Il “sano timore” del fisco e le politiche insane

Redazione

Il ritorno di Ruffini in Agenzia delle Entrate e l’obiettivo del recupero

Se i pronostici verranno confermati, a capo dell’Agenzia delle entrate (Ade) dovrebbe andare Ernesto Maria Ruffini. Per Ruffini si tratterebbe di un ritorno, visto che ha già guidato l’Agenzia dal giugno del 2017 fino al 2018, ovvero fino all’insediamento del governo Conte I. Ruffini ha un profilo particolare, sicuramente anche per la sua vita professionale da avvocato tributarista: non è un sostenitore della lotta senza quartiere all’evasione e del fisco che deve “incutere sano timore”, ma un dirigente che ritiene che lo scopo dell’Agenzia non è (solo) quello di “scoprire” gli evasori bensì (soprattutto) di fare in modo che si comportino bene. In questo senso vanno i tentativi di semplificazione fiscale, il fisco digitale e la dichiarazione precompilata, introdotta sotto il suo mandato all’Ade.

 

Il tema del recupero dell’evasione fiscale è uno dei punti principali del governo, su cui ha investito molto sia politicamente sia soprattutto finanziariamente, visto che buona parte delle coperture nella legge di Bilancio dovrà arrivare proprio dalla riemersione delle attività in nero. Ma in manovra il governo Conte II ha messo anche operazioni che, retoricamente, sono di recupero dell’evasione (quindi entrate) e che però, finanziariamente, sono delle perdite (quindi uscite). Si tratta di meccanismi come il cosiddetto cashback, che non si sa ancora in quali modalità verrà attuato, e che in realtà non è altro che una detrazione per chi paga con la carta o altri strumenti tracciabili. Si tratta di una fiscal expenditure di cui beneficeranno soprattutto i contribuenti capienti e di fascia medio-alta e che avrà un costo consistente: 3 miliardi, da pagare nel 2021. Una somma pari al taglio del cuneo fiscale, l’unica vera riduzione fiscale di quest’anno. Ruffini è, tra gli esperti del tema, quello che ha scritto che il cosiddetto “contrasto di interessi” non risolve il problema dell’evasione, ma arriva a far perdere gettito. Non è compito suo decidere come fare politica fiscale, ma magari potrebbe ricordare l’inefficacia del “contrasto d’interessi” agli esperti, come il sottosegretario all’Economia Maria Cecilia Guerra, che hanno cambiato idea una volta arrivati al governo.