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Gli ultimi sviluppi sul Venezuela e le crepe nel mondo del lavoro in Italia

Idee e spunti per sapere quello che succede nel mondo selezionati per voi da Giuseppe De Filippi

24 Gennaio 2019 alle 17:59

Gli ultimi sviluppi sul Venezuela e le crepe nel mondo del lavoro in Italia

foto LaPresse

Che succede oggi in Venezuela, quali sono gli sviluppi (durante la serata italiana sono attese certamente molte novità, seguitele anche a cena, il Foglio dà molta copertura), mentre è lo stesso presidente Guaido a essere ben presente su Twitter.

 

 

Che vuol dire per la politica degli Stati Uniti questa presa di posizione in sostegno di Guaido? Trump ha scelto bene i tempi e la parte con cui stare.

 

 

E anche interessanti sono gli schieramenti internazionali. Russi, turchi e cinesi con Maduro, Stati Uniti, Canada, e la Francia di Macron con Guaido. Europa non proprio chiarissima nella scelta di campo, Italia (malgrado la forte e storica presenza di italiani in Venezuela) molto silenziosa.

 

 

Ah no, l'Italia sta col popolo, secondo la formula sempreverde ma in questo caso particolarmente imbarazzante del governo gialloverde.

 

 

Oppure l'Italia dice (dice? insomma mette giù in modo raffazzonato un nulla per cui anche il testo di un tweet sembra terribilmente lungo).

 

 

La nuova Cgil è invece subito con Maduro e i suoi militari – anche se poi rettifica – , neanche proprio quel pochino di riflessione, di discussione, no. Il presidente che ha truccato il voto, ridotto un paese alla miseria, annichilito la democrazia, subito abbia il sostegno del sindacato di Landini. Sì provano a pesare qualche parola, a mettere qualche piccolo distinguo, ma siamo scopertamente dalle parti del meraviglioso raccontino "Il telegramma" di Fruttero&Lucentini  che invitiamo subito a ordinare o cercare in libreria (racconta della redazione della Einaudi alle prese con un telegramma da spedire all'Onu in occasione della repressione sovietica in Ungheria).

 

 

Lo smiracolo economico venezuelano (a questo punto dire follow the money suona un po' tardivo, comunque funziona sempre).

 

 

Sì, per il lavoro le cose non si mettono bene. Via via stanno esaurendosi gli effetti sia del Jobs Act nella sua versione iniziale sia delle proroghe con cui si era ammorbidito l'arrivo del decreto cosiddetto dignità. Le prime crepe le vede l'Inps, che per ovvie ragioni tecniche e amministrative è più tempestivo del ministero del lavoro nella rilevazione di alcuni dati. Il punto è significativo in generale per le politiche economiche potenzialmente dannose del governo. Perché mostra come non esistano crolli verticali, improvvisi, di fronte a provvedimenti che rendono meno efficiente un mercato. C'è sempre un'inerzia, ci sono fattori di continuità, ma gli elementi nuovi, se contrari alla logica dello sviluppo, colpiscono, sia pure lentamente. Ed è quasi peggio: uno choc improvviso genera risposte altrettanto rapide, mentre il peggioramento graduale delle condizioni di mercato porta a stabilizzarsi in equilibri sempre meno efficienti (quindi con meno produzione e meno lavoro). Mentre, a margine delle riforme del lavoro, devono ancora arrivare i danni alla dinamica salariale che verranno creati dai 780 euro promessi come sussidio, da aumentare in caso di famiglia a carico arrivando poco sopra ai 1000 euro. E' logico che il mercato del lavoro tenderà a posizionare le offerte poco sopra a queste soglie e in modo molto rigido, oltre a determinare il rischio di mini-job in salsa italiana. L'opposizione legge i dati e prova a mettere in difficoltà il governo. Ma anche dal mondo accademico indipendente vengono letture che mettono in allarme. E il Foglio oggi aveva anticipato i temi, con la capacità di guardare più avanti che hanno le grandi agenzie impegnate sul mercato del lavoro.

 

 

L'economia va più piano del previsto nel mondo e in Europa. Draghi analizza la situazione a partire da questa constatazione. E guarda anche ai dati del credito in cui succedono fatti che nel confronto internazionale non sono confortanti. I crediti bancari si irrigidiscono solo per la clientela del paese governato dal governo del popolo e non nel resto dell'eurozona, lo dice Draghi, e ci fa capire perché l'Italia resta  paese osservato speciale, mentre il presidente della Bce difende anche un altro punto che era stato contestato, sostenendo che la riduzione accelerata dei crediti incagliati o inesigibli porterà vantaggi al sistema e non danni.

 

Non è una ragione politica per contestare Salvini e il suo sfruttamento della questione migranti a fini propagandistici ma è comunque un fatto di rilievo.

 

E lui fa il para-duro.

Nel frattempo succedono cose anche di maggiore rilievo. La Sea Watch fa rotta verso Lampedusa, con persone a bordo, per cercare copertura dalle difficili condizioni del mare.

 

 

Ipocrisia a mille nella vicenda trivelle. Manca l'accordo e ci si butta sul rinvio, ma facendo comunque danni economici e spostando ancora nel tempo, di ben 18 mesi, il chiarimento che sarebbe necessario nelle scelte italiane sulle politiche dell'energia.

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