Dottor Jekyll e il prof. Tria. E' possibile recuperare fiducia senza ridurre il debito pubblico?

Mariarosaria Marchesano

Le riflessioni del ministro dell'Economia al forum di Spencer Stuart a Milano tra giornalisti, economisti e davanti a Ignazio Visco, Enrico Letta e Gianni Letta 

Milano. La visita milanese del ministro dell'Economia e delle finanze, Giovanni Tria, è cominciata con il suo primo incontro istituzionale con i vertici di Borsa italiana (foto Imagoeconomica sotto) ed è terminata con un summit con un gruppo di investitori alla Camera di Commercio americana. Ma il cuore della giornata è stata la partecipazione al forum annuale di Spencer Stuart che, in deroga alla consolidata tradizione di riservatezza della società di head hunter, è stato aperto alla stampa. Tria si è così ritrovato sul palco dei relatori a rispondere per due ore alle domande di economisti, banchieri e imprenditori sulle scelte del governo in tema di investimenti e finanza pubblica, seduto fianco a fianco con il governatore della Banca d'Italia, Ignazio Visco, la presidente dell'Enel, Patrizia Grieco e altri due ospiti che rappresentavano l'anima politica del dibattito: Enrico Letta e Gianni Letta.

 

 

 

Anche se non se ne è parlato proprio apertamente, nella sala aleggiava il risultato delle primarie Pd, che ha dato lo spunto a Gianni Letta per dire che 1,8 milioni di votanti rappresentano un vero esempio di partecipazione democratica e che “adesso nel paese c'è una prospettiva di alternanza democratica”. Ma visto che il tema era la governance, intesa sia come decisioni strategiche adottate dalle imprese sia come scelte di politica economica, Tria ha mantenuto il focus sulla legge di Bilancio e sul rapporto con l'Europa, ammettendo che “la fiducia degli investitori è fondamentale per la crescita dell'Italia perché senza questa non ci sono manovre che tengano. “L’economia italiana credo che abbia tutte le possibilità di tornare a crescere e anche di chiudere il gap di crescita con il resto dell’Eurozona non soltanto di seguirla a distanza”, ha detto il ministro. 

 

Tria è ben consapevole che un rallentamento della congiuntura potrebbe suggerire, se non imporre, una revisione del progetto di bilancio basato su un aumento dell'1 per cento del pil nel 2019, ma fa capire chiaramente che la soluzione potrebbe scaturire nell'ambito di un rafforzamento del ruolo dell'Italia nel contesto dell'Unione europea nel momento in cui si sta aprendo il dibattito sull’Eurobudget. “L'Unione europea deve tornare ad avere un ruolo centrale nelle sfide globali che andrà ad affrontare, tra le quali deve esserci la riduzione delle grandi diseguaglianze”, ha affermato. Il titolare del dicastero dell'Economia non ha spiegato in che modo si possa conciliare l'esigenza di rigore nei conti pubblici con quello della lotta alla povertà, ma si è mostrato fiducioso che questo obiettivo possa essere raggiunto all'interno di nuovi rapporti di forza che si stanno creando. Su questo concetto, ha insistito in modo particolare. Secondo il ministro, il tavolo sull'Eurobudget può essere l'occasione per indurre l'Unione ad adottare politiche che non impoveriscano gli stati membri ma favoriscano “convergenza e competitività”, anche se dicendo questo sembra dimenticare che esiste un accordo tra Francia e Germania per consentire l'accesso alle risorse solo ai paesi che attuano le riforme indicate nel semestre europeo.

 

Tuttavia l'economista Veronica De Romanis, durante il forum, ha sollevato un punto dirimente nel dibattito chiedendo a Tria, a proposito di budget per l'Eurozona, quali siano le misure che l’Italia intende mettere in campo per ridurre il debito a partire da un sillogismo: avere un budget comune significa condividere i rischi tra paesi e per fare in modo di condividere i rischi essi vanno ridotti quando indigeribili per gli altri partner, per l’Italia il rischio maggiore è quello di avere il secondo debito più alto d’Europa. Quindi, dal punto di vista di De Romanis, una discussione su un bilancio comune in Italia deve partire da un percorso di riduzione del debito. Secondo Tria, invece, le due questioni, bilancio comune dell’area euro e debito, “sono separate” e “la correzione della manovra non può essere la soluzione per ridurre il rapporto tra debito e pil perché si rischierebbe di abbassare ulteriormente la crescita economica del paese”. Quindi il ministro sembra suggerire che una condivisione dei rischi non parte dalla riduzione dei medesimi, e non la prenderanno bene a Berlino.

 

E' evidente che il capo del Mef pensi alle elezioni del Parlamento europeo come a una linea di spartiacque tra passato e futuro, ma sembra anche fiducioso che la Bce possa adottare nuove misure di rifinanziamento del credito come i Tltro nella prossima riunione di board prevista per il 7 marzo. E in ogni caso, continua a ripetere che occorre sbloccare gli 85 miliardi di stanziamenti per le infrastrutture, tralasciando, in questo caso, il particolare di essere parte di una compagine di governo che su questo punto ha opinioni contrastanti.