DI COSA PARLARE STASERA A CENA

Draghi mette i partiti di fronte alla nuda realtà dei fatti

Giuseppe De Filippi

Idee e spunti per sapere cosa succede in Italia e nel mondo selezionati per voi da Giuseppe De Filippi

Question time ricco per Mario Draghi, quasi un secondo discorso programmatico dopo quelli per la fiducia delle camere. E l’attività di governo avviata diventa un vantaggio tattico. Ci sono risposte su tutto, dai migranti alle nuove regole sul bilancio Ue, dai vaccini ai matrimoni (intesi come ricevimenti di), dagli aiuti alle imprese alle riaperture e al turismo. La chiave è in una specie di scrematura delle incrostazioni polemiche su ogni questione. Così, gli argomenti che dominano, solitamente rappresentati in modo grottesco, il dibattito politico italiano, vengono invece depotenziati quanto a portata polemica e trasformati in problemi affrontabili, dandosi il giusto tempo. È una specie di favola sul re nudo ma a parti rovesciate. È il massimo esponente del potere che, grazie alle condizioni politiche con cui è arrivato a Palazzo Chigi, può mettere partiti e altri protagonisti del dibattito pubblico davanti alla nuda realtà dei fatti.

 

Le tre ''cose'' principali

Fatto #1
Le previsioni di primavera dell’Ue sono incoraggianti e ancora di più lo sono per l’Italia. Paolo Gentiloni già ci ha superato in ottimismo e continua a tenere la testa.

Fatto #2
Gli sviluppi degli scontri tra l’esercito di Israele e Hamas. I dati sulle vittime a Gaza, mentre in varie località israeliane oggi sono suonate le sirene di allarme e ci sono stati attacchi con razzi.

Fatto #3
Il partito repubblicano negli Usa travolto dalla persistenza del trumpismo. Lo scontro definitivo si consuma sulla mancata conferma di Liz Cheney per l’incarico parlamentare di maggior rilievo nel partito, a causa delle sue critiche a Donald Trump. Un centinaio di esponenti di rilievo del GOP con un lettera al New York Times parlano espressamente di scissione e della nascita di quello che qui chiameremmo rifondazione repubblicana. Non c’è da scherzare, però, perché è il segno della fine di una lunga stagione politica americana e della durevole pericolosità dell’azione politica di Trump.

 

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