Gira il nome di un possibile ministro dell'Economia che metterebbe in seria difficoltà l'Italia

Giuseppe De Filippi

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Rubiamo questa serie di tweet molto informati e documentati sulla vicenda dei danni a entrambi i gasdotti Nord Stream e della perdita di gas. La novità di giornata è che gli Stati Uniti hanno diffuso una nota ufficiale con cui garantiscono all’Ue le forniture energetiche necessarie a superare l’emergenza. È una specie di whatever it takes sull’energia e serve a spegnere il gioco delle provocazioni sulle forniture russe. Si delinea così anche un possibile futuro di maggiore integrazione tra i due blocchi anche dopo la fase di maggiore difficoltà. È un processo di sostituzione dell’asse delle forniture strategiche, da guardare con interesse e speranza.

 

Mentre spaventa la spregiudicatezza russa.

 

Le tre "cose" principali

Fatto #1

Arriva la seconda rata del Pnrr a favore dell’Italia. Le attese sul ministro dell’Economia si fanno più febbrili e forse sarebbe bene rompere la prassi e il rispetto istituzionale e dirne subito il nome, per dare sicurezze ed evitare speculazioni. Un nome che gira, quello di Cesare Pozzi, favorito per alcuni osservatori, sembrerebbe non in grado, però, di ottenere questi scopi, anzi, la simpatia per la visione economica e politica simile a quella di Alberto Bagnai e del giro di economisti ipercritici con Ue e Bce, oltre che le critiche espressamente rivolte al progetto del Pnrr, ne farebbero il candidato ideale per mettere l’Italia in difficoltà. 

   

Fatto #2

A occhio, qui nelle chiacchiere a cena, diremmo che è molto difficile per la Lega rialzarsi in termini di consensi, semplicemente perché ormai lo spazio politico a destra è occupato da una formazione che non sembra destinata a cedere spazio a breve o a commettere errori tali da comprometterne il rapporto con l’elettorato (anche del nord). Insomma, la stagione di Matteo Salvini ha cominciato a finire col Papeete e non si vede come riavviarla, specialmente dopo quest’ultima botta. Ha portato in parlamento un manipolo di fedeli, compresi gli strateghi dell’uscita dall’euro e i maghetti delle soluzioni fiscali. Non si offenda e non si offendano, ma politicamente non servono a niente. Allora un congresso leghista potrebbe provare a fare una doppia operazione, archiviare il salvinismo e trovare nuove strade. Chissà, mica facile comunque. Cosa vanno a ripescare, il nord contro Roma? Insomma, sembra dura ripartire da quelli che ce l’avevano duro (poi è passato troppo tempo…), oppure vanno a cercare un leghismo moderato, fattivo, pragmatico, per intenderci, quello dei governatori? E ma in quel caso vanno a sbattere contro il nuovo partito del buon senso di destra che li ha scalzati e non mollerà più. Insomma, è come nei treni regionali, i posti sono occupati e non c’è prenotazione, si resta in piedi.

   

Fatto #3

Il Pd prepara la stagione congressuale. C’è anche Matteo Ricci in pista e ci sono altri sindaci e un presidente di regione come Stefano Bonaccini e una vicepresidente di regione come Elly Schlein. Sembra che le esperienze di amministrazione o governo locale siano quelle da cui ripartire per cercare qualche idea vincente. Si può osservare che in tutti i casi di vittorie elettorali locali la capacità di aggregare campi larghi o quasi larghi è stata determinante. Perché il Pd nasce come partito aggregatore e non può pensare in altro modo. Comunque, avremo tempo e molte cene per parlare del processo di rinnovamento del Pd.

  

La giornata in pillole 

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