: basterebbe togliere i tanti bastoni fiscali e regolatori infilati tra le ruote di chi più si sta impegnando nella ricerca e sviluppo. Come? Intanto, cercando soluzioni per promuovere la performance dei sistemi di raccolta (anche attraverso riforme di liberalizzazione). E, poi, con un gesto concreto: a luglio entrerà in vigore la plastic tax, da cui è atteso un gettito da 141 milioni di euro nel 2020 e 521 milioni nel 2021. “Nessuno deve sentirsi abbandonato”, ha twittato qualche giorno fa il ministro dell’Economia, Roberto Gualtieri. Se il governo vuole dare una prova tangibile di avere una strategia per il “dopo”, può partire da qui: abolire la plastic tax.

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