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Il nesso tra difesa del capitalismo e difesa della democrazia liberale, spiegato a Calenda

L'economia di mercato ha bisogno di rivedere le regole e l’orizzonte del sistema economico. A cominciare dal profitto d’impresa, che non è la misura di tutto, ma va accoppiato a quello sociale

5 Ottobre 2019 alle 06:18

Perché, caro Calenda, non è una scemenza rivendicare il nesso tra difesa del capitalismo (e del profitto) e difesa della democrazia liberale
Carlo Calenda è così simpatico e gentile, lui e la sua affollata gens, che bisogna prenderlo in parola, fornirgli un anticipo di simpatia anche quando sembra stravagante o bizzarro. Ora dice davanti a D’Alema, Bianca Berlinguer e Polito, non proprio tra i più scalmanati fautori del Jobs Act, che il lavoro si difende puntualmente, posto per posto, con i megafoni e le manifestazioni sindacali e i negoziati duri; altro che il liberalismo ideologico di Alesina e Giavazzi, economisti convinti della...

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Giuliano Ferrara

Giuliano Ferrara

Ferrara, Giuliano. Nato a Roma il 7 gennaio del ’52 da genitori iscritti al partito comunista dal ’42, partigiani combattenti senza orgogli luciferini né retoriche combattentistiche. Famiglia di tradizioni liberali per parte di padre, il nonno Mario era un noto avvocato e pubblicista (editorialista del Mondo di Mario Pannunzio e del Corriere della Sera) che difese gli antifascisti davanti al Tribunale Speciale per la sicurezza dello Stato.

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  • lupimor@gmail.com

    lupimor

    07 Ottobre 2019 - 17:05

    Lei ha scritto: “… la società liberale libertaria e nichilista del progressismo ha già combinato tutto, in modo irreversibile”. Poi la lectio a Carlo Calenda. Appare chiaro che “irreversibile”, non attiene alla sfera politica e dei costumi. In quei settori, da millenni, si va avanti con “l’irreversibile variabile” Ossimoro? Macché, realtà. La nostra natura ci impone, ci costringe a muoversi in circolo. Siamo in una di quelle fasi in cui prevale l’illusione che aumentandone il diametro, si possa uscirne. La dottrina sociale della Chiesa non è altro che il tentativo di intrecciare capitalismo, proprietà privata e sociale. Ci hanno provato tutti. Il nodo intellettualmente ostico da accettare è che le masse, il popolo, seguono i pifferai che sono ritenuti i più credibili per assicurar loro panem et circenses. Tutto lì.

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  • branzanti

    06 Ottobre 2019 - 13:01

    (segue) che sosteneva che le imprese devono essere lasciate libere di fare ciò che vogliono (terribile!). Andare in positivo oltre la legge significa generare esternalità positive superiori a quanto previsto dall'obbligo normativo, che resta comunque verificato, senza che le imprese possano porsi come riferimento extra legale. Cosa che invece accade, pessimo, reale esempio, nella plutocrazia neofeudale oltreatlantico.

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  • branzanti

    06 Ottobre 2019 - 12:12

    Il liberismo ideologico ha rivelato tutti i suoi limiti con gli eventi del 2008 ed oggi solo alcuni irriducibili sostenitori continuano a non capire la necessità di un welfare che, senza essere invasivo, protegga le persone. Solo gli Usa, del resto, si ostinano su questa dolorosa politica. Anche la tutela dei posti di lavoro deve essere sostenuta quando gli impianti vengono chiusi solo per una mera riduzione di costi (ed allora l'intervento deve essere deciso), ma diventa insostenibile quando le imprese siano ormai totalmente improduttive (Alitalia docet) e sia preferibile affidarsi alla schumpeteriana distruzione creatrice. In merito al ruolo delle imprese, il concetto della responsabilità sociale coniuga l'andare oltre (in meglio) l'obbligo di legge, non fuori legge. Anche Milton Friedman, avversava la responsabilità sociale, ma diceva che le imprese devono rispettare la legge. Diversa l'affermazione dell'epigono giuridico della plutocrazia autoritaria ( il tremendo Scalia, (segue)

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  • oliolà

    05 Ottobre 2019 - 20:08

    Mumble, mumble, ma, sarà. Il fatto gli è che non si possono servire i due padroni di sempre: Dio e Mammona. Cosa sia la seconda, ormai lo sappiamo. Del primo, sembra perso ogni riferimento.

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