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I doppi incarichi e la credibilità della Consob. Minenna ci querela

Il dirigente si scaglia contro un nostro articolo sui suoi incarichi. Cosa ne pensa il neo presidente Nava?

Luciano Capone

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capone@ilfoglio.it

21 Aprile 2018 alle 06:22

“Un'Europa senza spread”, la luna nel pozzo di Report

Marcello Minenna (foto LaPresse)

"Prendo la guida della Consob in un momento di bassa reputazione" ha dichiarato alla Stampa Mario Nava, da pochi giorni insediatosi al vertice dell’Autorità di vigilanza, auspicando un “atteggiamento positivo e aperto” e non solo “giustizialista e punitivo”. Di certo querelare i giornalisti non è un esempio che va in questa direzione. Il 23 dicembre 2017, il giorno dopo la nomina di Nava, il Foglio aveva pubblicato un articolo ponendo una serie di domande sull’opportunità di alcuni incarichi del suo dirigente più noto, almeno al pubblico televisivo, Marcello Minenna. Nessuna risposta. Anzi, dopo qualche mese scopriamo da un accesso agli atti di Consob che l’unica risposta è una querela (al sottoscritto) di Minenna per affermazioni “lesive della sua reputazione” contenute nell’articolo. Non è dato di sapere quali siano tali affermazioni, ma giova ricordare che sia Consob sia Minenna erano stati contattati prima della stesura dell’articolo e avevano preferito non commentare. In ogni caso, visto che le domande sono ancora inevase, è il caso di ribadirle sperando che il nuovo “atteggiamento positivo e aperto” del presidente Nava porti a dei chiarimenti sui giornali prima che in tribunale. Marcello Minenna, dirigente Consob della “Divisione mercati”, è stato consulente tecnico della procura di Trani nell’inchiesta contro Deutsche Bank (Db), da poco trasferita a Milano per competenza territoriale. L’indagine è quella avviata dal pm Michele Ruggiero – lo stesso delle inchieste sui complotti delle agenzie di rating (assolte) – e vede indagati gli ex vertici di Db per manipolazione del mercato, a causa della vendita di titoli di stato italiani del 2011. Si tratta di un’operazione di ristrutturazione del portafoglio rispetto al “rischio Italia” dopo l’acquisizione di Postbank, ma definita da una certa teoria letterario-giudiziaria come l’inizio del “complotto dello spread” contro l’Italia. Minenna è colui che insieme al pm Ruggiero ha interrogato indagati e testimoni: i vertici di Db, il giudice costituzionale Giuliano Amato, gli ex ministri del Tesoro Vittorio Grilli, Fabrizio Saccomanni e Giulio Tremonti. Questa vicenda assume però dei tratti inconsueti e anche imbarazzanti dopo la Commissione d’inchiesta sulle banche. Durante l’audizione dell’ad di Deutsche Bank Italia Flavio Valeri è emerso che per ben due volte Consob ha chiesto alla banca tedesca informazioni su quella vendita di Btp, prima nel 2011 e poi con un ulteriore approfondimento 5 anni dopo, nel febbraio 2016, evidentemente su sollecitazione dell’inchiesta della procura di Trani. Deutsche Bank ha fornito le informazioni richieste e l’autorità non ha mai sollevato alcuna obiezione. Se invece Consob avesse rilevato qualche irregolarità avrebbe dovuto sanzionarle e se avesse individuato ipotesi di reato avrebbe dovuto segnalarle ai magistrati. Ciò che risulta paradossale è che, mentre la “Divisione mercati” di Consob non eccepisce sulla regolarità delle operazioni messe in atto da Db, sulla stessa vicenda un dirigente Consob della medesima “Divisione mercati” sostiene il contrario: nella perizia per la procura di Trani Minenna scrive che la condotta di Db sarebbe stata “manipolativa del mercato”, “consapevole” e “concretamente idonea ad alterare la formazione del prezzo dei titoli di stato”.

