Un nuovo gruppo per liberare il potenziale di gas naturale del mediterraneo

Simone Tagliapietra*

Così Cipro, Egitto, Grecia, Giordania e Israele, Italia e autorità palestinese costruiscono una comunità del gas 

Bruxelles. Il 14 gennaio scorso, i ministri dell'energia di Cipro, Egitto, Grecia, Giordania e Israele, insieme a rappresentanti dell'Italia e dell'autorità palestinese, si sono incontrati al Cairo per discutere su come promuovere lo sviluppo delle scoperte di gas naturale avvenute negli ultimi anni nelle acque del Mediterraneo orientale. Il risultato è stato la creazione dell'Eastern Mediterranean Gas Forum (Emgf), una piattaforma volta a sviluppare un mercato regionale del gas e a sfruttare le infrastrutture di gas naturale liquefatto (Gnl) esistenti in Egitto. Dopo quasi un decennio di speculazioni sulle potenziali opzioni di esportazione delle risorse di gas della regione, questo può ben essere considerato come un passo nella giusta direzione.

     

La saga del gas nel Mediterraneo orientale è iniziata nel 2009-2011, con la scoperta dei giacimenti Tamar e Leviathan al largo delle coste di Israele e del giacimento Afrodite al largo di Cipro. Per sfruttare questo potenziale, sono state progressivamente prese in considerazione diverse opzioni di esportazione, tra gasdotti (verso la Turchia o la Grecia) e impianti di Gnl (a Cipro, Israele ed Egitto). Quegli anni furono caratterizzati da grandi aspettative, con le nuove scoperte di gas considerate come uno strumento per favorire una nuova era di stabilità economica e politica nella regione.

     

Tuttavia, le elevate aspettative iniziali sono sfumate in breve tempo, per via di conflitti politici interni sul come utilizzare le risorse di gas nel caso di Israele, e per via di una successiva revisione al ribasso delle riserve stimate di gas nel caso di Cipro. Tali sviluppi hanno indotto un generale scetticismo sulla stessa idea che il Mediterraneo orientale potesse divenire esportatore di gas in futuro.

      

Tuttavia, nel 2015 le speranze iniziali sono state a sorpresa riaccese con la scoperta da parte di Eni del maxi-giacimento Zohr al largo delle coste egiziane: la più grande scoperta di gas mai effettuata nel Mediterraneo. Grazie a un rapidissimo sviluppo del giacimento, la produzione di gas a Zohr è iniziata già nel dicembre 2017, consentendo all'Egitto di recuperare quell’auto-sufficienza nel settore del gas persa negli anni successivi la rivoluzione del 2011, che videro il paese trasformarsi velocemente da esportatore a importatore di gas. Zohr ha, inoltre, segnato l’inizio di una nuova fase di attività di esplorazione nell’offshore del paese, che ha portato alla scoperta di altri importanti giacimenti.

   

Ma l'importanza di Zohr va ben oltre i confini egiziani, in quanto la vicinanza geografica con altri giacimenti al largo delle coste di Israele e Cipro potrebbe consentire uno sviluppo coordinato di queste risorse, sfruttando economie di scala a livello regionale. L'Egitto dispone già di due infrastrutture per l'esportazione di Gnl (con una capacità di esportazione di 19 miliardi di metri cubi all'anno, ovvero il doppio del tanto discusso gasdotto Tap), che restano a oggi inattive. Fare uso di queste infrastrutture consentirebbe di esportare gas dai giacimenti egiziani, israeliani e ciprioti senza il bisogno di effettuare importanti investimenti infrastrutturali. E questa non è una questione di poco conto se si pensa che, ad esempio, il costo di un terminale Gnl a Cipro è stato stimato in 5 miliardi di euro, mentre il costo del gasdotto Eastmed – progettato per collegare Israele, Cipro, Grecia ed Italia – è stato stimato in 6,2 miliardi di euro. Si deve altresì considerare che, nel caso i volumi di gas disponibili all’esportazione superassero la capacità massima dei terminali Gnl egiziani, entrambi gli impianti potrebbero inoltre essere ampliati al fine di aumentarne la portata.

    

Per questi motivi, il piano di creare un mercato regionale del gas nel Mediterraneo orientale partendo dalle infrastrutture esistenti in Egitto rappresenta la soluzione più pragmatica e con maggiori vantaggi per tutti i paesi interessati. Si tratterebbe anche di un'opportunità per l'Europa, dove il fabbisogno di importazioni di gas è destinato ad aumentare nei prossimi anni a causa del calo della produzione domestica, e dove esiste già un'ampia infrastruttura per la ricezione di Gnl. Va infine sottolineato come questo schema comune di esportazione del gas a livello regionale basato sugli impianti egiziani di Gnl potrebbe anche offrire un’importante opportunità di cooperazione in una regione che, purtroppo, ha spesso visto il conflitto prevalere sulla cooperazione.

*Professore presso la Johns Hopkins University - SAIS Europe, ricercatore presso la Fondazione Eni Enrico Mattei e fellow presso il Bruegel

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