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Finisce l'età dell'oro delle obbligazioni

I bond perdono appeal, il Qe si esaurisce, per gli stati il debito non sarà “facile”

19 Gennaio 2018 alle 06:05

Finisce l'età dell'oro delle obbligazioni

Che cosa hanno in comune Sergio Marchionne che intende lasciare una Fiat Chrysler ripulita dai debiti, e il gruppo di testa dei governi europei, Francia e Germania, che studiano penalità per i paesi più indebitati? A prima vista ben poco. Fca ha debiti residui di 2,5 miliardi, l’8,5 per cento della capitalizzazione di Piazza Affari. Ha restituito il prestito di Barack Obama per salvare Chrysler e con i tagli fiscali di Donald Trump metterà da parte un miliardo di dollari dopo averne investito un altro e distribuito 120 milioni di bonus ai dipendenti americani. Se volesse rifinanziarsi sul mercato non avrebbe problemi, né i creditori andrebbero incontro a rischi.

    

Non vale la stessa cosa per l’Italia il cui debito rapportato al pil è in proporzione 15 volte quello di Fca, finora garantito (prezzato a rischio zero) dal Quantitative easing di Mario Draghi che però si esaurirà. E’ per questo che i paesi forti d’Europa – eccolo il trait d’union con Marchionne – hanno capito che sta finendo l’èra del debito facile, e quindi di obbligazioni, bond e Btp a pioggia. Dunque l’indebitamento va ridotto, mentre i sottoscrittori non potranno più riposare come un tempo su uno strumento d’investimento a lungo prediletto. Il rialzo dei tassi, già in atto nel resto del mondo e dopo il 2019 previsto anche in Europa, riduce il valore nominale di bond aziendali e governativi, e il minore appeal risulterà più evidente quando alla ripresa si affiancherà l’inflazione. E’ normale. Il risparmio potrà orientarsi verso la Borsa, cioè sul rischio; o verso nuovi bond a rendimenti più bassi ma sicuri. In altri termini, con una reputazione adeguata. Eccola la novità.

  

“Reputazione” è il criterio con il quale tutti dovranno misurarsi, venditori e compratori di debito, aziende e paesi. Fitch ieri ha detto che “il rating italiano è abbastanza basso per un paese ricco come l’Italia con un settore privato in buono stato di salute” e perciò può “tollerare” uno sforamento dei parametri di bilancio. Ma senza eccessi. All’agenzia americana sono più “preoccupati” che “la politica fiscale possa diventare più espansiva dopo le elezioni” che di “una deriva euroscettica populista”. Sulla qualità della spesa pubblica devono essere giudicati quanti promettono tutto (pensioni, rette universitarie, tagli di tasse, lo stipendio regionale femminile) confidando che qualcun altro, a partire dall’odiata Europa, paghi il debito. Il vento gira. Gli elettori si sveglino prima di farsi male cadendo dal letto.

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Commenti all'articolo

  • giantrombetta

    19 Gennaio 2018 - 09:09

    Il Presidente emerito e senatore a vita Mario Monti ha letteralmente definito “droga” somministrata dalla Bce il Qe. Aggiungendo che ad oggi l’Italia per note ragioni di quella droga e’ stata uno dei maggiori consumatori. Ora che il Qe pare giunto a fine corsa, come pure il Foglio prevede, come se la caveranno gli abituali consumatori di quella droga secondo la definizione montiana a fronte della naturale crisi di astinenza? Per restare in metafora, dovranno mica inventarsi un metadone finanziario?

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