 

Con quante voci parla Consob in un procedimento? Quale delle due vale visto che sono in netto conflitto? Si può ritenere un semplice parere personale la perizia di un dirigente della “Divisione mercati” su una questione di possibile manipolazione del mercato?

 

Ma c’è un altro episodio che riguarda gli incarichi di Minenna. 

  

Da una richiesta di accesso agli atti – a cui Minenna si è fermamente opposto “per l’incidenza negativa che dette informazioni possono avere sulla [propria] sfera degli interessi economici e professionali” – oltre ad apprendere di essere stati querelati, siamo riusciti a ottenere da Consob le comunicazioni interne che ricostruiscono la sua nomina ad assessore al Bilancio di Roma nella giunta Raggi. Minenna non solo non chiede preventivamente l’autorizzazione per assumere l’incarico politico, ma addirittura il 6 luglio comunica a Consob il mantenimento di entrambi gli incarichi. “Comunico che sono stato nominato assessore con delega al Bilancio, al Patrimonio e alle Partecipate di Roma. Rendo noto che sarà mia cura garantire la continuità delle attività dell’ufficio Analisi Quantitative da me diretto – prosegue la mail indirizzata ai vertici Consob –. Questa comunicazione affinché la Commissione ne prenda atto”. Si tratta di un comportamento quantomeno inconsueto, non fosse che per la visibile incompatibilità e il conflitto d’interessi tra il ruolo di dirigente di un organo di vigilanza sui mercati e quello di assessore che controlla società quotate come Acea. Tra l’altro Minenna ha dichiarato in una testimonianza resa ai magistrati romani di aver lavorato, quando era assessore, non si sa se durante la fase di doppio incarico, proprio alla vendita di Acea ai cinesi: “Per i rifiuti avevo pensato a una joint venture tra Acea e Ama – ha detto – si era anche ipotizzata la costituzione di una nuova società con l’ingresso di capitali cinesi”.

 

Quando le pressioni politiche e istituzionali si fanno più intense Minenna chiede, solo il 15 luglio 2016, “di essere posto in aspettativa” per motivi politici. Ma ancora più strana è la risposta di Consob, che accoglie la richiesta di aspettativa “a decorrere dalla data di nomina” ad assessore. Si tratta di un caso – abbastanza singolare – di aspettativa retroattiva, anche perché l’allora presidente Giuseppe Vegas non esplicita le motivazioni della retrodatazione. Il punto non è tanto se sia una cosa consentita, ma se sia una prassi consolidata o un caso singolo ed, eventualmente, da evitare in futuro. C’è stato un periodo nel 2016 in cui Minenna è stato dirigente Consob, assessore competente su società vigilate dalla Consob e consulente di una procura per sostenere accuse su vicende archiviate dalla Consob. Probabilmente tutto questo è regolare, ma è normale? Non c’è un problema di opportunità e di autoregolamentazione per un’Authority che ha un ruolo così delicato? Minenna risponde alle domande con le querele. Si spera invece che la Consob lo faccia con i chiarimenti su questioni che riguardano l’immagine e la trasparenza dell’Istituto. Il caso Minenna è un buon banco di prova per la “nuova èra”.

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Commenti all'articolo

  • guido.valota

    21 Aprile 2018 - 19:07

    Chissà se nell'M5$ si riferiscono solo a quello del Male Assoluto, quando straparlano di conflitti d'interesse.

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  • lupimor@gmail.com

    lupimor

    21 Aprile 2018 - 17:05

    Ah, Capone nostro. Non è la notizia in sé a renderla credibile e a darle valenza, ma chi la diffonde. Il Foglio è sentito elemento estraneo, scomodo al main stream che omologa le informazioni da somministrare ai lettori. L’avesse data il FQ, altro che querela, plausi scroscianti. Il seguito mediatico allo sbianchettamento, palese, documentato, incontrovertibile, del proprio programma elettorale, fatto dai 5S, è stato quasi inesistente. Quanto più il Foglio insiste e documenta, tanto più sarà sottaciuto e minimizzato. Dura veritas, sed veritas. Che, ça va sans dire, esalta e rafforza i meriti del Foglio.

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