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La manovra di Tria e i nuovi modelli della Ferrari. Di cosa parlare a cena

Idee e spunti per sapere cosa succede nel mondo selezionati per voi da Giuseppe De Filippi

18 Settembre 2018 alle 18:42

La manovra di Tria e i nuovi modelli della Ferrari. Di cosa parlare a cena

Foto LaPresse

Per non essere sempre noiosi si parli della avvincente vicenda olimpica. Perché vincerle, in qualunque disciplina, è uno scherzo rispetto a sapere come e perché in Italia si tenta di organizzarle. Il "no" romano in stile Raggi, prima facendo la vaga e poi strillando contro l'olimpiade del mattone, doveva insegnare qualcosa e invece ci siamo ricascati. Con Milano ora accusata di avere messo in crisi Torino, ma mentre il sindaco Sala era ed è convinto del progetto, la sindaca Appendino aveva notoriamente una fronda di grillini no-tutto e mai avrebbe avuto il coraggio di sfidarli apertamente. In posizione leghista, quindi tipicamente pragmatica quanto ad alleanze, resta Cortina. Vabbè adesso si corre ai ripari, dopo la rottura con Torino e quindi dopo la fine del composito fronte a tre, perché il presidente del Coni Malagò sa benissimo che per l'Italia un'altra rottura delle trattative per ragioni politiche comporterebbe l'esclusione da ogni futuro negoziato per almeno qualche anno. Insomma sarebbe una gravissima limitazione del "suo" Coni. Lavora alacremente anche il sottosegretario con delega in materia, Giorgetti, colpito sempre più da episodi che non vanno per il verso da lui auspicato (nelle nomine ha pesato meno di quello che si immaginava e appunto anche nella vicenda olimpica i risultati sono ora messi in dubbio).

 

 

La manovra gira, come è logico, attorno a Tria. Il ministro sta tenendo se non proprio nascosto (non ci permetteremmo mai) almeno un po' travisato qualche decimale di pil da trasformare in deficit aggiuntivo. Uno spazietto di negoziazione che il ministro è pronto a usare quando, alle strette, le pretese delle due parti contraenti del governo si abbasseranno e allora, con un colpo di scena si potrà provare a chiudere la partita. Ma c'è un accordo a media secca sulle pensioni: tra la posta a 5 stelle, con l'importo da cui partiva la tassa a 4.000 euro netti, e quella leghista, che partiva da 5.000, ci si è trovati sulla classica metà strada, a 4.500. Scelta che comunque comporterà molti ostacoli per essere realizzata, sia sul fronte del calcolo dei contributi sia su quello della tenuta rispetto ai diritti tutelati dalla costituzione.

 

E se non ci riuscisse? Parlate a cena anche di scenari di rottura, dall'opposizione di Forza Italia fanno ampio uso di calcolatrice e prevedono appunto l'implosione governativa.

 

 

Cene e altri incontri conviviali sembrerebbero avere già scocciato. Questa newsletter ovviamente non può accettarlo. Il Foglio ha preso lo spunto e ha provato a riempire menu e conversazione, e per ovvie ragioni di competenza viene qui linkato, mentre all'interno del Pd si guarda con un po' di sconcerto all'esito di un'iniziativa che nasceva per altri intenti

 

 

Perché vedete che il non-accordo sul commissario per il ponte di Genova sta creando mostri amministrativi, con due figure commissariali (premessa per litigate epiche) e quindi competenze dipartite male e cancellazione della stessa ragion d'essere di un commissario: la rapidità d'azione.

 

Il fallimento dello stato più evidente e doloroso: la mamma detenuta che aggredisce i suoi figli e ne uccide uno. Anche i bambini erano affidati a una struttura interna al carcere, due dei cosiddetti bambini dietro le sbarre. Una vicenda gravissima per la mancata vigilanza, certo, ma anche per le condizioni oggettive in cui è avvenuta e che non avrebbero dovuto verificarsi.

 

Se vi appassionate alla questione, i dazi crescono nella sfida tra Stati Uniti e Cina. Mentre noi europei restiamo sornioni a gestire gli sviluppi del Ceta anche alla luce degli accordi in Nord America.

 

  

Il presidente Macron ne fa una giustissima.

 

 

Non proprio fogliante il punto di vista di Joe Biden sul dopo MeToo, una versione un po' spaventosa del sospetto come anticamera della verità quando a parlare, a rivelare, a accusare, è una donna.

 

 

C'è la Ferrari e il suo nuovo capo Louis Camilleri, con i piani di sviluppo e i nuovi modelli, parlatene e approfittate dell'occasione per valutare nuovamente il lascito di Sergio Marchionne, ben visibile proprio nei progetti illustrati oggi, con il rivisitato "Marchionne, l'uomo dell'impossibile" di Marco Ferrante.

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