Antonio Patuelli (foto LaPresse)

Consumi, mutui, banche. Manifesto dell'ottimismo firmato Patuelli

Claudio Cerasa

Le compravendite migliorano, la ricchezza aumenta. La commissione sulle banche? “Un’occasione d’oro”, dice il capo dell’Abi

Antonio Patuelli, imprenditore, numero uno dell’Associazione bancaria italiana, lo dice con un sorriso, ma lo dice serio, senza ironia. “Per i professionisti del pessimismo ci sono altre terribili notizie: le buone notizie, purtroppo, non sono ancora finite”. Patuelli prende un foglietto di carta, lo srotola sul tavolo di fronte a sé e inizia a leggere. “Da giugno a luglio, i prestiti alle imprese sono saliti dello 0,5 per cento e quelli alle famiglie sono saliti del 2,7 per cento. I prestiti al settore privato, sempre a luglio, sono cresciuti dell’1,5 per cento su base annua, dell’1,5 per cento su base mensile. Le sofferenze bancarie lorde sono scese a quota 173.591 miliardi di euro, al minimo da luglio 2014, rispetto ai 192.000 di giugno. Quelle nette sono scese a 65.843 miliardi rispetto ai 71.237 di giugno…”. Patuelli si ferma e osserva l’interlocutore: “Continuo?”. Prego. “Gli acquisti con carta di credito fanno segnare ogni mese numeri significativi. Secondo i dati Carta-SI, a giugno i consumi sono cresciuti del 5,3 per cento, l’ecommerce è cresciuto del 15,7 per cento. Nel secondo semestre 2017, i prestiti maggiormente erogati agli italiani hanno fatto registrare netti incrementi rispetto al 2015 e le percentuali dei prestiti ci dicono molto di quello che sta succedendo in Italia. I prestiti per la ristrutturazione della casa, per esempio, rappresentano una quota sempre più alta, pari oggi al 34,7 per cento. I prestiti per l’acquisto di un’auto sono in crescita e sfiorano il 20 per cento. Anche il sistema del risparmio gestito fa registrare da mesi numeri da record: rispetto a giugno, siamo a 10.355 miliardi di risparmi, contro gli 8.115 di giugno. Da inizio anno, infine, le sottoscrizioni nei fondi di investimento hanno superato i 67 miliardi di euro, un dato migliore rispetto alla raccolta dell’intero 2016. E il patrimonio gestito è arrivato a un nuovo massimo storico, di 2.021 miliardi circa. E per ora mi fermo qui…”.

 

Antonio Patuelli è presidente dell’Abi dal 2013 e negli ultimi quattro anni ha osservato da una posizione privilegiata sia il percorso seguito dall’economia italiana sia la strana percezione che il paese ha di se stesso. Patuelli, mettendo insieme i dati sulle compravendite che aumentano, i dati sui depositi postali e bancari che si moltiplicano, e partendo dunque da una valutazione sul mondo che conosce meglio, quello che si sviluppa intorno al circuito bancario, dice senza trattenersi che “senza ombra di dubbio l’Italia sta attraversando un periodo di ripresa”. Ma riconosce che il nostro paese tende a considerare una notizia solo ciò che costituisce una cattiva notizia. “Oggi in Italia c’è un clima diverso. La ricchezza del nostro paese si sta incrementando. I tassi dei mutui hanno raggiunto livelli che l’Italia non aveva visto neppure negli anni del miracolo economico. Eppure ci si concentra solo su dati che in realtà non fotografano il paese per quello che è”. Ovvero? “La disoccupazione”. Vuole dire che la disoccupazione non è quello che sembra? “In Italia abbiamo un tasso di disoccupazione pari circa all’undici per cento ma quel tasso è oggettivamente drogato, falsato dal fatto che quelle statistiche non fotografano una parte del nostro paese che non è emersa. Può piacere o no, ma nel periodo della crisi nerolandia è stato il più grande ammortizzatore sociale del paese e negli ultimi anni la disoccupazione è rimasta pressoché statica perché a un numero indefinito di persone è convenuto lavorare in nero per avere garantita la sua indennità di disoccupazione”. Vuole dire che l’Italia ha un’immagine di sé diversa da quella reale? “E’ così. L’Italia ha una cattiva percezione di se stessa e questo accade per molti motivi. Un motivo è storico e deriva dal fatto che oggi si fa fatica a dire che una cosa va bene. Da un lato c’è questo. Ma dall’altro lato c’è anche un modo strano dell’Italia di stare in Europa”.

