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La svolta di Apple non piace a Wall Street

Per gli analisti la nuova strategia di Cupertino, più incentrata sui servizi, non compensa il calo delle vendite di iPhone. Intanto cresce il nervosismo in America per le prospettive economiche

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marchesano@ilfoglio.it

26 Marzo 2019 alle 12:42

La svolta di Apple non piace a Wall Street

Tim Cook durante la presentazione dei nuovi servizi di Apple (foto LaPresse)

Milano. La svolta di Apple (che ieri ha presentato i suoi nuovi servizi dedicati alle news, alla tv e ai giochi) non convince Wall Street in una fase in cui il mercato azionario americano sembra sempre più preoccupato di interpretare la nuova linea della Fed sui tassi e capire le reali prospettive dell'economia americana, le cui stime di crescita per il 2019 sono state riviste al ribasso. Così, di fronte alla nuova stagione annunciata dal ceo Tim Cook, gli investitori hanno reagito vendendo le azioni del titolo del colosso di Cupertino che ieri sera ha chiuso in calo dell'1,21 per cento a 188,7 dollari. Secondo Margaret Yang, analista di Cmc Markets basata a Singapore, gli osservatori hanno creduto che la sua strategia di crescita nel settore dei servizi di intrattenimento “non fornisca una soluzione immediata per compensare le vendite di iPhone a livello globale” e il timore adesso è che il titolo abbia cominciato una correzione verso il basso. Tutto, però, va inquadrato anche nel momento di particolare nervosismo che sta attraversando la Borsa statunitense. “Il sentiment del mercato azionario è rimasto cauto poiché il rendimento dei Treasury a 10 anni è sceso ulteriormente al di sotto del 2,4 per cento a causa delle crescenti preoccupazioni sulla crescita e delle aspettative per tagli dei tassi, portando la curva dei rendimenti a invertirsi ulteriormente e questo non è un segno positivo”, conclude Margaret Yang.

 

L'inversione della curva dei rendimenti dei titoli di stato a lunga scadenza, infatti, è vista come un segnale allarmante. “Non succedeva da 10 anni e solitamente è un segnale anticipatore di rallentamento del ciclo economico – spiega Giovanni Cuniberti di Gamma Capital Markets – Questa situazione è considerata un’anomalia in quanto i rendimenti tendono a salire di più quanto maggiore è la scadenza dei titoli. L’ultima volta si è verificata nel 2006 anticipando di due anni la grossa crisi del mercato azionario ma considerando che molte correlazioni valide nel passato sono “saltate” negli ultimi anni, bisogna tenere in considerazioni anche il diverso contesto evolutivo internazionale". Qualche schiarita potrebbe arrivare oggi con i dati sui prezzi delle case (indicatore importante perché dirà se esiste o meno il rischio concreto di una bolla immobiliare, come alcuni analisti ritengono) e l'indice di fiducia dei consumatori. 

 

Con quest'aria che tira a Wall Street, i listini europei non potevano che aprire stamattina com un andamento piuttosto incerto, anche se Piazza Affari si mantiene poco al di sopra della parità. Del resto, nel Vecchio Continente non mancano i motivi di incertezza che possono condizionare l'umore degli investitori, come l'epopea della Brexit. Secondo l'analisi di Pictet Asset Managment, da inizio 2019 il focus della Brexit si è spostato dal processo di negoziazione tra Unione europea e Regno Unito alle dinamiche interne della politica britannica e i mercati ora si trovano a valutare non solo le implicazioni della permanenza o dell’uscita della Gran Bretagna dall’Unione Europea ma anche la probabilità di un cambiamento di governo le cui implicazioni in materia politica economica e fiscale sarebbero sostanziali. “Il mercato sottovaluta il rischio di un crash-out (cioè di uno schianto) le cui probabilità aumentano nel caso l’impopolare revoca dell’art. 50 non trovi il supporto del parlamento inglese”, spiega Pictet. 

 

Ma questo non è l'unico motivo di incertezza, come ha rilevato David Lipton, vicedirettore operativo del Fondo monetario internazionale, secondo il quale le tensioni commerciali tra Stati Uniti e Cina, che durano ormai da quasi un anno, rappresentano “il più grande rischio per la stabilità finanziaria globale e l'Europa ha bisogno di stabilità di finanziaria per far fronte agli shock economici”. In questo contesto Lipton ha parlato anche dell'Italia, dicendo all'agenzia Reuters che il paese potrebbe affrontare un nuovo trimestre in contrazione dopo essere entrato in recessione tecnica e spiegando che non ha ancora affrontato le sue evidenti vulnerabilità e quindi “si trova impreparato a fronte dei rischi che gravano sull'Ue, dal rallentamento della crescita all'impatto del protezionismo e della Brexit”.

Mariarosaria Marchesano

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