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L'ipotesi nazionalizzazione per Alitalia e il match Minniti-Zingaretti. Di cosa parlare a cena

Idee e spunti per sapere cosa succede nel mondo selezionati per voi da Giuseppe De Filippi

12 Ottobre 2018 alle 17:20

Perché una sfida Minniti-Zingaretti può togliere la museruola al Pd

L'Europa fa l'Europa (lo ricordava bene oggi sul Foglio David Carretta cosa succede se l'Ue comincia ad applicare strettamente le sue politiche e smette di mediare sempre e comunque). E L'Italia non sa che fare. Certo, non mancano urli, strepiti e cafonate varie ma, andando a grattare, non c'è un bel niente di concreto, a cominciare dalla manovra che, a questo punto, difficilmente potrà essere presentata e presentabile per il 15 ottobre. Comunque il nostro caro Jean-Claude Juncker si è limitato a osservare che l'Italia non sta rispettando le regole e neppure gli accordi con l'Europa, e qui è venuto giù tutto il repertorio di rispostacce oltre alle abituali, volgarissime, allusioni all'alcool. Mentre i richiami arrivavano anche dal Fondo monetario internazionale che, tra l'altro, è l'istituzione finanziaria mondiale più aperta sulle questioni del deficit e del debito, avendo più volte criticato anche gli eccessi di rigore imposti alla Grecia. E da Mario Draghi. Intanto ci sarebbe da scrivere la manovra da portare a Bruxelles. Il rinvio (concetto molto amato da questa newsletter) può funzionare per il dibattito italiano, ma gli osservatori esteri sarebbero un po' sconcertati venendo a sapere che il budget italiano del 2019 parte non in gennaio ma, data tra l'altro fatale, il primo aprile. Perché l'idea, come è noto, è quella di far cominciare l'applicazione delle riforme più significative trascorsi tre mesi del prossimo anno. Oggi, però, a quanto ne sappiamo il governo non ha rivolto a nessuno l'intemerata "e allora candidati alle elezioni se vuoi criticare".

 

 

Ma davvero pensano di aumentare il consenso andandosi a invischiare con Alitalia? E in più facendola tornare pubblica? Luigi Di Maio che parla in italiano già combina guai, con l'inglese fa tremare. Da qualche giorno butta lì la parola equity per dire che fine faranno i soldi che lo stato ha prestato ad Alitalia. Equity ovvero capitale di rischio, nel caso specifico una partecipazione azionaria, del 15 per cento, butta lì il ministro, al capitale di Alitalia. Insomma, ammantate da equity (che magari qualcuno penserà che è una cosa giusta, equa) tornano le partecipazioni statali. Servono aerei? facile, li facciamo prendere in leasing alla Cassa depositi e prestiti e avanti così. Il personale? Vanno tutti bene (e evidentemente anche il costo del lavoro). Per darsi un tono citano Air France, in cui lo stato francese ha un 15 per cento. Ma non ricordano tutti i guai della compagnia francese, che pure può poggiare su un network nazionale, una rete di scali, una posizione strategica. Solo tre anni fa per due manager di Air France che (forse, non sapremmo dire chi avesse ragione) tentavano di fare il loro mestiere, magari sbagliando, andò a finire così.

  

 

Ecco, prendersi la responsabilità di fare promesse di rilancio, escludendo sacrifici, immaginando progressi, risolvendo tutto con la bacchetta magica dei soldi pubblici e del partner straniero, espone poi a situazioni di quel genere. E non ce le auguriamo. Poi anche Matteo Salvini ha messo il suo carico onirico, parlando di compagnia di bandiera e osservando che l'Italia ne ha bisogno e farà ottimi affari grazie al mercato turistico, quando tutte le compagnie del mondo cercano il traffico business e lavorativo, quello in cui si guadagna, e lasciano il più debole mercato turistico alle low cost. E comunque, prima di fare promesse e impegnare bandiere, ricordate che i conti della compagnia non sono incoraggianti. E poi cito me stesso mentre citavo una nota battuta attribuita a vari grandi gestori di risparmio.

 

  

Pensare che Jp Morgan era sembrata fiduciosa sull'Italia, ma non lo è affatto sul mondo intero. Sorge qualche dubbio.

 

Però dite quello che volete ma Minniti/Zingaretti è un bel match e anche promettente, come sempre la politica ritrova una sua razionalità di fondo e consente, davvero in modo che sembra mirabilmente casuale ma non lo è, la rappresentazione, in modalità efficaci, delle posizioni in campo.

 

Dopo l'appello del Foglio alla mobilitazione studentesca non diremo mai più che le manifestazioni autunnali dei giovani contro il governo sono sempre uguali, perché questa volta è diverso e questi ragazzi promettono impegno, partecipazione, politica. O forse no, promettono male invece. E fa bene Marco Bentivogli a segnalare gli aspetti più simbolicamente violenti dei cortei studenteschi.

 

 

Ma cosa c'è di più affidabile nel tempo anche rispetto alle manifestazioni degli studenti in autunno? Solo una cosa.

 

  

Il carabiniere che ha rivelato le botte a Stefano Cucchi e il suo senso di conforto morale.

 

I condoni fanno danni al fisco (ma possono avere senso in caso di cambio del regime tributario), quelli edilizi, in un'isola notoriamente sismica, fanno danni anche più gravi. Ma per Ischia il governo, zitto zitto, fa i suoi regali elettorali.

 

Bolsonaro, destinato a diventare nuovo presidente del Brasile, e le sue radici politiche e culturali nella destra autoritaria del Sud America.

  

 

Un royal wedding meraviglioso a Windsor, tra la splendida Eugenie di York e un simpatico venditore di vino, il bel Jack Brooksbank. C'era anche Prince Phili, tanti parenti, Kate e William mano nella mano, e un sacco di attori.

 

 

Andateci, parlatene a cena (anche con un pensiero a Tom Wolfe e all'ondata, tardiva e fuori bersaglio, contro il radical chic).

 

 

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Commenti all'articolo

  • carlo.trinchi

    12 Ottobre 2018 - 18:06

    Tra Minniti e Zingaretti meglio Giorgio Gori. Sul caso Cucchi la vergogna sono i superiori che hanno coperto i delinquenti in divisa male addestrati che credono di essere intoccabili, dei padreterni, invece che servitori dello stato a cui i cittadini si affidano per essere difesi. Un superiore che copre un omicidio di un suo subalterno è peggio di un assassino poi, se questo avviene nei carabinieri, siamo alla frutta. Su Alitalia invece siamo alle comiche, siamo siamo ai dilettanti allo sbaraglio senza una minima cognizione di come si gestisce una compagnia aerea in un mondo globalizzato. Sul viaggio di Di Maio in Cina gatta ci cova. Si torna all’antica che massacrò Alitalia con la complicità dei sindacati e dei capitani coraggiosi di Berlusconi che continua a scrivere libri di memorie. Beato lui che ha tempo da perdere perché noi di tempo per leggerlo non ne abbiamo.

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