 

In che senso? “Il nostro paese sta in Europa senza una logica di comparazione europeistica. Nel senso che la grande specialità nazionale sembra essere quella di cercare nella comparazione europeista solo i casi in cui ci si trova sotto media. Se c’è qualcosa sotto la media, la valorizziamo. Se c’è qualcosa sopra la media, la ignoriamo. In Francia, per dirne una, ogni dato sopra la media viene trasformato in un elemento di orgoglio nazionale ed è difficile trovare chi faccia qualcosa per screditare il proprio paese. In Italia, invece, lo spirito anti nazionale ha creato i presupposti per trasformare la collezione di cattive notizie in un collante identitario. Non oso immaginare cosa sarebbe successo in Francia se oggi si trovasse nella nostra situazione sul terreno bancario…”. La crisi non c’è più e la notizia non c’è più. “E’ così. Noto con piacere, o forse con dispiacere, che nel momento in cui il mondo bancario è diventato un non problema è diventato anche una non notizia. E noto che sono soprattutto i giornali internazionali a raccontare quello che sta accadendo in Italia. Lo ha scritto due giorni fa il Financial Times: le sofferenze bancarie italiane lorde sono scese a luglio e i crediti inesigibili si sono ridotti di 18 miliardi, addirittura quasi il dieci per cento rispetto al mese precedente, scendendo a 173 miliardi di euro. L’Italia è riuscita a rimettere a posto il mondo bancario e anche per questo le dico una cosa che so che il vostro giornale non apprezzerà”.

 

Riguarda la commissione parlamentare sulle banche? “Precisamente. Io penso che l’inchiesta parlamentare sulle banche italiane vada fatta, e con urgenza, e penso che sia un’occasione straordinaria di dimostrare forza e trasparenza”. Non è che accarezza anche lei la pancia ruvida del populismo in lotta contro il capitale? “Il mondo bancario italiano non deve nascondere nulla. Credo che la commissione di inchiesta possa aiutare non ad alzare un polverone, ma a farlo abbassare”. Spieghi meglio. “Innanzitutto, quando si parla di Vigilanza sul sistema bancario bisogna ricordare che il grosso della Vigilanza, dal 2014, si trova sotto il controllo della Banca centrale europea, e non solo della Banca d’Italia, e anche alla luce di questa combinazione, e della collaborazione tra le due Banche centrali, un’inchiesta parlamentare potrebbe aiutare a capire che Bce e Bankitalia sono state solerti. I problemi vanno forse individuati su altri fronti”. Per esempio? “Un’inchiesta parlamentare sulle banche potrebbe aiutare, per esempio, a capire se, a fronte della solerzia delle istituzioni bancarie, le autorità giudiziarie sono state così solerti ad agire quando hanno ricevuto gli esposti”. Sta dicendo che lei crede che se c’è stato un qualche problema nel controllo del sistema bancario quel problema riguarda la Vigilanza delle procure, non la Vigilanza bancaria? “Io dico solo che, come ha ricordato mesi fa Francesco Greco, capo della procura di Milano, in Italia esiste un problema di specializzazione su questi temi. Si tratta prima di tutto di un problema di giurisdizione, nel senso che ci sono poche strutture che hanno un’esperienza sufficiente per poter occuparsi di questioni delicate come queste. E allora mi viene da dire: chissà che l’inchiesta sulle banche non ci aiuti a capire che sarebbe l’ora di istituire presso ogni Corte d’appello una sezione specializzata nell’affrontare le problematiche delle banche. In un paese moralista che ha una percezione di sé assolutamente distorta affrontare i veri problemi, e non i problemi falsi, potrebbe essere il modo migliore per capire davvero in che paese viviamo. E forse sarebbe l’ora di cominciare a capirlo, e di smetterla di raccontare l’Italia solo per quello che non è”.

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  • Claudio Cerasa Direttore
  • Nasce a Palermo nel 1982, vive a Roma da parecchio tempo, lavora al Foglio dal 2005 e da gennaio 2015 è direttore. Ha scritto qualche libro (“Le catene della sinistra”, con Rizzoli, “Io non posso tacere”, con Einaudi, “Tra l’asino e il cane. Conversazione sull’Italia”, con Rizzoli, “La Presa di Roma”, con Rizzoli, e "Ho visto l'uomo nero", con Castelvecchi), è su Twitter. E’ interista, ma soprattutto palermitano. Va pazzo per i Green Day, gli Strokes, i Killers, i tortini al cioccolato e le ostriche ghiacciate. Due figli.