L'Ires discriminatoria

Redazione

Il governo la chiama Robin Hood tax, ma ricorda lo Sceriffo di Nottingham

Aproposito di “linguaggio delle tasse”, ecco come nel mini-maxi emendamento viene presentato l’aumento di tre punti, dal 24 al 27 per cento dell’Ires, l’imposta sul reddito delle società, per i concessionari di servizi pubblici: autostrade, porti, aeroporti, ferrovie, acque minerali, energia elettrica, frequenze radio e tv, comunicazioni. Intanto, sfidando la iella delle consorelle plastic e sugar tax, la si chiama Robin tax, come colui che toglie ai ricchi per dare ai poveri. Dunque l’aggravio, recita il testo, è “per realizzare interventi volti al miglioramento della rete infrastrutturale e dei trasporti, nonché alla riduzione dei fenomeni di marginalizzazione e degrado sociale”.

 

L’idea che per migliorare qualcosa, e ridurre la marginalizzazione, si debbano aumentare le tasse è radicata nel progressismo fiscale-educativo italiano, e ha in verità una tradizione liberale nella cosiddetta tassa di scopo. Che però nelle legislazioni occidentali, e inizialmente anche in quella italiana, deve essere documentabile: ogni centesimo del contribuente va speso per il fine dichiarato. Così erano nate Ici, Imu, imposte sui servizi comunali, alcuni aumenti delle multe stradali: qualcuno può dire che sono servite per piani urbanistici e pulizia delle città (una a caso, Roma)?

 

Non solo. Nel 2015 la Corte costituzionale dichiarò illegittima la Robin Hood tax istituita nel 2008 dal ministro dell’Economia Giulio Tremonti, anche quella era un’addizionale all’Ires per il settore petrolifero ed energetico. Undici anni fa il balzello fu giustificato affermando che i profitti del rialzo del greggio erano incompatibili con la crisi economica, quindi c’era un fine di riequilibrio sociale. Secondo la Consulta invece la tassa violava il principio di capacità contributiva e il principio di eguaglianza. Tuttavia il verdetto di incostituzionalità non fu retroattivo e lo stato non dovette rimborsare il maltolto. E’ probabile che così finisca anche stavolta.

 

Aumentare l’Ires su alcune imprese è una distorsione non solo della eguaglianza fiscale ma anche del mercato, e sicuramente spingerà gli interessati a rivolgersi ai tribunali. Nel frattempo il governo avrà, come allora, fatto un po’ di cassa in maniera illegittima. Più sceriffo di Nottingham che Robin Hood.

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