Manifestazione contro il CETA (Foto LaPresse)

Tu Tarzan, io Ceta

Redazione

Il no all’accordo col Canada dimostra che il sovranismo è contro l’interesse nazionale

Con questi sovranisti non si capisce bene qual è la linea sul commercio internazionale, soprattutto per quanto riguarda l’agricoltura. Fa bene o fa male all’economia? La domanda è semplice e le politiche dovrebbero essere conseguenti con le risposte. Se fa bene, allora abbattiamo dazi e sanzioni. Se invece fa male, allora alziamo barriere protezioniste. La posizione del “governo del cambiamento” però non si capisce, o meglio, si capisce ma non è coerente. Da un lato le sanzioni della Russia all’Unione europea fanno male alle nostre imprese esportatrici e quindi bisogna avvicinarsi a Mosca per farle rimuovere. Dall’altro, gli accordi di libero scambio con gli altri paesi occidentali devono essere fermati perché danneggiano le nostre produzioni.

 

Il ministro dell’Agricoltura Gian Marco Centinaio ha detto alla Stampa che “non ratificheremo il trattato di libero scambio con il Canada perché tutela solo una piccola parte dei nostri prodotti Dop e Igp”. L’affermazione del leghista Centinaio è davvero surreale perché senza il Ceta non esistono protezioni e i prodotti tipici italiani vengono imitati in Canada. E’ proprio il Ceta a introdurre la tutela per 173 denominazioni. Bisogna considerare che in Italia oltre il 90 per cento dell’export agroalimentare Dop/Igp è composto da 10 prodotti, tutti tutelati dal Ceta. E non a caso tutti i principali consorzi – Grana Padano, Parmigiano Reggiano, Aceto di Modena, prosciutti di Parma e San Daniele, etc. – sono favorevoli al trattato, perché così potranno conquistare nuovi mercati e aumentare le vendite. Il Ceta dimostra in maniera emblematica che sovranismo urlato e interesse nazionale sono due cose distinte e spesso contrapposte.