Di cosa parlare stasera a cena
Il buon lavoro delle forze di polizia a Torino secondo Piantedosi
Idee e spunti per sapere cosa succede in Italia e nel mondo selezionati per voi da Giuseppe De Filippi
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Matteo Piantedosi riferisce in Parlamento e ha argomenti fondati per parlare del buon lavoro delle forze di polizia in una circostanza molto difficile. Sono stati identificati in 800, ritenuti pericolosi, prima del corteo e c’è stato un buon numero di fermi. A caldo hanno colpito tutti i momenti di grande pericolo corso da alcuni agenti, ma ora, vedendo ora i fatti con più distanza, è positivo il bilancio generale dell’intervento di polizia per controllare i rischi di una manifestazione annunciata come estremamente minacciosa. L’esperienza vale anche per evitare di legiferare in modo emozionale e affrettato. Certo, c’è bisogno di rafforzare gli strumenti legali e operativi delle forze di pubblica sicurezza ma non servono esagerazioni. Il lavoro sul campo, di cui ha bene parlato Piantedosi, è anche fonte di esperienza e di migliore conoscenza dei pericoli. Ma il contrasto a violenze imprevedibili nei loro obiettivi e staccate da qualunque comprensibile strategia politica resta un compito molto difficile. E fa bene Piantedosi a rivendicare il buon lavoro svolto. Lo sgombero del centro sociale torinese resta, comunque, un fatto di grande rilievo. E non va dimenticato che gli scontri di Torino nascono come reazione a un successo della legalità. Askatasuna, effettivamente, rivendica tutto degli scontri di Torino.
Giuliano Ferrara vi dà ottimi argomenti per dare atto alla polizia italiana dell’uso di metodi e tecniche pienamente coerenti con democrazia e stato di diritto e per dire il contrario dell’Ice trumpiana.
Intanto per il decreto (per fortuna) serve ancora un po’ di riflessione.
Le tre "cose" principali
Fatto#1
Epstein files ormai ovunque, con il loro spaccato triste del potere e della ricchezza mondiale. Le testimonianze arricchiranno ulteriormente il quadro di malinconie, favori, reti personali, squallore generale. Sul Foglio con Michele Masneri un po’ di attenzione divertita al lato italiano della faccenda, da leggere perché tanto a cena si parla solo di quelle cose lì. E chissà perché Edoardo Teodorani chiamava Epstein “master”.
Fatto#2
La Russia che non tratta e continua ad attaccare i civili e le loro case.
Fatto#3
Cosa resta della campagna acquisti di Salvini per portare nuova energia nella Lega. Ma Borghi resta.
Ora, seriamente, si può considerare un problema per la maggioranza la nascita del famoso nemico a destra? Secondo le nostre chiacchiere a cena no e, anzi, vale il contrario. Per Meloni e i suoi alleati è l’occasione per dare in modo più visibile un’impronta non estremista all’azione di governo e per installarsi in quel luogo vincente della politica italiana che non è propriamente il centro ma è qualcosa di impalpabile tra la governabilità e il moderatismo, dove si uniscono l’assunzione di responsabilità politica, l’esercizio del moderatismo (e del realismo). Ne ragiona Claudio Cerasa e ci dà ottimi spunti per una cena che comincia a richiedere più tempo del solito.
Oggi in pillole
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Carlo Calenda non sarà sindaco di Roma con il centrodestra, non se ne parla proprio, non se ne è mai parlato, mai se ne parlerà. Voi parlatene a cena;
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le ispezioni della polizia francese negli uffici di X, eccole raccontate su X;
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a Harvard si sanno difendere da Trump;
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quattro ore di nuoto in un mare difficile, a soli 13 anni, per salvare la sua famiglia;
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portare a casa i piccoli iguana per salvarli dal freddo.