Il bello del mattone

Redazione

Le costruzioni crescono, ma non mancano ritardi e problemi (leggi Anas)

Con 39,970 miliardi di valore gli appalti nel 2019 hanno superato di 10 miliardi il 2018 (fonte: rapporto Cresme-Edilizia e Territorio). L’incremento del 40 per cento riguarda lavori e concessioni messe a gara. Il settore dunque non è fermo, la volontà di realizzare ci sarebbe, ma c’è anche un grande assente: l’Anas. Nel 2019 l’azienda pubblica delle strade ha speso 1,1 miliardi sui tre preventivati, appena il 39 per cento. Un risultato del resto in linea con gli anni precedenti, anche se allora le cose andavano un po’ meglio: nel 2018 ha speso 1,2 miliardi su tre, nel 2017 1,1 su 2,7, nel 2016 1,6 su 2,4 ottenendo la migliore performance con il 67 per cento dell’obiettivo programmato. “I privati e i comuni continuano a fare la loro parte” dice l’Osservatorio congiunturale dell’Ance, l’associazione dei costruttori edili. “In questo caso” afferma il presidente Gabriele Buia “non parliamo più di bandi ma di soldi effettivamente spesi. E buona parte del merito è da attribuire al modello spagnolo, procedure estremamente semplificate soprattutto per la manutenzione. Si tratta di attribuire ai comuni una dote da spendere in tempi strettissimi, pena la restituzione”. Ne hanno approfittato i comuni, con una spesa superiore del 16 per cento sul 2018; in particolare nord-ovest (più 27), nord-est (più 20) e centro (più 19); mentre la regione che si è mossa di più è il Lazio con il 37 per cento. “L’Anas va in controtendenza, con ritardi nella programmazione e tempi lunghissimi nelle procedure. Non facciamo politica ma pretendiamo che l’Anas funzioni e a farla funzionare deve essere il governo” aggiunge il presidente dell’Ance. “Ora la domanda è: cosa vuol fare il governo della rete autostradale e della concessione ad Aspi? Almeno decida in fretta”. Il moderato ottimismo per la ripresa delle costruzioni si confronta comunque con quel che fa l’Europa. Il valore della produzione delle imprese italiane nel 2019 è di 174 miliardi, meno della metà della Germania e dietro Francia e Regno Unito. Come aumento ci precedono Irlanda, Ungheria, Polonia e Spagna.

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