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La manovra sovranista dà già i numeri

I conti di Borghi non tornano. Il voto e i soldi impossibili da trovare

13 Agosto 2019 alle 06:14

La manovra sovranista dà già i numeri

Claudio Borghi (foto LaPresse)

La Lega è un mostro bifronte. Con una faccia si presenta come rappresentante del mondo produttivo, della crescita, del buon governo e della prudente amministrazione negli enti locali. Con l’altra ricorda il ribellismo, le battaglie anti euro, lo sfascio dei conti pubblici, i minibot e – con questa frettolosa e immotivata crisi di governo (visto che aveva incassato due voti favorevoli su decreto sicurezza e Tav) – la fuga dalla responsabilità. Qual è quella prevalente? Per farsi un’idea, bisogna guardare ai dati. Come intende la Lega andare alle elezioni e fare una manovra che prevede l’abolizione dell’aumento dell’Iva, il taglio delle tasse, più altre cosucce? Intervistato dalla Stampa, il responsabile economico del Carroccio Claudio Borghi ha dato i numeri. “La manovra è già scritta”, dice: niente aumento dell’Iva (“non è che devo trovare i soldi per darli a qualcuno, ma cambiano solamente i numeri dati all’Europa”), riduzione delle tasse (l’aliquota al “15 per cento va raggiunto con gradualità, senza azzardi però puntiamo a un risparmio fiscale netto di 10-15 miliardi”) e deficit contenuto (“restando dentro i famosi parametri di Maastricht”, ovvero sotto il 3 per cento).

 

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Ci sono una serie di problemi di aritmetica elementare. Il solo aumento dell’Iva vale 23 miliardi e – se abolito in disavanzo come dice Borghi – da solo porterebbe il deficit al 3,5 per cento. La riduzione dell’Irpef pari a 15 miliardi vale circa 0,8 punti. Aggiungendo poi le spese indifferibili, il deficit sale attorno al 4,5 per cento. Oltre il doppio dell’1,8 previsto dagli accordi con l’Ue, che hanno evitato la procedura d’infrazione. Borghi dice che il deficit sarà sotto il 3 per cento, anche se non spiega come. In ogni caso non conta, l’Italia finirebbe comunque sotto procedura d’infrazione, oppure sarebbe costretta a ringoiarsi le promesse e il deficit come ha dimostrato – per due volte – la scorsa manovra al 2,4 per cento di deficit approvata dalla Lega. E’ evidente che la Lega ha fatto cadere il governo perché non sa dove trovare i soldi per la manovra. L’unica alternativa è che intende pagare le sue promesse con i minibot, che peraltro ha promesso per la prossima legge di Bilancio, ma dovrebbe dirlo in maniera chiara agli elettori.

Redazione

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