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Gomblotto JP Morgan-Salvini-Di Maio

La diabolica banca d’affari compra debito gialloverde. Chiamate Nessuno!

12 Ottobre 2018 alle 06:00

Gomblotto JP Morgan-Salvini-Di Maio

foto AP

Durante la campagna per il referendum costituzionale il signor Nessuno, un complottista mascherato del programma “La Gabbia” su La7, raccontava che le riforme di Renzi “sono state scritte sotto dettatura di una grande banca d’affari americana, la JP Morgan”. Allo stesso modo, altri media avevano annusato il complotto quando Matteo Renzi vide a pranzo Jamie Dimon, il capo della banca, e avrebbe ricevuto da lui garanzia per ricapitalizzare il Monte dei Paschi di Siena. In seguito JP Morgan non garantì sostegno alla banca che oggi è a maggioranza del Tesoro (con relative doglie per lo stato). Epilogo: referendum perso, Mps in mano pubblica. È andato tutto al contrario di come avrebbe voluto, secondo alcuni, quel diavolo di Mr. Dimon, così potente da non cambiare nulla. La banca d’affari è però diventata sinonimo di una “opaca vicenda bancaria”, come la definì Ferruccio de Bortoli, perché i super-poteri-forti globalisti davano una spintarella ai poteri debolucci italiani.

 

Ieri Nick Gartside il capo della divisione reddito fisso di JP Morgan Asset Management ha detto al Sole 24 Ore che lo spread non arriverà a 400 punti base, che comprare Btp con i rendimenti più elevati dal 2014 è un affare e che, per questo motivo, anche la banca d’affari americana aumenterà la sua esposizione sull’Italia di Matteo Salvini e Luigi Di Maio. Per il capo della Lega quella stessa banca era “il vero sponsor di Renzi assieme a Wall Street e Marchionne” mentre per il M5s è quella che “vuole abolire le costituzioni”.

 

Chissà cosa avranno da dire ora che la più potente banca d’affari americana – magari per intercessione occulta di Donald Trump dopo un pranzo con il premier “Giuseppi” Conte – sostiene gli acquisti di titoli di stato italiani mentre la maggior parte degli investitori consiglia di tenersene alla larga o di essere guardinghi. Oppure cosa direbbero i vicepremier sulla recente acquisizione della branca belga del Montepaschi (di stato) da parte del fondo Warburg Pincus, centenario bastione della più antica dinastia di banchieri tedeschi di origine ebraica, presieduto da Tim Geithner, lì riciclatosi da ex segretario al Tesoro obamiano. Sarebbe un filone gustoso per i paranoici legastellati. Parleranno ancora di complotto o di dinamiche di mercato visto che questa volta gli affari riguardano loro? Chiederemo al signor Nessuno di illuminarci.

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