Perché istituire un ministero per lo sviluppo immobiliare

“Abbiamo bisogno di un interlocutore unico”, dice Spaziani Testa (Confedilizia). La proposta è emersa durante il ReItaly in Borsa italiana

25 Gennaio 2018 alle 21:10

Perché istituire un ministero per lo sviluppo immobiliare

Giorgio Spaziani Testa

Milano. E se nel prossimo governo nascesse un ministero dello sviluppo immobiliare? Non è una semplice provocazione, ma una delle dieci proposte del “manifesto per il rilancio del settore immobiliare” che il numero uno di Confedilizia, Giorgio Spaziani Testa, ha presentato il 25 gennaio al ReItaly (kermesse dei big del settore che ogni anno viene ospitata in Borsa Italiana e promossa da MonitorImmobiliare). 

 

Spaziani Testa sa cogliere il momento pre-elettorale per alzare il livello di attenzione su un comparto che, rappresentando quasi un quinto del pil, avrebbe bisogno, a suo avviso, di “una responsabilità politica ben precisa”. Così, lancia l’affondo: “Non siamo particolarmente soddisfatti di quel che leggiamo nei programmi dei candidati poiché mancano temi centrali, come il rilancio degli investimenti nelle locazioni, l’estensione della cedolare secca ai contratti di affitto, la liberalizzazione delle locazioni commerciali, il sostegno alla rigenerazione urbana e la stabilizzazione e la semplificazione delle normative del settore”, spiega il presidente di Confedilizia. “In più – aggiunge – siamo stanchi di avere a che fare con sottosegretari, commissioni, dipartimenti, e quando il ministero delle Infrastrutture si occupa di noi lo fa solo in modo residuale. Abbiamo bisogno di un interlocutore unico”.

 

Ma è la riduzione della pressione fiscale sul settore, “frutto di una cultura sbagliata”, il punto su cui Spaziani Testa batte di più e sul quale si sono soffermati anche diversi operatori e manager immobiliari nella sessione mattutina, come Stefano Cervone, consigliere delegato della Nova ReSiiq (Gruppo Sorgente), il quale ha spiegato che solo un alleggerimento delle tasse sulle plusvalenze provenienti dalle vendite potrebbe incentivare l’arrivo sul mercato di asset che al momento sono nei portafogli di fondi e veicoli d’investimento, i contenitori finanziari degli immobili che anche per questo fanno fatica a raggiungere una dimensione competitiva sui mercati internazionali.  

 

Nonostante ciò, dal punto di vista congiunturale, il settore del real estate appare in ripresa in linea con l’aumento degli indicatori economici generali. Come hanno spiegato sia Luca Dondi di Nomisma sia Mario Breglia (Scenari Immobiliari) emergono segnali di cauto ottimismo per la prima volta da diverso tempo. 

 

Nel 2017 il numero della compravendita di case in Italia ha raggiunto quota 600 mila, il 40 per cento in più rispetto ai livelli minimi toccati dopo il crollo del 2008. In questo contesto è Milano la città che si dimostra più dinamica e in grado di attirare il maggior numero di investitori esteri, i quali, però, stanno cominciando ad affacciarsi anche in regioni italiane che prima trascuravano. Il valore economico delle transazioni immobiliari in Italia è stato loscorso anno pari a 11 miliardi, in lieve crescita rispetto al 2016, di cui il 40 per cento proveniente da operatori stranieri. E per il 2018? “Ci aspettiamo un consolidamento dei prezzi e della ripresa. Non è molto ma rappresenta un grande passo in avanti se ricordiamo come era ridotto il settore fino a qualche anno fa”, ha concluso Luca Dondi.

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